ADDIO AL SEGRETO BANCARIO: DOPO LA SVIZZERA ANCHE IL LIECHTENSTEIN – di Andrea Ubertini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I paradisi fiscali stanno chiudendo per noi. Dopo l’accordo di lunedì scorso con la Svizzera, che si pensa possa riportare in Italia capitali per più di 6 miliardi di euro, è venuto il turno del Liechtenstein. L’accordo per lo scambio di informazioni, che verrà firmato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e dal primo ministro Adrian Hasler, si baserà sui dettami standard del modello di Tax Information Agreement (TIEA) proposto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). La fine del segreto bancario – secondo Padoan – porterà benefici grazie alla maggiore trasparenza che renderà più efficiente la gestione delle questioni fiscali in entrambi i paesi. La direzione presa è quindi quella dell’eliminazione dei paradisi fiscali. Il processo di reintegro economico non sarà però immediato né tantomeno a breve termine, tanto che lo scambio di informazioni sarà inizialmente su richiesta, con il reciproco impegno di applicare poi dal 2017 lo scambio automatico sulla base del nuovo standard globale. In merito Padoan prevede che questo accordo permetterà alla finanza pubblica italiana di respirare. Svizzera e Liechtestein escono così dalla black list dei paesi a regime fiscale privilegiato ma l’entità degli introiti possibili, tramite le norme della volountary disclosure, ovvero la regolazione spontanea dei capitali illegalmente detenuti all’estero, resta un punto interrogativo. La previsione è che i capitali che potrebbero rientrare sono quelli con importo inferiore a 2 milioni di euro su cui viene calcolato un reddito fisso del 5 per cento. Per i capitali superiori a 2 milioni – spiega il professore di diritto tributario dell’università di Genova, Victor Uckmar – la legge è indecifrabile e molto incerta, perché dopo la confessione al fisco il calcolo delle imposte verrebbe sottoposto alla Procura della Repubblica, che può riaprire il caso a versamento già avvenuto. ” In pratica, è come dire a chi ha i soldi in Svizzera: se tornate vi cacciate nei guai” ha evidenziato Uckmar, aggiungendo:”Credo che molti piuttosto rischieranno e se ne staranno lì dove sono”.
Nel frattempo in Svizzera è stato proposto un referendum contro l’abolizione del segreto bancario. Sono state raccolte già più di 117 mila firme da un comitato di partiti di destra, sostenendo un’iniziativa che vuole una maggiore protezione della propria sfera economica privata, precisando che “l’iniziativa non protegge né gli evasori, né i frodatori fiscali. Quando sussiste il motivato sospetto dell’esistenza di un reato grave, le autorità nazionali continueranno a ottenere informazioni da terzi”. In Svizzera per sottoporre al voto un testo bastano centomila firme, la popolazione sarà quindi probabilmente chiamata ad esprimersi nel 2016. L’Associazione svizzera banchieri tramite un comunicato ha descritto la preoccupazione dei cittadini legittima ma trova ’inadeguata’ la proposta di referendum e che dunque non sosterranno il testo dell’iniziativa.