Caso Kavanaugh. Il Washington Post contro la sua nomina a giudice

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    Negli Stati Uniti, il governo Trump va avanti nonostante gli innumerevoli attacchi che riceve dall’opposizione e dai suoi detrattori. L’ultimo in ordine di tempo riguarda Brett Kavanaugh, il candidato alla Corte Suprema, sponsorizzato dallo stesso presidente Usa. Le accuse nei confronti di Kavanaugh riguardano molestie sessuali durante gli anni universitari. Il processo nei suoi confronti prosegue, ma lui ha già dato la garanzia  che proseguirà ad essere “un gran lavoratore, equilibrato, aperto, indipendente e dedito alla Costituzione e al bene pubblico”. “Io venero la Costituzione – dichiara in un’intervista  – credo che una magistratura indipendente e imparziale sia essenziale per la nostra repubblica costituzionale”.Tuttavia, Kavanaugh ha ammesso la sua troppa emotività durante la testimonianza al Senato. Una dichiarazione “energica e appassionata” che solo in pochi istanti, spiega, è stata sopraffatta dall’emozione. “A volte, la mia testimonianza ha riflesso la mia schiacciante frustrazione di essere accusato ingiustamente, senza prove, di una condotta orribile completamente contraria al mio comportamento e al mio carattere”. “La mia dichiarazione e le mie risposte hanno anche rispecchiato la mia profonda preoccupazione per l’ingiustizia di come questa accusa è stata gestita”. Contrariamente all’innocenza promulgata da Kavanaugh, il Washington Post ha sollecitato il Senato a revocare la candidatura del preferito di Trump alla Corte Suprema. Non succedeva da 30 anni che l’editoriale si schierasse contro un candidato al massimo organo giudiziario d’America. “E’ stato appreso abbastanza sui suoi istinti di parte. Riteniamo che i senatori debbano votare no”, così si esprime in una nota il Post. “E non lo diciamo con leggerezza, non ci opponiamo ad una nomina per la Corte Suprema, liberale o conservatrice, da Robert H. Bork nel 1987”.Nel frattempo circa 300 i manifestanti sono stati arrestati dalla polizia durante le proteste a Washington contro la conferma di Kavanaugh. In una nota, le forze dell’ordine hanno precisato che sono finiti in manette 302 manifestanti.Tra i fermati ci sono anche l’attrice Amy Schumer e la modella Emily Ratajkowski. Il voto procedurale in Senato è fissato per le 10.30 (le 16.30 in Italia). Un voto che consentirà di testare se il giudice designato da Trump può contare sulla maggioranza in vista di quello finale di sabato. Per ora ci sono ancora tre senatori repubblicani che non hanno sciolto le loro riserve, dopo l’indagine dell’Fbi sulle accuse di aggressione sessuale nei confronti del magistrato: se due di loro si esprimeranno per il no, la nomina di Kavanaugh naufragherà. E il voto per la conferma potrebbe essere complicato dal senatore repubblicano Steve Daines, che intende partecipare sabato al matrimonio della figlia in Montana, disertando quindi l’aula. In tal caso il Grand old party, che controlla il Senato con 51 seggi contro 49, ha bisogno che tutti gli altri senatori del partito votino a favore di Kavanaugh.