Corruzione in Calabria. In manette un’imprenditrice e una rappresentante regionale.

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    La Calabria è al centro di un vortice di corruzione che ha riguardato un uso improprio di fondi europei, destinati ad essere ridistribuiti  nelle varie regioni italiane. Ad approfittarne sono state due rappresentanze femminili dell’amministrazione regionale e dell’ imprenditoria calabrese, per le quali sono scattati gli arresti. La prima che è finita in carcere è stata Maria Gabriella Rizzo, 57 anni, responsabile del ‘Turismo, beni culturali, spettacolo’ della Regione (in precedenza era al capo del dipartimento per l’anticorruzione e la trasparenza). La seconda è invece l’imprenditrice, originaria di Vibo Valentia, Laura Miceli, di anni 61, operante nel settore turistico. Le accuse rivolte a loro sono, oltre che per corruzione, per falsità ideologica. Il reparto economico-finanziario della Gdf di Catanzaro ha eseguito due misure cautelari e messo ai domiciliari la Rizzo.  Tra le due si era instaurato un rapporto di complicità, visto che la dirigente regionale informava la sua amica Miceli riguardo a concorsi relativi al settore turistico, prima ancora di essere pubblicati ufficialmente. La Rizzo organizzava anche incontri informali ad hoc con l’imprenditrice (stando alle indagini dei Finanzieri di Catanzaro), con l’intento di indicarle la data di uscita e di scadenza dei bandi e istruendola sulle modalità di partecipazione.  I concorsi, sostenuti da sovvenzioni europee, erano relativi al settore turistico-alberghiero. In un caso, per il quale l’imprenditrice è indagata in stato di libertà anche per concorso in falso ideologico, Maria Gabriella Rizzo, cosciente del fatto che il villaggio turistico, gestito dalla Miceli, aveva già usufruito di un contributo da 200 mila euro, denominato ‘De Minimis’, atto al ‘miglioramento ed ampliamento delle strutture ricettive esistenti’, nelle more della pubblicazione di un ulteriore bando precluso all’imprenditrice perché aveva già usufruito di tale tipologia di fondi, avrebbe promosso la partecipazione dell’impresa che in concreto gestisce il villaggio che, seppure formalmente intestata a terzi, era sempre riconducibile alla Miceli. In un caso la dirigente si sarebbe personalmente adoperata per ’accontentare’ la Miceli, bisognosa di avere la liquidazione il prima possibile di un Sal di oltre 130 mila euro. Ma siccome, per un errore in una scheda tecnica, la liquidazione scese a 124 mila euro, la Rizzo si sentì in dovere di spiegare all’imprenditrice che l’errore non era dipeso da lei. A fronte di questi ‘servigi’ la Rizzo ed i propri familiari, secondo l’accusa, avrebbero usufruito, a spese della Miceli, di un soggiorno di 5 giorni a Firenze, di un soggiorno nel villaggio di Ricadi (Vibo Valentia), nonché di diversi pranzi e di varie donazioni di vino. Nell’inchiesta è coinvolto anche, in concorso con la Rizzo, un ingegnere consulente esterno deputato al controllo dei finanziamenti erogati dalla Regione al settore turistico, la cui posizione dovrà essere valutata dal giudice che dovrà esaminare la richiesta della Procura di sospensione dall’incarico di collaboratore della Regione. L’ordinanza ai domiciliari è stato emessa dal gip Paolo Mariotti, su richiesta dei pm di Catanzaro Graziella Viscomi e Giulia Tramonti coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri.