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Così come in Siria, “Ma noi non sapevamo cosa fosse la guerra”

“Ma noi non sapevamo cosa fosse la guerra”. È una breve narrazione uscita qualche anno fa sulla Gazzetta d’Alba nella sezione Racconti Langaroli. L’autrice è Maria Luisa Brovia, mia nonna, che racconta la seconda guerra mondiale attraverso gli occhi di chi all’epoca era solo un bambino e non poteva capire quali motivazioni spingessero “i grandi” a combattere e cosa fosse la guerra.

Sono ormai passati settantacinque anni dalla fine di quel tragico conflitto, ma tanti altri ci sono e ci sono stati in questo arco di tempo. Come la guerra civile in Siria, ad esempio. Una guerra scoppiata nel 2011 che sembra non avere fine.

Oggi su Twitter Memhet Algan, ex deputato turco del Partito della Giustizia e dello Sviluppo della regione di Hatay, ha condiviso un video in cui un padre siriano, Abdullah Al-Mohammad, cerca di distrarre la figlia dal rombo delle esplosioni delle bombe che cadono vicino alla loro abitazione a Sarmada, nel Nord-est della Siria. Per non farla spaventare il papà ha inventato un gioco: le esplosioni provengono da pistole giocattolo. Ogni volta che sentono una bomba che cade, ridono. Come nel celebre film La vita è bella, in cui Benigni fa credere al figlio che l’atrocità del lager nazista era solo un gioco.

“Ci sono stati molti bombardamenti – ha spiegato Al-Mohammed all’Independent Turkish – i bambini soffrivano di problemi psicologici e di esaurimenti nervosi a causa delle bombe”. Così ha trovato un modo per salvare la sua bambina. Un escamotage per mascherare la realtà. Una realtà in cui solo nel 2018 sono morti 1106 bambini. Vittime innocenti della follia dei “grandi”.

https://www.youtube.com/watch?v=5F3ZetB8gQk

Riguardando il video ripenso alle parole di mia nonna: “Gli occhi delle persone adulte sono la loro anima, ma sono anche l’anima dei piccoli che li leggono come libri aperti e imparano dai grandi a vedere e a capire. E quando hanno capito è come se molte favole fossero svanite, sparite come i sogni, i sogni di tutti i bambini di questo tragico mondo”.

Mario Bonito