Al Salone del forse: la politica divide l’intellighenzia

Rischia seriamente di trasformarsi in una sorta di ‘campo di battaglia’ l’imminente appuntamento con il Salone del Libro (dal 9 al 13 maggio), l’annuale appuntamento letterario di Torino.
All’origine dell’attuale escalation di tensioni, un comunicato ufficiale postato da Christian Raimo (consulente del Salone), nel quale ha annunciato le sue dimissioni a causa dell’annunciata presenza, nell’ambito della manifestazione libraria, della casa editrice Altaforte (notoriamente vicina a CasaPound), che per l’occasione presenterà ‘Io sono Matteo salvini. Intervista allo specchio’, di Chiara Giannini, che ha raccolto la biografia dell’attuale ministro dell’Interno.
“Il Salone del Libro di Torino – aveva scritto Raimo – è uno spazio di libertà, di dibattito e confronto di idee, di cultura e di apertura, di molteplicità e democrazia. “Con queste dimissioni testimonio il mio sincero e profondo rammarico per una presa di posizione individuale che, ben al di là delle mie intenzioni, potrebbe, ma a nessun costo deve, risultare fuorviante rispetto a ciò che il Salone del Libro è da oltre trent’anni, e vuole essere oggi e in futuro. Ho deciso di presentare le mie dimissioni dal gruppo dei consulenti per proteggere il Salone del Libro di Torino dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, pubblicato a titolo strettamente personale”.
Un post al quale è seguita la replica di Lucia Borgonzoni, sottosegretaria ai Beni culturali, la quale ha tenuto a ribadire che ”Le accuse di fascismo e razzismo rivolte pubblicamente ad alcuni giornalisti italiani da parte del consulente del Salone del Libro di Torino, Christian Raimo, sono di una gravità inaudita. Esprimo loro la più totale solidarietà e vicinanza. Sto verificando in queste ore con il Ministero dei Beni culturali tutti i provvedimenti del caso, i vertici del Salone, a cui scriverò, facciano altrettanto prendendo innanzitutto le dovute distanze da Raimo. La sua lista di proscrizione – perché di questo si tratta – è una ferita alla democrazia, alla libertà e al pluralismo, oltre che all’immagine internazionale del Salone stesso. Certi radical-chic amano predicare tanto contro le censure da regime salvo – ha quindi concluso poi la sottosegretaria ai Beni culturali – scagliarsi a gamba tesa proprio contro chi si permette di non pensarla come loro”.
Una querelle alla quale è poi seguita una presa di posizione ufficiale da parte del
Salone delle polemiche, che attraverso un comunicato ha affermato: “Il Comitato di Indirizzo della 32esima edizione del Salone del Libro, chiamato a monitorare, nelle diverse fasi, la realizzazione delle attività culturali della fiera di maggio, sottolinea che il Salone ha scelto in piena consapevolezza di non diventare palcoscenico elettorale, al fine di non trasformarsi in una cassa di risonanza troppo facile da strumentalizzare; e ancora di essere plurale e aperto alla discussione, perché il dialogo è fondamento della democrazia. Il Salone – prosegue ancora il comunicato – è quindi ambasciatore della Costituzione. E la Costituzione, al suo articolo 21, afferma che ’tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’. È pertanto indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri. Altrettanto indiscutibile è il diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore e dai contenuti dei libri da esso pubblicati. Quale migliore occasione del Salone stesso per affermare questa posizione promuovendo il dibattito sul tema”.
Dal canto suo il patron della casa editrice Altaforte, Francesco Polacchi, avvicinato dai giornalisti ha affermato tutto il suo rammarico per quanto sta avvenendo: “Quanto sta avvenendo è allucinante, noi abbiamo solo intervistato il ministro dell’Interno. A leggere certi commenti sulla libertà di espressione mi viene da ridere. Ora c’è chi si ritira dal Salone: a sinistra, quando qualcuno viene da un altro contesto culturale, dicono ’mi ritiro sull’Aventino’… E’ gravissimo quello che ha fatto la sinistra negli anni – prosegue ancora il numero uno di Altaforte – l’occupazione di ogni tipo di spazio pubblico possibile, dalla scuola alla magistratura, all’informazione. L’egemonia di gramsciana memoria, un retroterra culturale che è ancora proprio della sinistra di oggi: hanno paura di perdere terreno nei confronti del populismo e così cercano di tenere gli altri ai margini”. Ma ormai ‘il dado è stratto’ e, come tiene a precisare – non senza preoccupazione – Polacchi di Altaforte indicando Raimo come “il mandante morale di ciò che potrebbe accadere a Torino”, avverte che  “c’è il rischio di essere attaccati dai centri sociali. Si prevede un contesto burrascoso. Io non indietreggio ma con questo clima di caccia alle streghe temo ci siano rischi per la sicurezza e l’ordine pubblico”.
