‘PEGGIO DELLA SCISSIONE C’È SOLO IL RICATTO’, RENZI DIMETTENDOSI DA SEGRETARIO ALL’ASSEMBLEA DEL PD. EMILIANO-SPERANZA-ROSSI: ‘RENZI HA SCELTO LA SCISSIONE’

“Fermiamoci e rispettiamoci.Si discuta oggi, poi ripartiamo perché peggio della scissione c’è solo il ricatto “. Così, senza troppi giri di parole, dal palco dell’hotel del Parco dei Principi, Matteo Renzi invitando tutti a “capire se c’è spazio per immaginare un domani, perché fuori di quici stanno prendendo per matti”, dice “no ai diktat della minoranza”. Nel giorno in cui presenta le dimissioni da segretario, Renzi aggiunge che “non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci. A chi in questi tre anni ha pensato si stava meglio quando si stava peggio, non dico che siamonemici e neanche avversari, ma dico mettetevi in gioco, non continuate solo a lamentarvi e non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perché è l’unico strumento con cui si evita la scissione. Non è una regola del gioco democratico. La nostra responsabilità – prosegue Renzi – è innanzitutto verso il Paese: adesso basta, si discuta e poi ci si rimetta in cammino, spero insieme, manon si può continuare a stare fermie a discutere al nostro interno. Si va avanti per il Paese – prosegue – perché ce lo chiedono i nostri figli, per rispetto dei volontari, di chi aspetta una risposta concreto dal governo e dal partito che non è il partito dei petrolieri, ma un partito che ha voglia di giustizia e uguaglianza e che, se ha deciso di cambiare, lo fa perché lo dicono gli iscritti non i dirigenti. Io non accetto che ci sia qualcuno che abbia il copyright della parola sinistra”, spiega il segretario dimissionario, precisando di aver cercato da “due mesi e mezzo di accogliere le proposte degli altri per andare insieme. Anche se non canto Bandiera rossae non parlo rivoluzione socialista il Pd ha un futuro che non è quello che altri immaginano. E’ molto più di sinistra quello che in questi anni ha fatto Teresa Bellanova, con l’attenzione per gli ultimi”. Poi Renzi ha allargato il suo intervento parlando del congresso: “Non possiamo difendere principi democratici se non li applichiamo. Il Congresso è l’alternativa al modello Casaleggio o Arcore. Se non lo facciamo diventiamo come gli altri. Con Prodi e con Veltroni ci sono stati momenti analoghi, in cui si è immaginato di bloccare percorso di crescita del Pd, io vorrei chiedervi di andare avanti. Verrebbe da dire: ’Beppe che bel regalo ti stiamo facendo…’”, aggiunge quindi Renzi, in quanto dai 5 stelle arriva una “pessima immagine del governo della cosa pubblica, ma non lo stiamo vedendo perché parliamo solo di noi”. Poi, il referendum: “C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana, c’è un prima e un dopo il 4 dicembre” aggiunge. “E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese. Scontro di potere? E sicuramente c’è anche questo. Ma c’è qualcosa di più. A chi appartiene il potere nel Pd? Quando si definisce congresso il luogo della conta e non della democrazia, si nega uno di principi costitutivi del Pd. Se qualcuno è in dissenso, noi invitiamo tutti a stare dentro, questa è la casa di tutti, ma a condizione che non ci si organizzi per veti. Nel Pd il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie non ai caminetti e alle correnti”. Particolarmente accorato e sentito l’appello all’unità Pd: “Pochi minuti per dire quanto è sbagliato e quanto mi angoscia quello che sta accadendo e per rivolgere un invito e un appello a tutti gli amici e i compagni, con cui abbiamo condiviso un lungo tratto di strada, vittorie e sconfitte, perché non si separi la loro strada dalla strada di tutti noi. La sinistra, quando si è divisa, ha fatto male a se stessa e al Paese. Questo è stato il demone, la malattia politica, ridurla a una questione di carattere e persone è una scorciatoia”. Quindi, per Veltroni urge “combattere l’idea per cui la sinistra è minoranza, perché così sarebbero minoranza idee e diritti”. Dal canto suo Fassino ha affermato che “Ora il Congresso ci sarà di qui a 4 mesi come prevede lo Statuto. Non c’è ragione per mettere in crisi questo progetto, tutto si deve e si può affrontare insieme. Il mio appello è a stare insieme, fare del Congresso occasione per affrontare tutti i temi e insieme uscirne. Il nostro è l’unico progetto in campo per il Paese, non c’è l’ha il 5 stelle, non c’è l’ha la destra. Abbiamo il dovere di non farlo fallire”, è dunque vitale per Fassino “scommettere tutti insieme nel partito”. Nel corso del suo intervento all’assemblea, Guglielmo Epifani ha affermato: “Aspettavamo attenzione per le nostre proposte, ma il segretario ha inteso tirare dritto sulla sua posizione, un errore. La parola scissione per me non ha senso, ma per stare dentro un partito ci vuole rispetto reciproco”. Per Cuperloinvece “Chi ha guidato questo partito troppo spesso non ha rispettato una parte della sua comunità. Per molti quelle parole ’gufi’, ’slealtà’, sono state ragione di umiliazione”, e poi rivolgendosi a Renzi lo invita a “fare il capo di questa comunità cercando l’unità”. Chiudendo i lavori e sciogliendo l’Assemblea del Pd, il presidente del Pd Matteo Orfini: “L’Assemblea ha formalmente indetto il Congresso,  convocherò la Direzione martedì per la nomina della commissione congresso per l’elaborazione delle regole”. Da sottolineare gli interventi di Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza che, senza ombra di dubbio, hanno affermato: “Ormai è chiaro che èRenzi ad aver scelto la strada della scissioneassumendosi così una responsabilità gravissima. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta”.

M.