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Save the Children, il comunicato su bambini in zone di conflitto: gravi violazioni e rimedi

Ultimo aggiornamento 15:16

Quanto segue è l’ulteriore messaggio che, tramite comunicato, Save the Children ha lanciato per spiegare come oltre 24 milioni di bambini in zone di conflitto soffrano attualmente delle gravi conseguenze delle guerre sulla loro salute mentale e come il numero delle gravi violazioni nei loro confronti sia aumentato del 174%.

Ecco cosa comunica Save The Childen e quali sono le informazioni e le iniziative che si intendono portare avanti.

Attraverso la campagna globale Stop the War on Children, lanciata in occasione del proprio Centenario, l’Organizzazione chiede che vengano protette le scuole, evitato l’uso di armi esplosive nelle aree popolate, che i responsabili dei crimini contro
i bambini ne rispondano davanti alla giustizia, nonché che vengano promosse nuove forme di riabilitazione dei bambini che hanno subito gli orrori del conflitto.

Secondo il report, l’impatto dei conflitti sui bambini ha dinamiche molto complesse, ma ci sono degli effetti comuni a tutti i minori che vivono in zone di scontri, come la paura per i bombardamenti o semplicemente del rumore degli aerei come capita ai bambini della Siria e della Striscia di Gaza[4] o il timore di percorrere la strada verso la scuola per quelli che vivono in Afghanistan. In
generale, tutti i bambini che vivono in zone di conflitto hanno paura per il loro futuro, proprio perché non possono andare a scuola, e temono che non riusciranno a trovare un lavoro.

Tutto ciò aggrava le disuguaglianze e le vulnerabilità già esistenti con ripercussioni sulla salute mentale e il benessere dei più piccoli, con criticità maggiori per i più vulnerabili, come ad esempio le bambine e ragazze. Ad esempio, nello Yemen, le ragazze in età da scuola primaria, hanno 1,5 volte più probabilità
di rimanere fuori dall’educazione rispetto ai ragazzi. In Nigeria, le violenze di Boko Haram si rivolgono specificamente alle ragazze per impedire loro l’accesso all’istruzione. Nel Sud Sudan, il 65% di ragazze e donne hanno subito violenze di genere. Nella Repubblica Democratica del Congo più del 50% delle giovani, segnala di avere subito almeno uno forma di violenza sessuale, fisica o emotiva negli ultimi 12 mesi.

Se le ragazze sono maggiormente esposte al rischio di violenza di genere, i ragazzi, sono più spesso soggetti a reclutamento forzato ma anche a violenza sessuale, stress ed eventi traumatici. In Afghanistan, per esempio, si è scoperto che i ragazzi hanno maggiori probabilità di incorrere in mine antiuomo rispetto
alle coetanee – e quindi più probabilità di sperimentare lesioni da esplosione.

Oltre che sulle esperienze immediate dei bambini, i problemi di salute mentale e il disagio psico-sociale possono avere ripercussioni durature sul loro sviluppo emotivo,comportamentale, cognitivo e fisico. I bambini però sono in grado di mostrare una notevole capacità di ripresa se la causa scatenante l’angoscia e
l’ansia si è conclusa e se ottengono un sostegno adeguato.

Ad oggi, purtroppo, il sostegno ai bisogni sulla salute mentale dei bambini nei conflitti è invece drammaticamente inadeguato: tra il 2015-2017 solo lo 0,14% di tutta l’assistenza ufficiale allo sviluppo era destinata al supporto dei bambini con problemi di salute mentale, per la protezione lo 0,5%, e per l’educazione in
emergenza solo il 2%. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – e il prossimo vertice sulla salute mentale nei Paesi Bassi – rappresentano un’opportunità vitale per aumentare i finanziamenti per fornire un sostegno critico alla salute mentale
per i bambini nelle catastrofi umanitarie.

Save the Children chiede inoltre ai donatori di impegnarsi in un sostegno finanziario per lo sviluppo e il rilascio di un diploma per professionisti di livello medio-alto in contesti di conflitto, specializzati sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Dato il numero di minori colpito dai conflitti in corso nella regione del Medio Oriente, il corso sarà probabilmente avviato e diretto in
questa regione. Il corso per il diploma dovrebbe iniziare nel 2021 e i finanziamenti sono fondamentali perché ciò avvenga.

L’Organizzazione ha diffuso oggi il provocatorio video “Emma e l’incubo del rientro a scuola” realizzato dall’agenzia Unfold, in cui una bambina si prepara al suo primo giorno di scuola. Eppure, per troppi bambini, rientrare a scuola significa la paura dei bombardamenti e trovare un modo per sopravvivere. Nel video infatti, le scene si susseguono in un mix che crea quasi uno sdoppiamento di vite e contrappone la tranquilla quotidianità di una bimba pronta ad uscire di casa per andare a scuola, alle scene a cui la stessa bimba sarebbe assisterebbe se vivesse in un paese in conflitto.