Anche il giornalista-scrittore Adriano Scianca, tra quelli indicati da Ramo come uno di quelli “che con i loro libri sostengono un razzismo esplicito e formano think tank organici con il governo”, ha voluto commentare quanto sta accadendo: “Raimo ha scritto un post molto grave, ha accusato me e altre persone di propagandare esplicitamente il razzismo, senza però portare prove o elementi che dimostrino la veridicità delle sue parole. Il post di Raimo esprime il nervosismo di un certo mondo intellettuale del nostro Paese che teme di perdere l’egemonia culturale che esercita da sempre”.
Denuncia invece una vera e propria “discriminazione ideologica che ha ancora peso e circolazione nel mondo della cultura”, aggiungendo che si tratta soltanto di ”una storia di miseria e di censura”, il giornalista intellettuale Marcello Veneziani, secondo cui “Al Salone del Libro non vado e non sono invitato da anni, penso per ragioni di politicamente corretto. Assisto a questa levata di scudi con un senso di miseria culturale nel vedere che queste forme di discriminazione ideologica hanno ancora peso e circolazione anche nel mondo della cultura. Si adotta il sistema della proprietà transitiva: c’è un caso di cronaca di un militante che compie un crimine, e allora tutta un’area viene criminalizzata persino un editore, persino chi pubblica un libro non sapendo nulla di tutto questo contesto. E persino tutti coloro che sono semplicemente di destra o che appartengono a una cultura che non è allineata al politicamente corretto. E’ una storia di miseria e di censura, non so come altro definirla, che non riguarda solo il Salone del Libro di Torino. Credo – aggiunge ancora il giornalista-scrittore – che l’obiettivo evidente sia Salvini e non sia né CasaPound, né l’editore Altaforte perché è lui l’oggetto del libro. Soprattutto in un periodo di vigilia elettorale gli animi si surriscaldano e le patologie della faziosità si accendono. E’ anche un modo di agitare, come ormai si fa da diversi anni, l’antifascismo per squalificare tutti coloro che non sono allineati alla cultura prevalente. Quando ho letto quell’infame lista di persone da escludere ho trovato anche conservatori e liberali che non hanno nulla in comune con la cultura di tipo fascista. Quando comincia l’interdizione si va poi a cascata, all’infinito come si faceva già dai tempi delle manifestazioni antifasciste degli anni Settanta e come si continua a fare anche adesso”.
Intanto però ormai l’0effetto domino si è innestato e, non passa ora senza che qualcuno tra quelli invitati a questa edizione del salone, annunci la sua assenza. Oggi ad esempio è stata la volta di Zerocalcare, che ha annunciato la sua disdetta attraverso Twitter: “Ho annullato tutti i miei impegni al Salone, sono pure molto dispiaciuto ma mi è davvero impossibile pensare di rimanere per tre giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale, non mi bastano 140 caratteri a spiegarla”.
Si è ovviamente chiamata subito fuori anche Carla Federica Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi che dalle pagine online dell’associazione ha anunciato: “Comunichiamo che la presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo, ha annullato la sua partecipazione al Salone del Libro di Torino dove avrebbe dovuto presentare, il 10 maggio, il volume di Tina Anselmi ’La Gabriella in bicicletta’, edito da Manni. Il motivo è legato all’intollerabile presenza al Salone della casa editrice Altaforte che pubblica volumi elogiativi del fascismo oltreché la rivista Primato nazionale, vicina a CasaPound e denigratrice della Resistenza e dell’Anpi stessa”.
