Cantone critica il decreto Genova

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    Secondo Cantone sarebbero troppo “forti” i poteri dati al Commissario e ci sarebbero addirittura “pericoli di infiltrazioni mafiose”. Parole pesanti e determinate quelle che ha usato il presidente dell’Anac – l’autorità nazionale anticorruzione – che nell’ambito della audizione sul decreto Genova ha chiarito, al cospetto delle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera che i “poteri assoluti” concessi al Commissario sarebbero eccessivi, sottolineando come la celerità nel redigere il prospetto ha prodotto alcune omissioni. “Con una disposizione che credo sia senza precedenti (la deroga a tutte le norme dell’ordinamento italiano, ad esclusione di quelle penali) si intende consentire al Commissario di muoversi con assoluta e totale libertà, imponendogli solo i principi inderogabili dell’Unione europea ed ovviamente i principi costituzionali”.

    E ancora: “Quello che è accaduto a Genova è una tragedia di proporzioni enormi e lo Stato non può certamente stare a guardare, ma deve utilizzare qualunque strumento affinché il Ponte sia ricostruito al più presto ed al meglio. È un dovere verso la Città ma anche verso le vittime”.
    Cantone alza nel vespaio dei dubbi e delle polemiche anche la polvere di diversi dubbi circa il decreto, primo fra tutti quello sula deroga alle salvaguardie antimafia. “La deroga a tutte le norme extrapenali comporta anche la deroga al Codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive”.
    E poi: “Vi sono molte attività connesse alla ricostruzione in cui le imprese mafiose detengono un indiscutibile know how”.

    Non è tutto: “Nell’obiettivo di garantire al commissario regole certe, in puro spirito di collaborazione istituzionale, ritenendo prioritario l’obiettivo della ricostruzione del ponte, mi spetta il compito, non piacevole ma doveroso, di sollevare qualche dubbio e perplessità sull’impianto del decreto”. Cantone sta parlando del comma 5 e al comma 7 dell’articolo 1 del decreto che parlano delle deroghe e della esclusione di soggetti diversi.

    E ancora: “L’esclusione di soggetti diversi dall’attuale concessionario, generalizzate a tutti i concessionari di strade a pedaggio o che abbiano partecipazioni in esse o che siano da esse controllate, appare di dubbia legittimità, perché in contrasto con i principi di proporzionalità, concorrenza nonché con le indicazioni contenute nella direttiva europea, che prevede cause di esclusione tassative”.

    “Quale sarebbe – ha domandato poi Cantone – il vantaggio competitivo di un operatore che ha una partecipazione anche minima in una concessionaria di strade a pedaggio? E quale sarebbe il vantaggio competitivo di altri operatori, diversi dall’attuale concessionario?”.