Home POLITICA ESTERI Convention repubblicana, Trump: “Sono le elezioni più importanti della storia”

Convention repubblicana, Trump: “Sono le elezioni più importanti della storia”

Il presidente degli Stati Uniti ha accettato la candidatura del partito e ha attaccato il rivale democratico Joe Biden

Ultimo aggiornamento 13:20
DONALD TRUMP

“Amici, delegati e ospiti illustri. Sono qui di fronte a voi stasera, onorato del vostro sostegno, orgoglioso dello straordinario progresso che abbiamo fatto insieme negli ultimi quattro anni, che fioriscono con fiducia nel radioso futuro che costruiremo per l’America nei prossimi quattro”. Per chi si aspettava un discorso scioccante del presidente Donald Trump nella serata di chiusura della convention repubblicana, probabilmente è rimasto deluso. Dal palco allestito sul grande prato della Casa Bianca, Trump ha accettato la candidatura del partito, ha attaccato duramente il rivale Joe Biden ed elogiato i “progressi fatti” durante il suo mandato. Di certo non si è risparmiato con le accuse rivolte a Biden, “il distruttore dei posti di lavoro e, se gliene sarà data la possibilità, il distruttore dell’America”, ma, parlando direttamente dalla Casa Bianca, centro del potere, e non nelle piazze gremite di sostenitori, non ha mostrato lo stesso tono apocalittico di quattro anni fa.

Il discorso di Trump

Il discorso, molto lungo (più di un’ora, circa 6.000 parole ha scritto il New York Times), è stato piuttosto convenzionale. Il presidente ha evitato di addentrarsi direttamente nei temi più caldi e importanti di questi giorni, come le proteste scoppiate a Kenosha, in Wisconsin, e in altre città americane in seguito al ferimento di Jacob Blake, il 29 afroamericano colpito da sette colpi di pistola da un agente della polizia. Ha solo promesso l’ormai inflazionato “legge e ordine”, condannando gli “anarchici e i criminali” che protestano e distruggono le città e garantendo “l’assoluto diritto di ogni cittadino americano di vivere in sicurezza e pace”. “Se i democratici vogliono stare con gli anarchici, con i rivoltosi e con i saccheggiatori – ha detto il tycoon – questo dipendo da loro. Ma io, come vostro presidente, non ne farò parte”. Poi ha elencato i pericoli provocati dalla sinistra radicale per la sicurezza nazionale e, soprattutto, per quella delle città a guida democratica.

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L’elogio della sua amministrazione

“Make America Great Again, Again”. È un po’ questo il senso della prima parte del discorso di Trump. “Costruiremo di nuovo la più grande economia della storia – ha raccontato – tornando rapidamente alla piena occupazione, a redditi altissimi e a una prosperità record. Difenderemo l’America da tutte le minacce e la proteggeremo da tutti i pericoli. Condurremo l’America verso nuove frontiere di ambizione e di scoperta, e raggiungeremo quattro nuove vette di conquista nazionale. Riaccenderemo la fede nei nostri valori, un nuovo orgoglio nella nostra storia e un nuovo spirito di unità che può essere realizzato solo attraverso l’amore per il nostro grande Paese”.

Tutto ciò che già era stato costruito dalla sua amministrazione, dice Trump, prima che arrivasse il coronavirus. “Ma ora produrremo un vaccino entro la fine dell’anno, sconfiggeremo il virus e ne usciremo più forti di prima”. Sotto il palco, però, nessuno tra gli ospiti è distanziato né indossa mascherine di sicurezza.

L’attacco a Biden

Forse la parte con più verve dell’intervento è l’attacco a Biden, “un debole, non il salvatore dell’America”, che ha un programma elettorale “made in China”. Altro che “alleato della luce“. Per questo quelle di novembre “sono le elezioni più importanti della storia”, dice Trump: “Mai come questa volta si confrontano due filosofie così diverse […] Queste elezioni decideranno se difenderemo l’American way of life o se consentiremo a un movimento radicale di distruggerlo”.

Ma poi si dichiara pronto ad accogliere “milioni di democratici, indipendenti e chiunque creda nella grandezza dell’America”. Il presidente sa che, questa volta, non può contare su un rivale divisivo e facilmente attaccabile come Hillary Clinton nel 2016.

Mario Bonito