Quindi anche la casa editrice di Beppe Civati, People che sarà sì presente a Torino, ma non la Lingotto, dove avrà luogo il Salone: “Condividiamo le critiche avanzate in questi giorni all’organizzazione del Salone, per lo spazio concesso a case editrici e gruppi afferenti al neofascismo. Di fronte alla crescente ondata di violenza, di razzismo e di xenofobia che attraversano non solo il nostro Paese ma l’intero continente, non possiamo essere indifferenti. Come People, abbiamo quindi deciso di dimostrare fisicamente la nostra dissociazione da chi pensa sia normale dare visibilità e dignità di dibattito al neofascismo. Per questo, il nostro stand al Lingotto sarà lasciato vuoto per tutta la durata della manifestazione e saremo rappresentati solo dalla scritta ’Stand against fascism’ che intendiamo affiggervi” fa sapere in una nota pubblicata sul sito.
I Wu Ming, tra i primi a dare l’immediato forfait, hanno spiegato che “Nei giorni scorsi questa notizia ha suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista. E come ha risposto il Comitato d’indirizzo del Salone? Con un comunicato che in sostanza dice: Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi”.
Figurarsi poi come possono averla presa quelli del collettivo di scrittori che, sotto l’egida editrice Eterea, avrebbero dovuto presentare l’antologia di scritti su Tolkien, e che invece denunciano: ”a Torino si è compiuto un passo ulteriore nell’accettazione delle nuove camicie nere sulla scena politico-culturale italiana. Accettazione che da anni premia soprattutto i fascisti di Casapound, sempre intenti a rappresentarsi come ’carini e coccolosi’, immagine che stride con la frequente apparizione di loro militanti in cronaca nera e anche giudiziaria – si veda, ad esempio, il recentissimo episodio di Viterbo. Accettazione che vanta ben più di uno sponsor, a partire dall’attuale ministro degli Interni, del quale Altaforte pubblica l’intervista-biografia, in bella mostra sul sito della casa editrice accanto a quaderni di ’mistica fascista’ e biografie apologetiche di squadristi, gerarchi del ventennio, boia repubblichini e collaborazionisti vari”.
Vabbè, vi starete giustamente chiedendo: ma alla fine chi ci sarà?
Quasi fosse uno scherzo, il primo a confermare la sua presenza è stato proprio il consulente dimissionario Raimo, che oggi ha twittato: ”Io andrò al Salone del Libro perché c’è un programma meraviglioso che ha messo su il comitato editoriale, perché il conflitto è il fondamento della democrazia, per quella straordinaria comunità politica che è la repubblica dei lettori. Ci vediamo a Torino, sono tempi interessanti”.
‘Della partita’ anche la scrittrice sarda Michela Murgia, la quale ha affidato a  Facebook il suo pensiero: “Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere? Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il Paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione – aggiunge la Murgia – al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre. Lo faremo non ’nonostante’ la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista ma proprio ’a motivo’ della loro presenza. Siamo convinti che i presidii non vadano abbandonati, né si debbano cedere gli spazi di incontro e di confronto che ancora ci restano. Ci sono casi – casi come questo – in cui l’assenza non ci sembra la risposta culturalmente più efficace. Per questo motivo non lasceremo ai fascisti lo spazio fisico e simbolico del più importante appuntamento editoriale d’Italia. Saremo invece l’uno accanto all’altra per leggere, parlare, testimoniare e incontrare i lettori e le lettrici in un momento in cui ogni spazio democratico va difeso palmo a palmo. Personalmente – ha quindi concluso la scrittrice nel suo post – non cancellerò alcun incontro, ma userò l’unico in cui presentavo un libro mio per leggere un testo che ricordi cosa ha fatto il regime fascista in questo Paese, chi ha perseguitato, chi ha ucciso, chi ha mandato al confino e quale responsabilità mai affrontata si porta addosso chi lo rimpiange”.
Infine ‘fumata bianca’ da Einaudi, che “parteciperemo con convinzione e impegno. Pur comprendendo le diverse posizioni e i diversi punti di vista – si legge nel comunicato pubblicato – parteciperà al Salone del libro di Torino con convinzione e con impegno, nella certezza che contro qualsiasi oscurantismo, le parole, le idee e la presenza siano le armi più efficaci per la cultura e la democrazia”.
Max