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Coronavirus: l’Italia ‘snobbò’ le linee guida dell’Oms che ci avrebbero risparmiato almeno 10mila vittime?

Ultimo aggiornamento 17:44

Spesso addirittura ‘derisa’, delegittimata, come abbiamo spiegato in un altro articolo, l’Organizzazione Mondiale della sanità è un’istituzione storica e preziosa che, soprattutto per la sue finalità ‘civili e democratiche’ ne ha da insegnare a tanti.

E’ di oggi la notizia – speriamo avrà un seguito all’altezza – che ‘a loro tempo’, di concerto con l’Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), l’Oms tracciò delle precise linee guida da adottare ‘in caso di pandemie’.

Un preciso protocollo che, se adottato da noi avrebbe potuto evitare ben 10mila delle oltre 35mila vittime comportate dall’avvento del Covid-19.

La denuncia di un ex generale esperto di pandemie

A sostenerlo è un generale dell’Esercito italiano in pensione, Pier Paolo Lunelli il quale, attraverso un dettagliato dossier formato da 65 cartelle spiega che le autorità italiane fecero riferimento ad “un piano vecchio e inadeguato che non fa alcun riferimento a scenari e ipotesi di pianificazione”.

Lo ‘scoop’ lanciato dal tabloid britannico ‘Guardian’

Il fatto più inquietante della faccenda a nostro avviso, è che l’ex generale abbia preferito anticipare questa sua denuncia – che si appresta a formalizzare davanti ai magistrati italiani – all’autorevole ‘The Guardian’, piuttosto che a un quotidiano italiano. Questo vorrebbe forse lasciar intendere che Lunelli temeva che nel nostro paese la sua denuncia sarebbe stata ‘abilmente smontata’ o peggio, ‘spettacolarizzata’ così da farne ‘soltanto’ un motivo di gossip?

Lunelli: esperto di difesa nucleare, batteriologica e chimica

Spieghiamo subito che. Oltre che ex Generale, il signor Lunelli ha anche ricoperto il delicatissimo ruolo di comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica, dunque non parliamo di un’autorità ma, di un autorevole esperto che, negli anni, proprio in virtù della sua esperienza ha contribuito alla stesura di specifici protocolli da adottare contro le pandemie, in uso a diversi  Paesi, Italia compresa.

‘Guardian’: l’Italia non ha aggiornato l’anti-pandemie

Così, ‘imbeccato’ da Lunelli, The Guardian ha fatto quello che ciascun buon giornalista dovrebbe fare: è andato a confrontarsi con quanto ‘denunciato’ dall’ex generale italiano. La prima scoperta è stata quella che, effettivamente, nel 2017 l’Italia non avrebbe affatto aggiornato il ‘piano anti-pandemie’, del quale sia l’Oms che l’Ecdc, ne avevano indicato le linee guida da adottare.    

Ma non solo, all’interno del sito del ministero della Salute – scrive ancora il quotidiano – l’ultimo aggiornamento apportato al “piano per la pandemia da influenza” sarebbe addirittura del 15 dicembre 2016.

C’è inoltre da considerare che, indagando più a fondo, è emerso che le proprietà del documento Pdf, riporterebbero l’origine del ‘testo’ al gennaio 2006. Questo perché, spiega l’ex generale, ”Quando si modifica un documento, se ne dovrebbe anche modificare il titolo” quindi, deduce Lunelli, “Potrebbe essere che l’Italia non aggiorna il proprio piano dal 2006”.

Lunelli: “Purtroppo siamo stati il primo paese colpito”

Ma attenzione, rincara ancora l’ex generale, “Non siamo l’unico paese con un piano vecchio, la differenza è che siamo stati il primo Paese europeo colpito dal virus, laddove altri hanno avuto il tempo di pianificare la loro risposta”.

Lunelli ha lavorato alacremente al suo dossier, così da poter incontrare i magistrati preparato al meglio, per dimostrare la mancanza da parte del nostro governo, di un piano all’altezza rispetto ad un’emergenza che ha generato tragiche conseguenze rispetto all numero di vittime, ed altrettanti disastrosi danni nel confronti dell’economia. Come spiega infatti Lunelli: ”Affrontare una pandemia senza un buon piano, con insufficienti capacità di terapie intensive e scarse scorte di materiali protettivi è come guidare un autobus su una strada di montagna in mezzo a un’improvvisa e forte nevicata, senza catene da neve. Sfortunatamente – aggiunge – l’autobus italiano è finito fuori strada con gravi conseguenze in termini di vittime dirette e indirette, così come per la ricaduta economica su alcune regione che maggiormente contribuiscono al pil nazionale“.

Oltre 150 denunce dai familiari delle vittime del Covid

Insomma ‘cose pesanti’, tanto è che, appena saputo tutto ciò, i familiari delle vittime del Covid-19, costituitisi in un apposito comitato – ‘Noi denunceremo’ – hanno già dato vita ad oltre 150 denunce alla magistratura. Nel mirino a quanto sembra finiranno anche quanti, dal 2013, hanno ricoperto il ruolo di presidenti del Consiglio, e di ministro della Sanità italiana, proprio per il mancato aggiornamento del pano anti-pandemie.

‘Guardian’: quel rapporto ‘sparito’ dal sito dell’Oms

Dal canto suo il ‘Guardian’ ricorda come, lo scorso 13 maggio, l’Oms produsse un rapporto ‘indipendente’ (titolato ‘Una sfida senza precedenti: la prima risposta dell’Italia al Covid-19′. ), all’interno del quale veniva attentamente ‘pesato’ quanto verificatosi in Italia dall’inizio della pandemia. Principalmente, l’obiettivo prefisso dell’Oms era quello di fornire conigli utili agli Paesi, così da far in mondo che potessero evitare quanto accaduto invece in Lombardia.

Fatto ancora più eclatante è che tale – prezioso – rapporto il giorno dopo sparì dal sito dell’Oms, in seguito alla richiesta espressa dall’ assistant director-general dell’Oms per le iniziative strategiche, dottor Ranieri Guerra.

‘Qualcuno’ dall’Italia, non gradì quel rapporto…

Tuttavia, scrive ancora il ‘Guardian’, il rapporto in questione, stilato dall’Emergency Team per il Covid-19 all’Ufficio europeo di Venezia dell’Oms Venezia per gli Investimenti in Sanità e Sviluppo, ‘confermava’ che affermava il piano per le pandemia dell’Italia era datato 2006, in coincidenza dell’avvento della Sars, e quindi “riconfermato”. Nello specifico, rivela il quotidiano, dal 2014 il dottor Guerra ha ricoperto il ruolo di direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, ed è stato a capo dell’ufficio responsabile per gli aggiornamenti del piano per le pandemie.

In un passaggio del rapporto prima pubblicato e poi ‘ritirato’ dall’Oms, si leggeva che “L’Italia non era del tutto impreparata quando le prime notizie sono giunte dalla Cina”. Ed ancora, ”Nel 2006, dopo la prima grave epidemia di Sars, il ministero della Salute italiano e le regioni approvarono un piano di risposta nazionale per la pandemia da influenza, riconfermato nel 2017, con linee guida per i piani regionali”. Così, sempre seguendo le ‘regoli base’ di questo mestiere, il ‘Guardian’ si è rivolto al dottor Guerra per avere spiegazioni in merito ma, ha concluso il giornale, ha dichiarato di non voler rilasciare commenti in proposito…

Max