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Controlli fiscali: occhi puntati sui social e acquisti online. Che succede, penali, accertamenti, cosa di rischia

Ultimo aggiornamento 10:18

Al via importanti controlli fiscali sulle piattaforme che si dedicano alla vendita di beni e servizi e all’universo dei social: è quanto si sta preparando in questi momenti in un’ottica di indagine e accertamenti di natura fiscale e di trasparenza operativa.

Nel target delle indagini quindi finiscono gli acquisti online e i social. Le nuove disposizioni di accertamento volto alla trasparenza fiscale rientrano nel piano di riforma presentato dalla Commissione Europea il 15 luglio 2020. Ma come funzionano? A cosa mirano di preciso? Da chi verranno fatti? E che cosa comporteranno in termini di rischi, di procedimenti e di indagine? Andiamo a vederci chiaro.

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Controlli fiscali: fari puntati sui social e gli acquisti online

Dunque anche le piattaforme digitali saranno oggetto di accertamenti: gli indirizzi in tal senso giungono dall’Europa, che il 15 giugno ha presentato il piano di riforma per la ripresa economica sciorinato in 25 punti. Uno di questi implica per appunto l’obbligo di trasparenza fiscale per le piattaforme digitali: chi ottiene profitto dalla vendita di beni o servizi deve pagare una giusta quantità di tasse.

aggiornamento ore 1.15

I vari Stati Europei mirano così ad ottenere informazioni precise sui ricavi dei venditori, allo scopo di stabilire una giusta e equa tassazione dei redditi prodotti. Pertanto i vari Amazon, Uber,  Instagram o Google dovranno fornire informazioni al Fisco sull’identità di chi trae guadagni tramite le piattaforme: saranno trasmessi i dati di chi compra e vende online.

Controlli fiscali: trasmissione dei dati di chi vende online e di chi compra

Il piano di riforma fiscale messo in piedi dalla Commissione Europea si divide in 25 punti e si basa su lotta all’evasione, semplificazione ed equità. Il piano è stato pubblicato il 15 luglio 2020 e l’adozione verrà articolato negli anni, fino al 2024.

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Tra gli scopi della riforma fiscale europea c’è appunto pure quello di potenziare il contrasto alla concorrenza sleale: e per questo in una raccomandazione della Commissione Europea sono state sciorinare le linee guida agli Stati membri per non erogare fondi statali a quelle imprese che, per pagare meno tasse, spostano i propri affari nei Paradisi fiscali.

Una delle novità sul piano della lotta alla evasione è la possibilità data agli Stati membri dell’Unione di scambiare informazioni sui redditi generati dai venditori che sfruttano le piattaforme online.

In questo senso le autorità nazionali potranno risalire alle situazioni da tassare. Ma i controlli fiscali su social e acquisti online valgono per quali piattaforme?

aggiornamento ore 6.06

Controlli fiscali su acquisti on line: su quali piattaforme

Le regole della Commissione Europea saranno adottate fino al 2024. Rappresentano di fatto delle linee guida e si concentrano su alcune particolari piattaforme online:

  • la fornitura di servizi;
  • la vendita di beni;
  • la locazione di beni immobili;
  • il noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto;
  • l’investimento o il prestito tramite finanziamento collettivo.

I vari giganti, come Google, Amazon, Uber e Facebook e Instagram saranno dunque tenuti a una rendicontazione. Le regole sarebbero da applicare a tutte le piattaforme che risiedono nell’Unione Europea, o che svolgono attività nel territorio dell’Unione. L’obbligo si applica sia alle piattaforme europee che a quelle estere, che dovranno riportare le news dovute solo in un Paese membro e una volta l’anno.

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Come detto, gi Stati potranno di scambiarsi le informazioni attraverso i dati acquisiti, sostenendosi reciprocamente nell’identificare eventuali soggetti da tassare.

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