AI DUE ITALIANI RAPITI ERA STATA TOLTA LA SCORTA POCHI GIORNI PRIMA. ‘IN LIBIA L’ATTENZIONE È MASSIMA’, RASSICURA L’AD DI ENI SULLA SICUREZZA DEI LAVORATORI ITALIANI

Una notizia inquietante quella rivelata da alcuni colleghi dei due operai italiani rapiti a Ghat, in Libia: due giorni prima del sequestro sarebbero stati privati della scorta. I colleghi di Bruno Cacace e Danilo Calonego, rientrati in Italia giorni fa, saranno al più presto ascoltati dal pm della procura di Roma Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo aperto sul caso. Spetterà ai Ros acquisire presso la società dove lavorano ogni notizia utile per l’indagine come gli ultimi contatti avuti dai due rapiti. Agli investigatori è stato anche chiesto di accertare chi fosse l’autista dei due che è stato lasciato sul posto del rapimento e anche di stabilire come la società abbia appreso del rapimento e quali siano state le norme di sicurezza adottate dalla società per proteggere i suoi dipendenti. “Mio fratello doveva partire domenica dalla Libia per fare ritorno qui a Borgo San Dalmazzo, dove lo stiamo aspettando”, ha detto telefonicamente dall’Adnkronos Ileana Cacace, sorella di uno dei tecnici , che quando fa ritorno in Italia si reca nel comune cuneese dove vive anche la mamma 86enne. “Siamo tutti molto in ansia, com’è naturale – aggiunge – novità purtroppo al momento non ce ne sono, speriamo”. “In Libia l’attenzione è massima e rimarrà massima”. Claudio de Scalzi, ad di Eni,all’indomani del rapimento dei due operai italiani, interviene commentando le condizioni di sicurezza adottate per i nostri lavoratori nella regione del NordAfrica:  “Il tema della sicurezza è sempre rimasto ad altissimo livello di attenzione.Siamo assolutamente attenti e tutti i nostri lavoratori sono libici. Questo non implica una minore attenzione o minor sicurezza. Continuiamo ad essere attenti”, ha tenuto a ribadire De Scalzi, intervenendo a margine di un convegno Ambrosetti sull’energia. “Spero che non ci saranno nel futuro altre situazioni di possibile rapimento di italiani per estorsione. Speriamo che questa vicenda, sempre molto allarmante, possa andare a buon fine. La Libia ha bisogno di essere aiutata anche con una visione ottimistica cercando di avere una visione oggettiva della situazione”. Entrando poi nell’aspetto pratico delle attività libiche di Eni sulla produzione di gas, l’ad ha affermato che “sta continuando come ha sempre continuato.Siamo sopra i 300 mila boe al giorno. Noi utilizziamo il nostro terminal di Mellitah e quindidal punto di vista logistico quello che sta succedendo nel paese non ci sta toccando”. E a proposito di poter guardare anche altrove, De Scalzi ha tenuto a ribadire che “Turkish Stream non ci interessa. Non ci interessa partecipare alla realizzazione di pipeline. Non siamo una compagnia che fa trasporto di gas che non è nostro. Turkish Stream non è un progetto di nostro interesse: 2-3 anni la strategia del gruppo è cambiata e che non è più un’azienda di trasporto. Il mondo è cambiato e noi siamo cambiati. Non abbiamo più Snam Rete Gas.Non facciamo trasporto né di petrolio né di gas che non siano nostri”.

M.