APPROFITTANDO DEL SUO RUOLO ISTITUZIONALE, TRUMP AVREBBE INCASSATO ’MILIONI DI DOLLARI DA GOVERNI STRANIERI’ CON IL SUO LUSSUOSO HOTEL DI WHASHINGTON, AFFITTATO ELUDENDO UNA CLAUSOLA. CITATO IN GIUDIZIO


Ad oggi la nuova l’amministrazione americana continua a distinguersi più per le beghe legate al presidente che per spunti, proposte o misure adottate a vantaggio del Paese. Ora ’il nuovo caso’ (si fa per dire), verte sulla vicenda del Trump International Hotel, che secondo due procuratori, ha erroneamente goduto della possibilità di essere affittato dalla compagnia di Trump nonostante una clausola del contratto che ne escludeva tale possibilità a qualsiasi persona con una funzione pubblica elettiva. Tanto è che, inizialmente, l’agenzia governativa aveva inizialmente stabilito che Trump dovesse uscire dall’affare dopo essere stato eletto. Cosa mai avventuta e addirittura ’il presidente’ ha proposto un aumento del bilancio per la ’Gsa’, dichiarato che non vi erano problemi nell’affitto di quella che una volta era la vecchia sede della posta. Oltretutto, sono diversi gli stati stranieri che si sono serviti dell’albergo dopo che Trump è diventato presidente. Ad esempio, l’ambasciata del Kuwait ha qui orgnizzato un sontuoso evento, inizialmente programmato in un altro hotel. Stessa cosa per l’Arabia ( fra l’altro, primo paese straniero visitato da Trump), che in più occasione ha prenotato interi piani dell’albero. Infine, come testimoiniano i complimenti spediti via twitter, lo scorso aprile vi ha alloggiato anche l’ambasciatore della Georgia. L’accusa mossa a trump è quella di aver in qualche modo ’influito’ in virtù della sua carica a vantaggio del suo hotel. Ed ora i procuratori generali del Maryland e del Distretto di Columbia (che come Washington D.C vantano validissimi ed avveniristici poli congressuali mai presi in considerazione), si apprestano a citare in giudizio Donald Trump, oggi stesso, per violazione della Costituzione. Come sempre vigile ed attento a tutto ciò che si muove intorno a Trump, il ’Washington Post’, ha accusato il presidente di aver approfittato della sua posizione anche per ottenere benefici finanziari per milioni di dollari da governi stranieri. E se, come si ritiene probabile, il tribunale federale dovsse accogliere quanto richiesto dai due procuratori – Karl Racine, del Distretto di Columbia; e Brian Frosh del Maryland – gli stessi procederanno subito alla visione della dichiarazione delle tasse di Trump, che da presidente non ha mai voluto svelare. Sostanzialmente la citazione giudiziaria (senza precedenti negli States), terrà a dimostrare Trump non avrebbe mai separato la sua attività privata di uomo d’affari da quella di presidente, contrariamente a quanto precedentemente promesso, affermando che avrebbe affidato i suoi beni ad un trust gestito dai figli. “Portiamo avanti la citazione perché il presidente non ha adottato i passi adeguati per separare sé stesso dai propri affari”, ha affermato al ’Washington Post’ Racine, il quale avrbbe aggiunto di “essersi sentito obbligato ad agire” in quanto, il Congresso, controllato dai repubblicani, non sembra aver affatto affrontato la faccenda realtiva al conflitto d’interessi dl presidente . L’obiettivo è di far sì che il tribunale federale ribolga nei confronti di trump un’ingiunzione affinché “smetta di violare la costituzione”. Su come ciò sarà poi gestito dovrà esprimersi la Corte federale.
M.