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Aprilia e la “nuova” piazza delle Erbe tra tradizione e innovazione

Raffaele Panico

Aprilia, domenica 25 Aprile, in occasione della doppia ricorrenza, festa della Liberazione e della Fondazione della città – nel giorno di San Marco in onore dei primi coloni del Veneto, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della “nuova” piazza delle Erbe. Presenti il Sindaco Antonio Terra, l’Assessore ai Lavori Pubblici, Luana Caporaso, il progettista della piazza l’architetto Otello Lazzari. Significativo il discorso del sindaco d’Aprilia Antonio Terra che ha dato respiro a una visione operativa finalmente nuova. Il primo cittadino ha posto massima attenzione alle altre aree di riqualificazione urbana della città. Nessun presunto revisionismo da quando Le Monde, primi di ottobre del 2008, pubblicava un articolo dal titolo Sur fond de révisionnisme, l’Italie réhabilite les villes bâties sous Mussolini  : è solo la tradizione e l’innovazione che si mostra sostenibile e vivibile, in spazi fruibili pensati ed allestiti per i cittadini, nel solco della grande storia umanistica, per la lunga durata e conseguita con l’alto livello urbano, artistico, culturale, musicale ed eno-gastronomico che caratterizza le città d’Italia. Ora è tempo che si guardi al futuro, l’occasione è lanciata e forse può anche aver sorpreso i cittadini. Eppure, fatto sta, è emersa tutta la capacità di riuscire a governare la città che, negli anni, nei decenni trascorsi, è stata anche cittadina difficile, tanto per uno sviluppo urbanistico impressionate, quanto per i grandi mutamenti del tessuto economico e produttivo. Una municipalità molto estesa, su oltre 170 kmq – se pensiamo nel confronto quasi l’intera provincia di Trieste. I termini del confronto di Aprilia sono stati sempre bifronte, con uno sguardo al Nord e l’altro al Sud dell’Italia.

In Italia diverse città vantano nella toponomastica Piazza delle Erbe toponimo che, nei secoli, caratterizza il rispettivo centro storico. Padova, nel centro commerciale della città Piazza delle Erbe è là dove si svolgeva uno dei più antichi e grandi mercati d’Italia. Tra le celebrazioni civiche piazza delle Erbe era la sede dei festeggiamenti popolari. Piazza delle Erbe o piazza Erbe è anche la piazza più antica di Verona e sorge sopra l’area dell’antico Foro romano. Solo pochi anni dopo il 2008, dell’infelice uscita dell’articolo su Le Monde che vedremo qui di seguito, nel 2012 secondo la ricerca compiuta dalla Fondazione Marilena Ferrari, piazza Erbe veniva considerata la piazza italiana più amata al mondo. Lo studio della Fondazione Marilena Ferrari aveva monitorato, per un anno, ben 100 tra le principali testate estere.

Ad abundantiam, anche a Bolzano esiste il famoso luogo adibito a mercato, documentato fin dal 1295, piazza delle Erbe. Come in altri comuni d’Italia piazza delle Erbe ricorre nel Nord del Belpaese fino al Centro, a Viterbo, quindi ad Aprilia, sita ci piace ricordare tanto al nord quanto al sud.

Città della metastoria, perché?

Città della metastoria: è termine degno per avvenimento storico e ristoro – più che riscatto – per Aprilia, ed anche Pomezia, sorte tra il crepuscolo del regno d’Italia e risorte dopo la devastazione bellica con la nascente repubblica Italiana, nate come grandi borghi, centri agricoli situati tra Latina e Roma.

Il termine Metastoria veniva introdotto nel 1937, è la stessa data delle due oramai città pontine, dallo storico Aldo Ferrabino, indicando quei caratteri che permangono nel fluire del tempo storico. Individuava nella storia quegli elementi che persistono costanti nello scorrere del tempo e capaci di superare ogni tipo di pessimismo storico in questi termini: «Ciò che non è di questo mondo […]  vive d’una vita incorruttibile fuori dalle forme esterne del processo storico, per entro le forme interiori dello spirito immortale: e ha ivi nome di assoluto».  Gli farà eco subito dopo Benedetto Croce che adotta il termine metastoria con la variabile afferente alle storie che hanno significato non per singoli avvenimenti storici in sé, ma per il complesso dei fatti naturali inerenti al loro sviluppo temporale.     Le Monde, primi di ottobre del 2008, pubblicava un articolo dal titolo Sur fond de révisionnisme, l’Italie réhabilite les villes bâties sous Mussolini: Questo venerdì 26 settembre (del 2008; Ndr), a Latina (Lazio, nel centro del Paese), ci sono una quindicina di sindaci e assistenti culturali per incontrarsi in una piccola stanza presso la sede della provincia. Vengono da Alghero, Aprilia, Pontinia, Sabaudia, Foggia … Cosa li accomuna? Un protocollo d’intesa che si apprestano a firmare con il quale tutti si impegnano a “valorizzare il patrimonio architettonico e ambientale dei Comuni fondatori italiani“. E così continuava Le Monde, il termine “città di fondazione” designa un progetto urbano avviato in un territorio vergine o quasi. […] passando poi in breve rassegna storica i progetti città del Rinascimento puntava quindi all’oggetto dell’incontro stigmatizzato “revisionista” del protocollo di Latina: “furono fondati o ristrutturati da Benito Mussolini durante il periodo del Ventennio fascista, quei vent’anni durante i quali il Duce regnò sull’Italia: “Cosa fare allora di questa ambigua eredità? Abbandonarlo a quei nostalgici delle camicie nere? Seppellirlo nei recessi della sua cattiva coscienza?” Veniva citata e collocata Aprilia città situata a una sessantina di chilometri a sud di Roma, dove si trattava di “mettere radici agli abitanti in cerca di identità“. Contesto particolare una presunta alzata di un vento revisionista che, a detta del redattore, soffiava sull’Italia. Un movimento che avrebbe avuto come mira nientedimeno riabilitare il fascismo cercando di assolverlo dalle sue pagine più oscure – le leggi razziali. Non è così!… e ieri lo si è sentito chiaro e forte nella serata inaugurale in piazza delle Erbe, dal magistrale discorso del sindaco Antonio Terra

e dalle parole del progettista Otello Lazzari!

Concezio Petrucci e il suo gruppo, architetti e ingegneri, realizzava oltre Aprilia e Pomezia nell’Agro romano-pontino dal 1936 al 1938, anche Fertilia in Sardegna, in una pianura paludosa, e Segezia in Puglia, tutti centri a carattere rurale, della stessa capacità abitativa, circa 3000 abitanti nel centro e 9000 nel territorio limitrofo appoderato. Tra le quattro “città nuove” di Petrucci, Aprilia è la più importante! Città pensata a misura dei suoi abitanti, fuori da inutili polemiche post belliche, Aprilia rappresenta meglio l’identità pontina. Sorta su un territorio tra lo Stato della Chiesa e verso il Sud, il Regno di Napoli – Gaeta, Fondi, quindi la “Terra di Lavoro. Municipio “nato” da istituzioni italiane, monarchia Sabauda e la Repubblica; la quale avrebbe portato in presenza, con la Cassa per il Mezzogiorno, quasi tutte le province d’Italia con maestrane, lavoratori e dirigenti.

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Raffaele