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AD10S Diego: il mondo piange Maradona

Di Giacomo Chiuchiolo 

Come si descrive il calcio? Nei decenni ci hanno provato in molti, in pochi ci sono riusciti. Per comodità, a partire dagli anni ‘80, è bastato poco per farlo: il calcio è Maradona, si dice. E allora da oggi che Maradona non c’è più anche un po’ di calcio se n’è andato. Anche se vive ancora nelle maglie azzurre e nei numeri 10. Nelle rabone, nei dribbling, nelle punizioni dentro l’area. Nei riccioli neri e negli eccessi, nella pozzanghera di fango dove un bambino sognava il Mondiale. 

Vive nelle piazze argentine prese d’assalto da cori e striscioni, e in quelle di Napoli che non hanno nemmeno la forza di cantare. Maradona è stato tutto questo e molto altro. È stato il calcio e il riscatto dei più deboli, aggrappati ai suoi piedi, agili come mani, per sentirsi per un po’ forti come lui.

Maradona incontra il cielo per la seconda volta. La prima lo aveva aiutato nella gara con l’Inghilterra, al mondiale dell’86, spingendo dentro quel pallone ‘per volontà di Dio’ alle spalle di Shilton, pochi minuti prima di riscrivere la storia con il gol del secolo. Solo alcuni dei momenti iconici che disegnano la storia del mito argentino.

E da ieri che Maradona non c’è più, il mondo è un po’ più triste. Lo hanno pianto ovunque: a Napoli, dove è diventato Re, in Argentina, dove hanno bloccato le strade di Baires per vederlo un’ultima volta. Anche a Cuba, dove l’amico Fidel Castro lo ospitò per risolvere i suoi problemi dopo l’ennesima crisi. E persino in Inghilterra, contro cui la sua mano decretò la fine dei sogni mondiali.

Anche la Roma calcistica lo ha salutato attraverso le due squadre della città: “Campione. Idolo di generazioni. Ispirazione eterna di calcio. Grazie per essere stato a casa nostra, è stato un onore e non ti dimenticheremo.”, ha scritto la Lazio. “Eterna leggenda del calcio mondiale. Ciao Diego”, il pensiero della Roma. L’ultimo saluto per il più grande di tutti.