Arresto sindaco di Riace. L’Anpi: Fermate Salvini

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    Sul caso che ha coinvolto la cittadina calabrese di Riace, un esempio per l’accoglienza ai profughi, ma che ha portato invece ai domiciliari il suo sindaco Mimmo Lucano, accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, è intervenuto L’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani. L’Anpi ha rivolto un appello ai M5s per fermare l’attuale ministro dell’Interno Salvini e fargli cambiare idea su Lucano. Tra le richieste dell’organizzazione vi è un’incitazione ai grillini di riprendere la parola sul caso Riace. “Non girate lo sguardo da un’altra parte”, dice la capogruppo dell’Anpi Carla Nespolo. Per quest’ultima, il leader della Lega dovrebbe occuparsi in Calabria di altri fatti ben più gravi: “Fermate Salvini. Almeno per decenza, in una terra bella e difficile come la Calabria, ricordategli che è utile perseguire mafia e ’ndrangheta”. Il diretto interessato, il sindaco di Riace Lucano, non ha intenzione di ritornare sui suoi passi: “Rifarei tutto quello che ho fatto”, ammette. “Tutte le persone che sono venute a Riace – aggiunge – hanno apprezzato il nostro modello. Mentre gli immigrati vengono chiusi nei ghetti, noi abbiamo creato il villaggio globale, facendo quello che è stato visto da tutti come una cosa straordinaria”. In serata il ministero dell’Interno precisa. “A Riace – ha fatto sapere il Viminale – non ci sarà alcun trasferimento obbligatorio: i migranti si muoveranno solo su base volontaria”. Stando a quanto ricostruito dal Ministero, si tratta del “meccanismo che scatta quando un progetto Sprar deve chiudere, perché finisce oppure perché viene revocato dal Viminale”. “Quando accade – continua la nota – i migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure possono andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità. La proposta di nuova destinazione viene formalizzata dagli operatori del progetto”. “Ciò non toglie che gli enti territoriali come Comune o Regione possono avviare altri interventi di assistenza. Il Comune di Riace ha 60 giorni di tempo per fornire la documentazione finanziaria sui migranti che beneficiavano dell’accoglienza, sia che queste persone decidano di essere trasferite sia che restino nel comune calabrese”. Nespolo – prima della precisazione del Viminale – aveva parlato delle conseguenze della circolare con cui il Viminale ha disposto il trasferimento dei migranti accolti a Riace: “Con l’ipotizzato spostamento di 200 migranti, il ministro dell’interno Salvini consuma un ulteriore atto di violenza e vendetta nei confronti dell’esperienza di riuscita ed esemplare integrazione, attuata nel Comune”. Ma la presidente dell’Anpi ha parole dure anche per il provvedimento della magistratura nei confronti del sindaco: “L’intenzione, dopo l’assurdo arresto del sindaco, è di mettere la parola fine a questa esperienza. L’indignazione è grande, ma dobbiamo prima di tutto chiederci: perché questo avviene? Perché il ministro dell’Interno, o riesce a cancellare Riace o la sua teoria immigrazione=delinquenza viene smentita”. Per Carla Nespolo il tentativo di Salvini è già fallito. “Il ministro Salvini dimentica una cosa: Riace c’è già stata. È un modello di cui parla tutta Europa. Riace dimostra che non solo l’integrazione è possibile, ma benefica. Se un piccolo borgo spopolato ha potuto riprendere mestieri, scuole e lavoro, proprio grazie alle nuove energie dei migranti, Riace ha già vinto”. Quindi lancia una mobilitazione a favore del sindaco e della sua esperienza: “Uniamo la nostra indignazione a quelle di tutti i democratici ed esprimiamo la nostra fraterna solidarietà e vicinanza a Mimmo Lucano e alla sua giunta”. Un appello – anch’esso prima della precisazione del Viminale – era arrivato anche dalla Cgil, in Calabria: “Chiediamo al presidente della Regione Oliverio e a tutti i parlamentari della Calabria di intervenire verso il governo per scongiurare tale intervento e per ritirare il provvedimento. È un accanimento che ricorda gli anni più bui della nostra storia. Fermatevi in nome dell’umanità”. Poi arrivano le parole durissime della leader Susanna Camusso: “Si sta commettendo non solo un errore, ma un atto disumano, sbagliato, di dubbia legalità. La scelta del ministro degli Interni di trasferire i migranti ospiti nello Sprar di Riace in altre strutture è un atto scellerato, spropositato e va bloccato”. L’ex premier, Enrico Letta, scrive che Riace e Lodi sono due facce della stessa medaglia (il riferimento a Lodi riguarda il trattamento riservato ai bambini stranieri nelle mense scolastiche del Comune a guida leghista). Nicola Zingaretti, durante il discorso che ha chiuso la convention Piazza Grande, ha dedicato al caso Riace il suo attacco più duro a Salvini: “Il suo è un atto immondo”, ha detto. Il Pd chiama in causa il presidente della Camera, Roberto Fico. “Il silenzio di Fico su Lodi e Riace. Tutto è compiuto, ormai”, twitta Alessia Morani. Durissimo con i Cinquestelle anche il governatore toscano, Enrico Rossi, di Mdp: “M5S è alleato di Salvini, ma non alza un dito per distinguersi dalla sua malvagità. Come si possa pensare da sinistra di allearsi con i pentastellati è per me, prima ancora che espressione di una vocazione al suicidio, un fatto misterioso, inspiegabile”. Sul caso di registra l’intervento di Mariarosaria Guglielmi e di Riccardo De Vito, rispettivamente segretaria generale e presidente di Magistratura democratica. “Con le vicende delle navi Aquarius e Diciotti – si legge nella nota di Md – il nostro Paese ha simbolicamente impresso una forte accelerazione al progetto di chiudersi nelle frontiere emotive del rifiuto e della paura, contribuendo al processo di disgregazione dell’Europa unita basato sulla riscoperta della sovranità nazionale e la sacralizzazione dei confini, e relegando chi si trova al di fuori di questi confini ad una umanità di seconda classe”.”Il Paese ha così intrapreso un nuovo percorso che ci allontana dalla nostra identità costituzionale ed europea, fondata sul primato della persona e dei suoi diritti fondamentali. Decretando oggi la fine del modello di integrazione e di pacifica convivenza rappresentato da Riace, questo percorso prosegue verso il rifiuto dell’idea e del progetto di comunità che la nostra Costituzione costruisce sulla forza unificante dei principi di pari dignità, di eguaglianza e di solidarietà”. “I cambiamenti irreversibili dell’identità democratica di un Paese e della sua collettività si avviano nell’assuefazione inconsapevole e silenziosa ai gesti di rottura con i suoi valori fondanti e con il vincolo sociale che nasce dalla loro condivisione. Riteniamo per questo che sia oggi un dovere di tutti far sentire la propria voce e riaffermare il forte senso di appartenenza a quel progetto di società basato sull’eguaglianza emancipatrice e sulla solidarietà fra tutti gli individui che ci ha consegnato la nostra Costituzione”.