Arrestato Vincenzo Graziano, comprò l tritolo per boss Di Matteo – di Gianmarco Chilelli

Alle prime luci dell’ alba di ieri è scattata l’operazione che ha portato all’arresto di Vincenzo Graziano, uno dei nuovi capi del mandamento mafioso di Resuttana. Le accuse contro di lui sono quelle di aver procurato e nascosto il tritolo necessario ai vertici di Cosa Nostra per l’attentato al pm Nino Di Matteo, infatti è scattato nei suoi confronti un provvedimento di fermo per il reato di associazione mafiosa firmato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia. Questo è quanto emerge dalle dichiarazioni del neo-pentito Vito Galatolo che, in precedenza destinato a divenire il nuovo boss dell’ Acquasanta, in queste ultime settimane sta riempiendo pagine su pagine dei verbali della Procura di Palermo. Galatolo e Graziano erano stati arrestati insieme il 23 giugno nell’operazione “Apocalisse”, poi al boss di Resuttana fu permesso di tornare in libertà dal tribunale del Riesame.  L’importanza del pentimento di Galatolo si evince anche dal fatto che per la prima volta, contemporaneamente all’ arresto di Graziano, la Guardia di Finanza ha fatto irruzione in uno degli ultimi covi della Piovra. Il covo sito nel vicolo, in cui la famiglia Galatolo abita da sempre, non era mai stato controllato. Oltre duecento finanzieri infatti hanno fatto irruzione in un edificio in vicolo Pipitone, in cui la mafia molto spesso nel passato si era riunita e da cui partirono i più famigerati gruppi di morte. Secondo le dichiarazioni di Galatolo Graziano avrebbe procurato circa cento chili di tritolo, provenienti dalla Calabria. Nel descrivere l’esplosivo, custodito inzialmente nei locali all’ Arenella, Galatolo afferma che la parte bassa del contenitore in cui si trovava l’esplosivo era umida e con tracce di salsedine e che per questa ragione Graziano voleva sostituirlo. Tale affermazione fa pensare agli investigatori che a procurare l’esplosivo sia stata una ‘ndrina calabrese con la disponibilità di cave o una ‘ndrina con la possibilità di recuperare esplosivo dalle stive dellaLaura Cosulich, la nave mercantile che è affondata al largo diSaline Jonichedurante la seconda guerra mondiale. –

 

“L’esplosivo è stato spostato dalGraziano Vincenzoe penso che sia custodito in una sua abitazione con del terreno intorno in località Monreale”-, così continua il neo-pentito che arricchisce di particolari la vicenda sulla sicurezza del pm Di Matteo. Infatti dichiara che –“c’era l’ordine del fratellone”-, ovvero dello sfuggente e impalpabile Matteo Messina Denaro che già nel settembre 2012 aveva deciso di accondiscendere alle richieste di –“entità esterne a Cosa Nostra, perché il pm si era spinto troppo oltre”-. Da allora il progetto dell’attentato non fu mai messo da parte e furono progettate due azioni a base di tritolo e un assalto con kalasnikov e bazooka a Roma. Il delfino dell’Acquasanta fornisce anche dati economici relativi alla progettazione dell’attentato, infatti afferma –“Decidemmo di dare una risposta affermativa a Messina Denaro e decidemmo anche, vista l’impossibilità di quest’ultimoad approntare il denaro necessario, di esporci economicamente per la preparazione e dell’attentato. In particolare io mi impegnai con 360.000 euro mentre le famiglie di Palermo Centro e San Lorenzo, si impegnarono per 70.000 euro.”-. Le dichiarazioni proseguono con ipotesi iniziali sulla logistica dell’ attentato e sull’ effettivo grado di rischio per il magistrato simbolo del processo sulla trattativa stato-mafia: “L’intento di organizzare l’attentato non è mai stato messo da parte; una volta ne parlai con Graziano Vincenzo all’interno del Tribunale ed avevamo pensato di posizionare un furgone nei pressi del palazzo di giustizia ma non ritenemmo di procedere perché ci sarebbero state molte vittime. Pensammo anche, data la disponibilità della famiglia mafiosa di Bagheria, di valutare se procedere in località Santa Flavia, luogo dove spesso il dottore Di Matteo trascorre le vacanze estive… la presenza di tritolo sul territorio palermitano rende ancora attuale, a mio avviso, il pericolo dell’attentato nei confronti del dottore Di Matteo”. Riguardo tale vicenda il procuratore aggiunto Teresi non nasconde la preoccupazione e l’inquietudine derivante dal mancato ritrovamento dell’esplosivo. Le ricerche infatti ora si estenderanno, essendo state finora circoscritte all’area di Palermo e provincia