CAMERA – RESPINTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO LA BOSCHI CHE TUONA: ‘NESSUN FAVORITISMO: AMO MIO PADRE MA SE SBAGLIA PAGA. NESSUNO FERMERÀ QUESTO GOVERNO’

Con 129 sì e 373 no, come era prevedibile, la Camera harespinto la mozione di sfiducia individuale presentata dal M5S contro il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Pd, Ap, Ala, Conservatori e riformisti e gli altri gruppi centristi, si sono compattati al fianco del ministro delle Riforme mentre, Forza Italia, è uscita dall’aula. Tra i sostenitori della sfiducia, accanto ai M5sLega, Fratelli dl’Italia, Sinistra italiana, i fuoriusciti dal M5s e i civatiani. “Una campagna politica contro la mia famiglia e il governo”, ha tuonato nel dibattimento la Boschi “Ci sono stati atti che hanno favorito mia famiglia? C’è stato un favoritismo, una corsia preferenziale? Se la risposta fosse sì sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni. Amo mio padre, non mi vergogno a dirlo. E’ una persona perbene e sono fiera di lui – ha tenuto a sottolineare il ministro – Se mio padre ha sbagliato deve pagare, non ho dubbi. Nell’Italia che stiamo costruendo non c’è spazio per due pesi e due misure. Ma questo non lo giudica il tribunale dei talk show o l’opposizione che strumentalizza vita e morte delle persone. Sono la prima nella famiglia Boschi a essersi laureata, ricordo la gioia e la commozione di mio padre. Noi figli sappiamo cosa ha fatto per farci studiare, lui figlio di contadini che per andare a studiare faceva chilometri e 40 minuti di treno – quindi, ha detto ancora –  Questa è la storia semplice, umile e forte della mia famiglia, non quella delle maldicenze e delle meschinità che sono state scritte”. Poi la Boschi ha voluto precisare anche la sua ‘disavventura’ con la Banca Etruria: “Io posseggo, o sarebbe meglio dire possedevo, 1557 azioni di banca Etruria, 1500 euro il valore iniziale. Ora valgono zero. E’ suggestiva l’idea che io fossi proprietaria della banca Etruria, o che la mia famiglia, 5 soci su 60mila in totale, fosse proprietaria della banca. Dire che banca Etruria è della famiglia Boschi è una cosa che poco corrisponde alla realtà dei fatti. Né io né i membri della mia famiglia hanno acquistato azioni mentre io ero al governo. L’ultimo acquisto è del luglio 2013. Dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere l’incarico a mio padre? Dov’è il favoritismo nella sanzione di Banca d’Italia verso mio padre? Io come ministro sono sempre stata dalla parte delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia o i miei amici. Non c’è conflitto di interessi, alcun favoritismo o corsia preferenziale”, ha affermato la Boschi sottolineando che “ Chi ha sbagliato paga e pagherà. Non ho tutelato la mia famiglia, questo governo ha tutelato le istituzioni. Giudichino i firmatari della mozione se le informazioni che ho dato sono sufficienti a ristabilire la verità, se sono venuta meno ai mei doveri, se ho favorito la mia famiglia o tratto vantaggi. Mi rendo conto che fare il ministro a 34 anni con un ruolo di responsabilità attira maldicenze e invidie. Non mi fanno paura, sento l’amicizia e l’affetto di tanti colleghi e cittadini che mi incoraggiano ad andare avanti. Voglio sfidare i firmatari: mi si dica se sono venuta meno ai miei doveri e sarò la prima a lasciare, mi si dimostri che ho favorito qualcuno e non aspetterò l’esito del voto, mi si dica che non sono all’altezza. Ma non vi consento di mettere in discussione i miei principi, non ve lo consento. Se volete attaccare il governo lasciate perdere – ha quindi avvertito il ministro delle Riforme – Questo governo è attrezzato per subire attacchi e per portare a termine il cambiamento. Continueremo ad andare avanti con libertà e il coraggio di chi sa di dare all’Italia una nuova opportunità. Dal canto suo Davide Crippa (M5s), illustrando in aula prima del voto la mozione di sfiducia, aveva parlato di “un gravissimo e palese conflitto di interessi che si districa intorno alla ministra Boschi e alla sua famiglia”, definendo la “santa famiglia Boschi di Arezzo. Il padre, il fratello e la cognata del ministro hanno avuto rapporti con la banca. Una bella banca di famiglia”. Poi Crippa, riassumendo in tre punti del Cdm la vicenda delle banche (la riforma delle Popolari, il salva banche e il bail-in), ha denunciato la presenza di “rilevanti speculazioni finanziare” tirando in ballo, tra le altre cose, il fondo Algebris di Davide Serra. “Lei era presente al Cdm del 10 settembre del 2015, quando fu recepita la direttiva su ’bail-in’ con il salvacondotto sui dirigenti delle banche: stiamo parlando di un salvacondotto per il babbo? Sembra proprio così”, ha affermato Crippa, spiegando come “i fatti gettano una pesante ombra sulla sua figura di ministro e sulla funzione istituzionale con riguardo alla cura degli interessi pubblici, al principio di assoluta imparzialità, alla tutela costituzionale e non del suo guadagno personale. Sarebbe onesto che lei facesse un bel passo indietro”.

M.