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Aumento dei tabacchi per dare ossigeno alla sanità, perché no? Ecco i rincari…

Ultimo aggiornamento 16:41

Più volte nei mesi scorsi, anche giornali autorevoli, hanno riportato l’ipotesi da parte del governo (ma non è una novità), di dare il via libero ad un ‘nuovo’ aumento delle accise sui tabacchi, per finanziare in parte il sistema sanitario nazionale.

Tuttavia, come si ostinano a ribadire anche diversi economisti, aumentare i tabacchi avrebbe un duplice ‘effetto positivo’: più soldi nelle casse dello Stato, ma anche una percentuale di fumatori – stimati intorno al 4% – che decide di smettere.

In Italia oltre 11 mln fumatori, crescono le donne

Ma quanti sono i fumatori nel nostro Paese? L’ultima stima condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, parlava di ben 11,6 milioni di persone ovvero, circa 1 italiano su cinque. A preoccupare ulteriormente (per la forte incidenza di tumori), è inoltre il continuo aumento delle fumatrici (+24% nell’ultimo anno), attualmente 4,5 milioni, precedute però dagli uomini (7,1 milioni).

Lo stato incassa 14 mld ma 7 poi li perde ‘in salute’

Intanto c’è da sottolineare che l’Italia – sebbene si attesti su prezzi al pubblico nella media europea – è uno dei paesi dove la tassazione sui tabacchi è una delle più alte, incidendo sul prezzo di vendita di oltre il 77%.

Se è vero, come sostiene uno studio della Bce, che all’aumento dei tabacchi corrisponde una riduzione dei consumi, tuttavia è ancora troppo alto l’impatto che il fumo determina nella nostra società in termini di spese sanitarie. Basti pensare che rispetto ai circa 14 miliardi di euro che lo Stato (in virtù di accise ed iva), incassa ogni anno, di contro vede andare in ‘fumo’ ben 6,5 miliardi di euro in spese sanitarie, a causa delle malattie che il consumo di tabacco comporta.

Nel pianeta ‘in fumo’ circa 1.500 mld di dollari l’anno

Una piaga che coinvolge l’intero pianeta, considerando che i danni provocati dal fumo rappresentano quasi il 6% della spesa sanitaria complessiva (parliamo di qualcosa come (422 mld di dollari). Anche qui, come ragionassimo rispetto ad ‘un’industria’, c’è poi da considerare tutto un indotto legato al consumo del tabacco che, fra malattie, invalidità e decessi, annualmente costa ‘al mondo’ ben 1.436 miliardi di dollari. Ad incidere enormemente è l’altissima incidenza delle fasce di popolazione più povere, specie nei paesi in via di sviluppo, dove l’assistenza sanitaria è pressoché inesistente.

In Italia tra 25 anni si morirà di cancro al polmone

A riprova di come e quanto il fumo incida negativamente sull’economia di un paese, basti pensare che in Italia ogni anno, patologie croniche a parte, muoiono ‘almeno’ 80mila persone. Un dato allarmante, in continuo aumento, che di qui a 25 anni – hanno stimato gli studiosi – rischia di individuare il cancro al polmone (seguito dalle patologie cardiovascolari), come la principale causa di morte.

Il tabagismo è una malattia, lo Stato lo sa ma ‘nicchia’

Ora, accanto alle conseguenze fisiche che ne derivano, per chi fuma si tratta di una  vera e propria dipendenza. Il fumatore trae ‘piacere’ nel farlo, e sebbene sia conscio dei rischi a cui può andare incontro, difficilmente riuscirà a poter farne a meno. Del resto l’incidenza della nicotina e della sua emissione di dopamina è ben nota. Tuttavia, malgrado ciò, ci si guarda bene dal considerare il tabagismo una vera e propria patologia: forse perché comporterebbe la fine della ‘libera’ vendita di tabacchi?

E’ vero, in molti riescono a smettere ma non è così facile come si vuol far credere. A parte i ‘fumatori della domenica’ (che si vantano di aver smesso, in virtù delle 5 o 6 sigarette che fumavano al giorno!), i forti consumatori debbono purtroppo scontrarsi con evidenti e dure conseguenze psico-fisiche. Come è infatti risaputo, al di là degli aspetti prettamente psicologici, inalata, la nicotina concorre ad un rapido aumento nel sangue di sostanze come adrenalina, cortisolo e noradrenalina, capaci di generare nell’assuntore effetti fortemente stimolanti, di qui la dipendenza. Tale è la ‘forza’ dell’impatto di questo sostanze sull’organismo, che per poter ‘cantar vittoria’ a volte non bastano diversi mesi per potersi considerare ‘fuori dal vizio’. L’unica cosa buona è una volta smesso, già dopo un paio di settimane il fisico reagisce comportando i primi benefici. A fronte di tutto questo però, come dicevamo, il tabagismo non è considerato una patologia, benché lo Stato ne sia perfettamente a conoscenza, visto che giustamente vieta il fumo nei locali e luoghi pubblici, e ‘rivesta’ i pacchetti di sigarette con immagini raccapriccianti, spacciandole per ‘deterrenti’. Però continua a venderli. Guadagnandoci….

Continuare a fumare per dare ossigeno alla sanità…

Dunque, se proprio lo Stato vuol continuare a non considerare a tutti gli effetti ‘malati’ i fumatori, continuandoli invece a ‘spremerli’, potrebbe anche essere una buona idea quella di impiegare quanto incassato dal consumo di tabacco a vantaggio delle spese ospedaliere, specialmente in questo terribile momento dove, ironia della sorte, il Covid-19 provoca danni irreparabili proprio ai polmoni. Una buona notizia forse per gli stessi consumatori incalliti di tabacco i quali, dopo essere stati trattati come lebbrosi (ed economicamente sfruttati) per anni, almeno ora avranno la soddisfazione di sapere che ‘avvelenandosi col fumo, potranno però portare un po’ di ossigeno negli ospedali’…

Ecco una parte dei prodotti da tabacco rincarati

Sigarette

Trinciati per sigarette

Tabacchi combustione

Max