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Crollo del pil, crisi occupazionale, crisi di liquidità, e produzione in ginocchio: l’stat e l’Italia del 2020 

Ultimo aggiornamento 16:27

Purtroppo sappiamo già tutto, del crollo del Pil, della crisi occupazionale, di quella economica, e dell’incertezza che ‘domina’ sovrana nel Paese.

Tuttavia, come è giusto che sia, l’stat fa il suo mestiere – bene – e, puntualmente ci aggiorna con numeri e dati circa questo orribile momento storico.

Pil in caduta libera – Indubbiamente, spiega l’ultima rilevazione, ad incidere in peggio, è stata la terribile emergenza sanitaria, che ha letterate travolto la nostra  economia proprio nel bel mezzo di un momento di per sé abbastanza ‘complicato’. Ovviamente, se nel 2019 – a stenti – il Pil era cresciuto di un lieve 0,3%, oggi è addirittura sceso al -0,1% rispetto a quello del 2011. Di contro, l’ambizioso progetto (scaturito dalla sospensione del Patto di stabilità e crescita), volto ad una politica di bilancio in espansione (ad arginare la crisi), andrà ad incidere con prepotenza sia sui saldi di finanza pubblica, che e sul rapporto tra debito e Pil.

I danni da lockdown – Dal canto loro, salvo il saldo delle imprese attive anche nel corso del lockdown, incidono relativamente, in quanto interne a settori che richiedono segnali di positività a lungo termine. Quindi, pensare ora di poter tornare in tempi brevi ai livelli pre-crisi, richiede una tempistica abbastanza ampia. Del resto, il ‘fermo’ produttivo comportato sia in Italia che all’estero dal lockdown, il valore aggiunto complessivo ha subito un calo abbastanza evidente, spiega l’Istat, ”pari al 10,2% ed è determinata per 8,8 punti percentuali dalle dinamiche interne e per 1,4 punti dagli effetti ‘importati’. Di questi ultimi, 0,2 punti, sono ascrivibili alla riduzione di domanda tedesca, 0,4 alla dinamica dell’area euro (esclusa la Germania) e 0,8 punti a quella del resto del mondo”. Un lockdown i cui effetti hanno pesato oltremodo su tutti i principali comparti della nostra economia (non meno dell’8%). Impatti importanti se rivolti ad alcune attività del terziario, come alloggio e ristorazione (-19,0%);  servizi alla persona (-11,3%);  commercio (-10,3%); trasporti e logistica, e costruzioni (-11,9%). Meglio per forza di cose laddove si misura una componente ‘importata’ (meno nei servizi ma maggiore  nell’industria), assestatasi fra il 2,7 ed il 3,5 punti, in virtù degli scambi internazionali, e ‘nelle catene globali del valore’.

La crisi di liquiditàQuella del 2020 potrebbe incidere fortemente sull’operatività delle imprese “qualora l’accesso a risorse esterne non fosse agevole”. Una stima dell’impatto del lockdown sulla liquidità di circa 800mila società di capitale italiane (che rappresentano quasi la metà dell’occupazione e il 70% del valore aggiunto del sistema produttivo) indica che all’inizio della fase di graduale riapertura delle attività, a fine aprile, quasi due terzi delle imprese (circa 510mila) avevano, verosimilmente, liquidità sufficiente a operare almeno fino a fine 2020 mentre oltre un terzo sarebbe risultato illiquido o in condizioni di liquidità precarie. L’Istat sottolinea inoltre “che il crollo del fatturato a partire dal mese di marzo 2020 ha accentuato le difficoltà finanziarie delle imprese, ponendo sfide severe anche per quelle con una solida situazione economico-finanziaria”.

In particolare, rileva l’Istat, si stima che il 16,5% (quasi 131mila unità) fosse già illiquido alla fine del 2019; un ulteriore 13,3% (circa 105mila) lo sarebbe diventato tra gennaio e aprile 2020; per il restante 5,9% (oltre 46mila imprese) il deterioramento delle condizioni di liquidità è tale da mettere a rischio l’operatività nel corso del 2020. Insomma, spiega bene l’stat, prevalgono ovunque problemi di liquidità, fattore che ‘incoraggia’ i fallimenti e le cadute strutturali, vanificando in alcuni casi la capacità di recupero.

Occupazione – Oltretutto, lo stesso mercato del lavoro ha finito per ampliare le diseguaglianze crescenti. Basta pensare che nel Mezzogiorno, uomini, giovani, e meno istruiti, continuano a mostrare  livelli e i tassi di occupazione pari a quelli del 2008. Un po’ meglio per le donne, che vantano un aumento di 602mila unità rispetto agli uomini, almeno dediti a settori decisamente esposti agli andamenti del ciclo, che hanno invece subito  un calo di 332mila unità.

Produzione – Complessivamente il sistema produttivo, come abbiamo detto privo di liquidità, le imprese piccole sono quelli che pagano il prezzo maggiore costituito dall’induzione del fermo obbligatorio della produzione così, oltre il 70% delle imprese – rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – ha dichiarato una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 mentre, oltre il 40%, ha riportato una caduta maggiore del 50%.

E e se rispetto ad un anno fa l’indice di produzione industriale ad aprile era inferiore di oltre il 42% , per il settore delle costruzioni di parla di un calo tendenziale del 68%.

Consumi privati – Premesso poi un articolato ventaglio di dati e numeri che l’Istat ci illustra nel dettaglio, si evidenzia ad esempio il cal subito anche dai consumi privati (-6,6%),  cos’ come quello degli investimenti (-8,1%) ma, su tutto, si è fatto sentire il calo delle esportazioni (-8,0% ), rispetto alle importazioni (-6,2%).

Inflazione – Ecco poi l decelerazione sull’inflazione, registrata sul fronte dei prezzi che, già dal 2019 ha concorso ad un calo dei margini di profitto. Specie per i prezzi dei beni di largo consumo.

Max