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Berlino conferma la dichiarazione finale sulla Libia

Dunque nessuna sorpresa a Berlino dove, al termine di una giornata comunque densa di tensione, i paesi presenti alla conferenza hanno votato all’unanimità la dichiarazione finale “senza modifiche sostanziali” alla bozza che era stata messa a punto.

Conte: “Ora debbono seguire le riforme”

Soddisfatti tutti, Conte in testa che, attraverso un Twitter, ha scritto: “Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico e del Governo libico per una stagione di riforme che riguardino il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza. L’Italia – ha aggiunto il premier – crede nella forza della diplomazia e della politica, e ritiene inaccettabile la soluzione militare. Tutti dobbiamo condividere questo obiettivo”.

La Merkel intermediara fra Serraj e Haftar

Resta tuttavia da sottolineare che, malgrado gli sforzi della cancelliera Merkel (che ha dovuto poi ‘trattare’ con i due separatamente), le due delegazioni  provenienti da Tripoli (quella del premier Fayez al-Serraj, e quella che accompagnava il generale Khalifa Haftar), hanno rifiutato di sedersi allo stesso tavolo per trattare la dichiarazione, scegliendo appunto ciascuno di essere informato dalla Merkel dopo. Ovviamente nessuno dei due (nella foto) ha firmato.

Bogdanov: “Ora urge però un accordo politico”

Particolarmente duro invece Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri russo il quale, incontrando poi i media ha sì condiviso che in Libia il cessate il fuoco avuto successo ma, allo stesso tempo, ha fatto notare che senza un accordo politico nel paese ci saranno armi sufficienti nel Paese “per molti anni di guerra“. Bogdanov si è inoltre detto convinto che in Libia “Vi sono piantagrane che hanno interesse a far deragliare il cessate il fuoco, ma penso che la seria leadership della Libia avrà volontà sufficiente, sarà in grado di rispettare il cessate il fuoco e costruire un dialogo politico che riteniamo debba essere pienamente inclusivo“.

Pompeo e Cavusoglu: “L’Onu può facilitare le cose”

Dal canto suo, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha twittato affermando “Esortiamo tutte le parti a cogliere questa opportunità, attraverso la mediazione facilitata dall’Onu, per affrontare le questioni politiche, economiche e di sicurezza che le dividono. È tempo che la Libia scelga il suo futuro, un futuro libero dalle violenze alimentate da attori esterni“. Poi, commentando l’incontro tenuto a margine della conferenza con Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco, Pompeo ha riferito che “ha espresso preoccupazione per l’intervento militare straniero nel conflitto“. Riguardo al colloquio avuto tra i due, la portavoce del Dipartimento di Stato, ha posto sull’accento che i due hanno  “concordato sulla necessità urgente di un cessate il fuoco duraturo e sul ritorno ad un processo politico facilitato dall’Onu“.

Macron: “tocca a noi non fare nulla”

Per Emmanuel Macron invece “Tocca alle Nazioni Unite negoziare i termini di un vero cessate il fuoco senza che nessuno dei belligeranti ponga delle precondizioni. Il presidente francese ha poi tenuto ad avvertire i paesi presenti affermando che “tocca a noi non fare nulla che comprometta la fine delle ostilità, alimenti la guerra e crei nuove minacce per i libici come per tutti noi. Devo esprimere la viva preoccupazione che mi ispira l’arrivo dei combattenti siriani e stranieri a Tripoli, deve cessare”.