ANCORA GUERRA RENZI SINDACATI

 

“Che idea ha il segretario del Pd della sinistra che guida? Un partito che voglia parlare all’intera nazione deve ospitare culture diverse al suo interno e tocca al leader garantire loro spazio e legittimità. Sapendo che prima o poi si voterà e i suoi avversari non saranno Camusso e Landini, ma Berlusconi e Verdini. Quando se ne accorgerà?”. Questa la domanda rivolta a Renzi in un articolo de “La Repubblica”. Il rimprovero continua: “Il premier dileggia il sindacato, banalizza le ragioni della protesta, svaluta insieme con lo sciopero una storia legata alla democrazia”. I sindacati, che il 12 dicembre prossimo hanno organizzato uno sciopero generale, non accettano le posizioni del governo. “Renzi non sta creando lavoro, sta trasformando la condizione di chi lavora in una condizione di schiavitù. La Fiom non ha pregiudizi noi giudichiamo i governi per quello che fanno e non per quello che dicono. Renzi dovrebbe avere l’umiltà di riconoscere che non ha il consenso tra i giovani e le persone che cercano un lavoro”. Il leader ha poi risposto all’osservazione sul fatto che gli scioperi fossero molti meno rispetto all’epoca del governo Monti: “Le scelte del governo Monti e della Fornero le hanno votate tutti, non una persona sola. Questo intervento che viene fatto oggi è molto peggio di quanto ha fatto Monti. C’è un’idea di liberalizzazione totale dei licenziamenti. Bisogna invece estendere la cassa integrazione a tutti, poi serve un sostegno al reddito per chi perde i lavoro e vanno ridotte a 5-6 le forme di lavoro. Gli scioperi costano e chi lo fa rinuncia al salario. Lo sciopero non serve solo a protestare, noi abbiamo delle idee, chiediamo politiche economiche diverse”. Decisa reazione del premier che afferma:“Ho sempre rivendicato l’ appartenenza del Partito democratico alla sinistra. Per questo ho spinto al massimo perché il Pd fosse collocato in Europa dentro la famiglia socialista – ha scritto Renzi – Nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche, il Pd sa da che parte stare. Dalla parte dei più deboli, dalla parte della speranza e della fiducia in un futuro che va costruito insieme”.