Caso Mediaset, atteso il verdetto di Strasburgo

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    Fonti parlamentari vicine a Forza Italia, dicono che il verdetto sul caso Mediaset, prenderebbe la seguente piega: nel comunicato stampa per la riunione della Cedu fissata ad oggi non viene citata la parola sentenza, ma pronuncia, in gergo tecnico ’ruling’. Non solo: nella nota viene evidenziato che la delibera dei giudici europei sul caso Mediaset sarà depositata per iscritto mentre la sentenza, in genere, viene letta di fronte ad una platea pubblica. Lasciando da parte le voci di corridoio, rimane che Strasburgo potrebbe anche non accogliere la ’dichiarazione di rinuncia’ trascritta dagli avvocati di Silvio Berlusconi ma emettere un giudizio non positivo, entrando nel merito del caso Mediaset. E questo gioverebbe all’immagine del Cavaliere, ora impegnato nella campagna elettorale per le europee e sulla rinascita di Fi per provare a ricucire l’alleanza che Matteo Salvini ha in qualche modo disciolta. L’unico ’precedente’ simile al caso Mediaset è quello dell’ex senatore forzista Augusto Minzolini, ora dipendente per il ’Giornale’: condannato in via definitiva per peculato per via dell’utilizzo non consentito delle carte di credito Rai, l’ex direttore del Tg1 non poteva promuovere candidatura alle politiche del 2013 per effetto della ’Severino’. Nel marzo 2017 l’Aula di palazzo Madama sopprime il giudizio della Giunta del Senato sulla cancellazione del mandato parlamentare per la Severino e Minzolini imane in carica: lui però decide di dimettersi lo stesso da senatore ’’per una battaglia di principio’’, visto il “fumus persecutionis dei giudici’’. La ’decadenza’ di Silvio Berlusconi è una vicenda che ha origini lontante. Tutto cominciò il 27 novembre 2013, quando l’Aula del Senato taglia ’fuori’ il presidente di Fi dopo la condanna nel processo Mediaset. Il voto giunge verso le 6 di sera quando 192 parlamentari respingono 9 ordini giornalieri con l’intento di ’salvare’ l’ex premier.A favore della decadenza votano Pd, M5S, Sel e Scelta civica; votano no invece Forza Italia, Gal, Nuovo centrodestra e Lega. Tramite i suoi avvocati, due mesi prima, il 10 settembre 2013, Berlusconi aveva presentato il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per controbattere l’applicazione a posteriori della Severino.