BERLINO – MISTERO SUL CONDUCENTE DEL TIR PIOMBATO SUL MERCATINO: AVREBBE ‘DIROTTATO’ IL MEZZO LASCIANDO A TERRA 12 MORTI. LA POLIZIA: ‘IL COLPEVOLE E’ ANCORA IN GIRO ARMATO’

Come si temeva, nella notte è cresciuto il numero delle persone tragicamente coinvolte dalla folle irruzione di un tir tra la folla che, a Berlino, animava le bancarelle di un mercatino natalizio. Oggi si parla infatti di 12 morti e di 48 feriti. Tra loro – ma è ancora tutto da verificare – molto probabilmente potrebbe esserci anche una ragazza italiana: il suo cellulare è stato trovato a terra e consegnato alla polizia. Con le prime luci del giorno, dopo aver verificato ogni indizio, le autorità di sicurezza tedesche hanno affermato che si è trattato di un “probabile attacco terrorista”, tralasciando così la seconda ipotesi indagata ieri, che poteva cioè trattarsi di un drammatico incidente. Da ieri i controlli sono stati rafforzati in tutta la Germania e, nella notte, le forze speciali hanno perquisito un campo profughi nell’ex aeroporto Tempelhof di Berlino. L’ex scalo ospita il più grande campo di rifugiati della città. Le autorità hanno anche riferito che l’uomo trovato morto nel camion, identificato come cittadino polacco, non si trovava al volante quando il tir è piombato sul mercatino in quanto, come ha poi confermato l’emittente pubblica tedesca ’RBB’, l’uomo al volante era un cittadino pachistano arrivato in Germania nel 2015, entrato in qualità di rifugiato il 31 dicembre 2015 attraverso il posto di confine di Passau, città bavarese alla frontiera con l’Austria. Anche qui la proverbiale cautela impiegata dalle autorità non induce a confermare anche se, a quanto pare, non ci sarebbero dubbi. Questo perché l’uomo sarebbe di nazionalità pachistana, ma fonti della sicurezza hanno spiegato all’agenzia stampa Dpa che non è stato ancora possibile identificarlo con certezza assoluta dato che in passato si è servito di diverse identità. E il capo della polizia Klaus Kandt ha ammesso che vi sono dubbi sul fatto che l’uomo arrestato sia veramente l’autore. “Non è chiaro se sia il guidatore”, ha detto Kandt, rispondendo in conferenza stampa. In precedenza il quotidiano Die Welt ha citato fonti della polizia secondo le quali l’uomo arrestato non è l’autore dell’attacco. “Abbiamo preso l’uomo sbagliato e quindi c’è una nuova situazione. Il vero autore è ancora armato, libero e potrebbe compiere altri danni”, ha affermato la fonte al quotidiano.Fonti della sicurezza hanno riferito all’agenzia ’Dpa’ che il sospetto autista killer del camion era arrivato in Germania attraverso la cosiddetta rotta dei Balcani e che viveva a Berlino dall’inizio di quest’anno. Il quotidiano ’Tagesspiegel’ scrive che l’uomo arrestato era noto alla polizia per reati minori ma non in relazione ad attività terroristiche. Quel che è certo, ha riportato i media polacchi, è che l’autoarticolato (di proprietà di una impresa di trasporti di Gryfino, vicino alla frontiera fra Polonia e Germania), partito ieri dall’Italia con un carico di ponteggi caricati presso la Thyssen e da consegnare a Berlino,era statorubato poche ore prima. Come ha affermato l’emittente polacca TVN24, dai dati del Gps satellitare, è stato rilevato che  il camion è statoparcheggiatoieriverso mezzogiorno a Berlinocon un carico di acciaio che doveva essere scaricato alle prime ore di questa mattina. Il proprietario dell’impresa di trasporti, Lukasz Wasik, aveva già detto di averperso i contatti con il conducente del camion, suo cugino,a partiredalle 16 di ieripomeriggio. Attorno alle 16 infatti, il motore del camion è stato acceso varie volte senza però che il mezzo si mettesse in moto, in quelli che potrebbero essere tentativi dell’aggressore per mettere in marcia il Tir. Il mezzo ha poi lasciato il parcheggio alle 19.45, poco prima di piombare sulla folla del mercatino di Natale. Quindi, dopo l’attacco, sul sedile passeggero del tir è stato trovato il cadavere dell’autista polacco 37enne e, poco dopo, è stato arrestato il sospetto che sarebbe stato appunto al volante, un richiedente asilo pachistano o afghano.

M.