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Coronavirus, smartphone raggiunti da ’Notifiche di esposizione al Covid-19’: Codacons all’attacco

Ultimo aggiornamento 18:57

Ieri il ministro Sileri ha annunciato che tra il 10 ed il 15 giugno l’app Immuni sarà ‘finalmente’ disponibile per chiunque vorrà scaricarla perché, come ha anche precisato il presidente dell’Autorità, sarà una scelta facoltativa, non obbligatoria.

Ora però in questi ultimi giorni sta accadendo una cosa ‘strana’. Lo denuncia il Codacons che, propri stamane, ha denunciato di aver ricevuto moltissime segnalazioni da parte dei consumatori, che lamentano sui loro smartphone l’avvenuta attivazione – quindi ‘ in automatico’ – di una serie di servizi legati al Covid-19. Al momento l’attivazione riguarderebbe gli apparecchi Samsung che hanno come sistema operativo Android.

Codacons: ’Notifiche di esposizione al Covid-19’

Come spiega dal Codacons infatti, ”Molti utenti segnalano come sui propri telefonini, nella schermata dei servizi Google, sia apparsa in queste ore la voce ‘Notifiche di esposizione al Covid-19’, servizio attivato in modo automatico e all’insaputa dei possessori dei dispositivi, e di cui non si conoscono né le caratteristiche, né le finalità. Non è chiaro ad esempio né quando né come avrà termine l’utilizzo di tale servizio che, una volta attivato sui cellulari, potrebbe comunque essere idoneo ad inviare informazioni senza il necessario consenso e volontà dell’utente

Codacons: istanza urgente a Google e Samsung

Insomma un ‘brutto segnale’, che ha indotto il Codacons a presentare un’istanza urgente sia a Google che a Samsung, invitandoli a fornire agli utenti le giuste e diverse informazioni, circa le modifiche che andranno a creare tali ‘informazioni’, soprattutto in virtù – come dicevamo – dell’imminente arrivo di Immuni. Questo perché agli utenti sia garantita ogni forma di tutela e, soprattutto – vista la delicatezza dell’argomento – garantita loro la privacy.

Codacons allerta subito il Garante della privacy

Motivo per cui Codacons ha deciso – per competenza – di rivolgersi anche al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendo di accertare se il sistema sia di avvio che d’installazione di questa applicazione “siano conformi ai provvedimenti adottati in materia”.

Max