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Allevi: “Conosco la solitudine e compongo per condivisione”

E’ un album che è un po’ una follia mentale. Attraverso l’orchestra sinfonica, il coro polifonico e due angeliche voci bianche ho voluto esprimere e raccontare un’esperienza mistica. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di trovare un contatto con l’incanto, con l’infinito, con una dimensione molto più ampia, una grandezza del passato, una magnificenza che probabilmente non vedo intorno e che grazie a quella musica è diventata una realtà e può essere condivisa”.
Ritorna l’eclettico Giovanni Allevi con ‘Hope’, il suo nuovo disco che, oltre all’immancabile pianoforte, vede la partecipazione del Coro dell’Opera di Parma, dell’Orchestra Sinfonica Italiana, e del Coro dei Pueri Cantores della Cappella Musicale del Duomo di Milano. “E’ una follia – mette subito le amni avanti Allevi – ma io ci credo. Credo fortemente che ci sia un lieto fine ad attenderci“. Questo perché, a dispetto della sua meritata popolarità, anche lui è spesso vittima dei duri attacchi degli haters. Critiche che però lui minimizza: “Ne sono orgogliosissimo. Queste ‘cicatrici’ che mi porto dietro sono per me come delle medaglie. Ho sempre resistito alla tentazione di rispondere sullo stesso piano – aggiunge ancora questo straordinario musicista-compositore – e soprattutto, ho dato tempo al tempo. Ho pensato che prima o poi il tempo avrebbe giocato a mio favore, e devo dire che in questi ultimi anni sto notando un grandissimo affetto, una grande attenzione e considerazione a quello che faccio. Soprattutto da quel mondo accademico che prima mi guardava con un certo scetticismo”. ma guai per questo a definirlo un ottimista: “Chiariamo una cosa – tiene infatti a sottolineare – io non sono un ottimista, chi mi conosce sa che io sono fondamentalmente un depresso! Ma sono convinto che, come diceva Aristotele, ‘ogni cosa abbia un suo posto nell’universo‘”.
Poi il ‘Maestro’ tiene a spendere qualche parola di ringraziamento per quanti continuano a seguirlo in ogni sua nuova avventura, specialmente i giovani: “Le ragazze e i ragazzi che vengono ai miei concerti sono tutti ‘simpaticamente squilibrati’ – afferma sorridendo – Si sentono inadeguati, e non si sentono in linea con questo mondo. Ed è giusto così, sono sani, perché questo è un mondo che ha perso la bussola, la dimensione dell’umanità. La mia musica vuole essere una ventata di condivisione. Io ho passato molto tempo della mia vita in una dimensione di solitudine e capisco le difficoltà che stanno vivendo tante persone”.
Questo per entrare nel clima natalizio che sarà testimone del suo imminente tour, per l’appunto, l’Hope Christmas Tour, che girerà tutta l’Italia. Ricordando però su tutto l’appuntamento del 20 novembre quando, per i 150 anni dalla fondazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, si esibirà nella ‘Serata di Stelle’, uno show a favore dell’Istituto dei Tumori e dei Trapianti, che avrà luogo nell’Aula Paolo VI in Vaticano, in diretta su Rai1.
E proprio perché siamo vicini al Natale, osserva infine l’artista ascolano: “facciamoci avvolgere dalla speranza e cerchiamo di rompere la solitudine aprendo il nostro cuore. Ed ecco che la paura dell’altro si trasforma in accettazione dell’altro”.
Max

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Max Tamanti