Addio ex Democrazia Cristiana Rossi di Montelera

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    Democrazia Cristiana e suoi ’eredi’ in lutto.
    Una delle figure di maggior spicco della Democrazia Cristiana infatti si è spenta.
    Luigi Rossi di Montelera, membro di una famiglia piemontese di alto rango, è passato a miglior vita in Valle d’Aosta, dove si era recato per una battuta di caccia. Stroncato da un infarto e trasportato in elicottero all’ospedale di Aosta, Rossi di Montelera è morto poco dopo essere stato ricoverato.
    L’infarto al celebre membro della Democrazia Cristiana è sopraggiunto nella Valle di Rhemes-Notre-Dame; il body-guard di Rossi di Montelera è riuscito a trasportarlo nel rifugio più prossimo e chiamare aiuto, ma i soccorsi non sono serviti a niente. Montelera aveva una moglie, Maria Giulia Malvezzi Campeggi, e tre figli: Niccoletta, Anna Maria e Leone. Imprenditore, manager d’azienda, politico, aveva 72 anni. Proprio in questo periodo, nel 1973, fu catturato da alcuni esponenti appartenenti ai corleonesi; lo liberarono dopo quattro mesi, nel marzo 1974. Quella sua terribile vicendaa, finita per fortuna bene per lui, venne poi narrata da Rossi di Montelera nell’autobiografia “Racconto di un sequestro”, edito dalla casa editrice Sei, quattr’anni dopo il rapimento.Luigi era figlio del conte Napoleone Rossi di Montelera e della contessa Niccoletta Piccolini di Camugliano.
    Il passaggio alla Democrazia Cristiana è costeggiato da aneddoti e storie. Agli inizi degli Anni Settanta entrò nella Martini & Rossi, la ditta di famiglia ricoprendo il ruolo di vicepresidente nel 1994. Dopo il passaggio del brand torinese alla multinazionale Bacardi, Rossi di Montelera coprì l’incarico di presidente della Bacardi-Martini e di General Beverage Europe.Ma il suo sogno era la politica. Entrato a far parte in gioventù nel Consiglio comunale di Val della Torre – il paese dove i Rossi di Montelera hanno una dimora – fu membro della Democrazia Cristiana dal 1976 al 1992, prendendo parte anche ai due governi dell’allora partito a cinque: quello di Giovanni Goria e di Ciriaco De Mita nella stagione 1987-89, adempiendo ai compiti di sottosegretario al Turismo e allo Spettacolo. Luigi Rossi di Montelera lavorava già in azienda da tre anni, quando nel novembre 1973 fu catturato della cosca mafiosa capitanata da Luciano Liggio. In quel momento il capoclan siculo aveva trasferito nell’Italia del nord il suo ramo “operativo”, dedito ai sequestri di persona. Rossi di Montelera rimase ostaggio della mafia per quattro mesi, fino al momento della sua liberazione nel marzo 1974 dall’operazione della Guardia di finanza, che lo scovò in un casolare della Bergamasca, casolare che non esiste più per via dei lavori dell’alta velocità ferroviaria di cui Montelera era promotore del Comitato Transpadana.