ECONOMIA

Contraffazione, allarme Confcommercio: il 30,5% compra falso

“Il focus di questa edizione sarà centrato su contraffazione ed abusivismo, due piaghe che certo penalizzano in particolare i nostri settori, ma che indeboliscono tutta la filiera del Made in Italy e la salute del sistema Paese, sovvenzionando le catene della criminalità organizzata. Questi fenomeni, inoltre, hanno anche una preoccupante ‘ricaduta sociale’ che è difficile da quantificare ma non è meno pesante da valutare. Perché contraffazione ed abusivismo spingono ad abbassare l’asticella della qualità della vita e degli acquisti, rendendo le persone più povere culturalmente, più fragili nelle scelte e più esposte in termini di salute, consumi e abitudini”.
E’ quanto affermato stamane da Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, commentando gli esiti dell’indagine sulla contraffazione, abusivismo ed illegalità, che Confcommercio ha condotto in occasione della Giornata nazionale ‘Legalità ci piace!’.
Ebbene quelli che sono emersi sono dati preoccupanti per i commercianti: nel corso di quest’ultimo anno infatti il 30,5 degli acquirenti (un cliente su tre), ha preferito acquistare un prodotto contraffatto.
E’ stato poi Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confindustria, a tradurre nel dettaglio gli effetti di questo crescente fenomeno, oggi a +4,9 punti rispetto al 2013.

L’acquirente, un over 25 conscio dei rischi

Ma chi è l’acquirente tipo di questo settore illegale? Secondo l’Ufficio studi è un over 25 con un livello d’istruzione al 77% medio-basso e, nel 43,7% delle volte è del Sud. Nella maggior parte dei casi si tratta di un impiegato, ma vi sono anche operai e pensionati. Intanto, per fugare ogni dubbio, va sottolineato che, rivolgendosi alla contraffazione, il 90% dei consumatori è perfettamente conscio di agire nell’illegalità. Ma a sentir loro, quasi che si tratti di un bene di ‘prima necessità’, la scelta di indirizzare gli acquisti nel mercato illegale è (nell’82% delle volte) per lo più dettata da esigenze di natura economica. E dunque non c’è da stupirsi quando in tanti affermano che acquistare prodotti contraffatti o illegali, ‘è normale’ (il 73%).

L’abbigliamento in testa, ma sul web è l’entertainment

Dunque, come in parte già sappiamo, è l’abbigliamento il settore maggiormente ‘deufradato’, che dal 2016 ha visto il fenomeno aumentare di ben 9,4 punti. Quindi – incredibile a leggersi – seguono i prodotti farmaceutici (+2,8), quelli legati all’intrattenimento (+1,5), la pelletteria (+0,4) e, in coda, i giocattoli (+0,3). Per quest’ultimo settore – dedicato ai più piccoli – è tuttavia il web (+12,1 punti), il terreno preferito dagli acquirenti che prediligono l’abusivismo e la contraffazione. Online ‘tira’ di più la pelletteria (+10,5), seguita poi dall’abbigliamento (+9,0). Tuttavia, l’illegalità via web (89%), si rivolge principalmente all’intrattenimento in generale, variando tra i film, la musica, e addirittura gli abbonamenti tv. Curioso anche che la metà degli acquirenti (47,9%), si rivolga a servizi illegali presenti sul web, di servizi turistici, case vacanze, trasporti, e ristorazione.

Contraffazione e abusivismo, una piaga

Entrando nel merito delle attività ‘criminali’ che coinvolgono il terziario del mercato, quelle che continuano ad aumentare sono la contraffazione (34,8%), l’abusivismo (34%), i furti (29%), e le rapine (25%). Tra gli effetti più deleteri nei confronti di aziende ed esercizi legali, si staglia la concorrenza sleale (60,8%), e la conseguente riduzione del fatturato (37,8%).
Da considerare poi il taccheggio, che ha ‘toccato’ almeno il 69,3% delle imprese, per lo più nell’area del Nord Ovest (75,5%,), e nel Centro (73,6%).
Max