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Crisanti “Vaccino per i bambini? Non abbiamo dati, ma sospette miocarditi da mRna negli under 30”

Va bene il graduale ritorno ad una ‘pseudo normalità’ ma, sempre rispettando le misure e le regole che – insieme ai vaccini – ci hanno permesso di giungere a questo risultato.

Come ribadisce infatti il virologo Andrea Crisanti, “Come medico ricercatore sono avverso ai rischi e lo ribadisco. In Italia penso che stiamo via via eliminando tutte le misure di cautela e controllo anti-Covid. E penso che ogni apertura e ogni allentamento debbano essere accompagnati da misure aggiuntive di controllo e sorveglianza. L’Italia lo sta facendo? Vedremo se lo farà. Al momento, mi sembra evidente che nelle varie Regioni d’Italia non si faccia abbastanza tracciamento. Lo dicono i dati e lo segnalano anche altri colleghi ricercatori che si stanno facendo meno tamponi. Questa è invece la fase in cui bisognerebbe farne di più, perché hanno più effetto e si potrebbero fermare sul nascere pericolosi focolai“.

Crisanti: “E’ fondamentale il tracciamento, ora preoccupa la variante indiana”

Insistendo dunque sull’importanza del tracciamento, il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, raccomanda quindi “di non abbassare la guardia, indipendentemente dai numeri delle vaccinazioni che crescono“. Del resto, spiega, basta guardare all’esperienza di altri Paesi: “In Inghilterra i casi sono in aumento. C’è preoccupazione per la variante indiana di Sars-CoV-2 che ha un indice di trasmissione che appare superiore anche a quello della variante inglese, quindi si trasmette più velocemente“. Non a caso, commenta il virologo, “Ai primi dati in rialzo, i britannici stanno rivedendo la tabella delle riaperture. Loro la variante indiana la vedono con molta cautela e non sono disposti a prendere nessun rischio”.

Crisanti: “Aspetterei ancora per l’obbligo di vaccino nei giovani, servono più dati”

Altro tema da tenere presente, rimarca ancora Crisanti, ”E’ chiaro: senza vaccinare contro Covid i ragazzi l’immunità di gregge non si raggiunge. E, sicuramente, rendere il vaccino obbligatorio potrebbe aiutare. Ma per i più giovani io attenderei a parlare dell’ipotesi di un obbligo. E’ molto presto e non ci sono abbastanza dati su questa fascia d’età. Serve più tempo”.

Crisanti: “Il vaccino per i bambini? Non abbiamo dati, ma sospette miocarditi negli under 30”

Quanto poi all’obbligarietà del vaccino per gli adolescenti , secondo Crisanti ”L’obbligo per il vaccino anti-Covid potrebbe aiutare. Però dipende anche molto da come si fa a renderlo obbligatorio. Ad esempio nei bambini l’obbligo, per i vaccini sui quali è al momento attivo, è legato all’ammissione a scuola”. E’ quindi forse prematuro aggiungere, tra i vari, anche il vaccino anti-Covid:  E’ molto presto. Non ci sono abbastanza dati sui ragazzi. E ci sono aspetti come alcune segnalazioni di miocarditi post iniezione con prodotti a mRna, in particolare in under 30, che sono elementi da non sottovalutare e su cui si devono continuare analisi e approfondimenti per avere un quadro chiaro. Quindi diamo tempo al tempo“.

Crisanti: “L’avvento di ogni variante alza l’asticella per l’immunità di gregge”

Riguardo poi l‘immunità di gregge, nel suo specifico raggiungerla non è detto che sia poi vitale: “Dipende – commenta infatti il virologo – Se si controllano le varianti e si fanno i richiami agli anziani e ai fragili, si può fare a meno dell’immunità di gregge“. Tuttavia, insiste, “Ogni volta che entra in gioco e si diffonde una variante con un indice di trasmissione superiore, si alza anche l’asticella dell’immunità di gregge. Potrebbe succedere ancora. Per esempio con la variante indiana, a giudicare dalle prime informazioni disponibili”.

Crisanti: “Un terzo richiamo? Non sappiamo quanto dura l’immunità ottenuta col vaccino”

Infine sull’ipotesi di terzo richiamo del vaccino, Crisanti si mostra dubbioso: “è ancora presto per dirlo. Non sappiamo quanto dura l’immunità ottenuta col vaccino. Finché non si chiarirà questo non si potrà sapere, se e quando si dovrà fare la terza dose. Nei guariti sappiamo che l’immunità sicuramente dura intorno a 10-12 mesi. Per i vaccinati nessuno lo può sapere ancora in maniera definitiva. Ci vuole più tempo, e quindi è presto per definire quando sarà necessario fare i richiami”.

Max

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Max Tamanti