‘NON VOGLIO LA SCISSIONE. LA DATA DEL VOTO NON È UN TEMA CHE RIGUARDA L’ESSENZA DEL PD’. RENZI INTERVENENDO NELLA DIREZIONE: SUBITO L’ASSEMBLEA E POI IL CONGRESSO

“Si chiude un ciclo alla guida del Pd, che è il più grande partito della sinistra europea. E cosa fa? Discute di una scissione sulla base di questo: se il segretario non fa il congresso prima delle elezioni, ci sarà la scissione”. Subito l’assemblea e poi il congresso. Finalmente la Direzione Pd imbocca una precisa direzione e lui, Matteo Renzi, lo ha ripetuto chiaramente: “Non voglio la scissionema se arriva sia sulle idee e senza alibi”. E con 107 sì, 12 no e 5 astenuti passa l’ordine del giorno, a prima firma Franco Mirabelli, si approva dunque la relazione del segretario e si invita il presidente aconvocare l’Assemblea per avviare l’iter fino al congresso da svolgersi con le stesse regole del 2013. Ma la Direzione non ha votato il documento firmato da Michele Emiliano e Roberto Speranza, che proponeva fino alla scadenza della legislatura  il sostegno al governo Gentiloni e, una conferenza programmatica, il congresso a partire da giugno. Affermando che in quanto incongruenti tra loro  (il via libera all’uno, avrebbe automaticamente escluso l’altro), Matteo Orfini ha valutato di non mettere entrambi documenti in votazione. Quanto  alla questione congresso, Renzi ha spiegato che : “Da sabato o domenica, quando faremo l’Assemblea, metteremo in campo uno strumento di coinvolgimento molto serio, un tavolo per mettersi in confronto, non è più tempo di giri teatrali per l’Italia.L’Assemblea deve decidere di fare il Congresso nei tempi che l’Assemblea stessa deciderà. Non sono io a decidere i tempi, lo prevede lo statuto”. Poi, soffermandosi sulla “data delle elezioni”, rivolgendosi in particolare a Pier Luigi Bersani, il segretario ha affermato: “Caro Pier Luigi, io non ne sto fuori per un motivo tattico. Se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni, lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, del governo e dei parlamentari.La data del voto non è un tema che riguarda l’essenza del Pd”. Se qualcuno ha paura di confrontarsi con la propria gente lo deve dire. Io vorrei porte aperte, spalancate, vorrei che ognuno si senta a casa propria e non un ennesimo rinvio e un passo indietro che non sarebbero capiti dai nostri”. Quanto alla ventilata ipotesi relativa a una scissione, “io dico: discutiamo su due linee epoi magari ci dividiamoma non ho mai pensato a una scissione sul calendario – ha spiegato Renzi – Mi sembra un ricatto morale e a me non piacciono i ricatti morali ma credo che sia buon senso da parte di chi ha la responsabilità di una comunità accettare l’invito a fare il congresso prima delle elezioni. Io non voglio la scissionee se la voglio sia sulla base di opinioni diverse, senza l’alibi del calendario. Il tema del’quando si vota’ non lo decido io. Questa visione ’giucas caselliana’ della politica, quando lo dico io, va rimossa. Prima o poi si dovrà votare, a meno di non dichiarare guerra a San Marino. Quando sarà, facciamoci trovare pronti. Il voto e il Congresso – aggiunge ancora il segretario – sono due cose totalmente divise. Io non sono più il presidente del Consiglio. Agli amici e compagni della minoranza dico: mi spiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai i nostri avversari, per noi gli avversari sono fuori da questa stanza – sottolinea l’ex premier –  La politica in Italia è totalmente bloccatada due mesi a questa parte. Improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione della politica. Vorrei parlare con molta franchezza e chiarezza. Dal giorno dopo del referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro a riti e metodi dimenticati negli ultimi anni. Abbiamo ri-iniziato con lediscussioni interne dure, spesso autoreferenziali; sono tornati i caminetti. Invece di chiederci dove va l’Italia, tutto il dibattito è stato imperniato su quanto dura la legislatura, quando si fa il congresso”. Infine Renzi ha tenuto a dare un taglio definitivo anche allepolemiche post-referendum: “anche basta, diamoci una regolata: non è immaginabile che ancora una volta a fronte di una grande speranza suscitata negli italiani, tutto viene messo in discussione  – osserva il segretario – Dopo l’invito a non personalizzare il referendum, evitiamo di personalizzare il post referendum. Vorrei segnalare che mi sono dimesso, io non sto più a palazzo Chigi”.

M.