Chirurgia focale, il nuovo metodo per curare il cancro alla prostata

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    Si è appena concluso a Riccione il novantunesimo Congresso della Società Italiana di Urologia, dove sono state presentate diverse tecniche e tecnologie innovative in campo medico. Tra le novità più interessanti da sottolineare vi è quella che riguarda la cura del tumore alla prostata, che può essere tenuta a controllo con la “chirurgia focale“. Il metodo prevede di avvertire il cancro alla prostata con un efficacia quattro volte superiore alla norma, pronosticando un esito favorevole per quanto riguarda la sua cancellazione. Una terapia che fa ricorso alla fotodinamica ed è soprattutto mininvasiva. La chirurgia focale fa ricorso ad un laser non termico e non troppo potente, che permette di bruciare fino alla rimozione delle cellule tumorali, senza procurare danni ai tessuti sani circostanti. Questo metodo poco invasivo permette di ridurre il tumore alla prostata ad uno stadio iniziale, evitando in questo modo la terapia, non dovendo necessariamente ricorrere alla sorveglianza attiva, oltre alla possibilità di eliminarlo definitivamente, proprio in procinto della manifestazione della malattia tumoraleLa chirurgia focale sbarcherà in Italia, ma solo in alcuni centri specializzati, secondo quanto fatto trapelare dagli esperti della Società Italiana di Urologia durante il meeting di Riccione.Oltre all’asportazione immediata del tumore, la metodica è in grado di ridurre in modo significativo il successivo sviluppo di tumori di grado superiore, permettendo a molti pazienti di passare a un trattamento curativo (terapia chirurgica radicale o radioterapia) in percentuali più che dimezzate rispetto alla sorveglianza attiva, sia nel breve sia nel lungo termine. Infatti le stime provvisorie sono tutte a favore della chirurgia focale, se confrontate con quelle sulla sorveglianza attiva. A 2 anni dalla nascita del tumore, il paziente vedrebbe ridotta notevolmente il passaggio dalla terapia alla cura, quindi con conseguente accelerazione dei tempi per risolvere il problema, dal 32% della sorveglianza attiva addirittura al 7% con il nuovo metodo. Se passano 3 anni il rapporto sorveglianza attiva-chirurgia focale è di 44-15%, mentre se si aspettano 4 anni il rapporto sale a 53/44%. Un grande svolta sembra affacciarsi all’orizzonte della battaglia contro i tumori. Giuseppe Morgia, uno dei responsabili scientifico della SIU e primario del Dipartimento di Urologia del Policlinico di Catania, entra nel dettaglio della nuova tecnica che molti suoi colleghi urologi potranno adottare. “La chirurgia focale – spiega – è la prima terapia fotodinamica conservativa e mininvasiva che impiega un laser non termico a bassa potenza in grado di necrotizzare (ovvero di uccidere) le cellule tumorali, preservando il tessuto sano circostante, tramite un processo di fotoattivazione. Grazie alla capacità del laser di attuare in tempi rapidissimi una occlusione vascolare è possibile asportare tumori di piccole dimensioni entro il raggio d’azione di 5mm dalle fibre ottiche stesse. La metodica è dunque ’selettiva’, idonea in pazienti con malattia allo stadio iniziale, candidati a una chirurgia conservativa, che non richiede cioè l’asportazione dell’intera ghiandola prostatica (chirurgia radicale) e rispondenti ad altri parametri prognostici favorevoli”. Se la chirurgia focale funzionerà come ha precisato il professor Morgia, si prospettano miglioramenti nella qualità della vita per i malati di tumore alla prostata, sia che si tratti di pazienti a rischio o che hanno la malattia in fase di progressione. Altri benefici che il nuovo metodo apporterà sono: la riduzione dei tempi di intervento che (solo 1 ora e mezza); l’esecuzione della procedura in regime ambulatoriale con minor impatto psico-emotivo per il paziente; l’abbattimento degli effetti collaterali con diminuzione/assenza di dolore post operatorio, rapido recupero della funzionalità prostatica e sessuale (fortemente compromesse invece con un intervento di chirurgia radicale).