Di Maio: «Il 47% reddito di cittadinanza al centro-nord»

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    Il reddito di cittadinanza è e resta una delle pagine più controverse, analizzate, contestate e dibattute della new age della politica italiana e, nella fattispecie, della gestione governativa a tinte giallo-verdi del Movimento Cinque Stelle e della Lega di Salvini che, con un accordo ormai ben oltre le storiche linee del by-partizan e con intese che sembravano saltare all’ultimo per la vicenda Savona, sono riusciti ad ottenere una continuità gestionale governativa che, al netto di alcune pagine complesse e fortemente esposte alla pressione mediatica – come nel caso della immigrazione – hanno prodotto un percorso su cui i diretti interessati puntano moltissimo, e incentrato su alcuni aspetti portanti destinati a diventare un po’ la bussola di questo governo. Uno di questi è appunto il reddito di cittadinanza su cui, come di consueto, è tornato a parlare il leader del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, che ne ha sottolineato un aspetto piuttosto rilevante. Infatti, per il reddito di cittadinanza, «il 47% delle famiglie destinatarie sarà del centro-nord» chiarisce il vicepremier Luigi Di Maio. Lo fa nel corso di un colloquio televisivo intercorso nello spazio talk della trasmissione Domenica Live. All’interno del salotto domenicale, Di Maio ha specificato con chiarezza un aspetto per lui peculiare e portante dell’intero progetto che sta dietro, anche concettualmente, il reddito di cittadinanza in quanto tale.
    «Aiutiamo quasi un milione di bambini. Su 10 miliardi, 6 andranno a famiglie con minori. Queste famiglie avranno genitori che potranno ritrovare lavoro. Voglio portare avanti il reddito di cittadinanza per aiutare le persone in difficoltà».
    La misura sarà riservata agli italiani, viene specificato, almeno per il momento.

    «Sarà per il momento una misura solo per i cittadini italiani che siano pensionati o giovani disoccupati. Non voglio lanciare soldi dalla finestra, voglio fare in modo che quella mamma che ha il pensiero del figlio senza lavoro possa sapere che lo Stato gli darà un’occasione. Possiamo dire che il giovane che sta in depressione perché disoccupato troverà un centro per l’impiego che gli darà l’opportunità per ripartire». E poi, un altro aspetto focale. «Io come Stato ho il dovere il dare una mano a chi paga tasse da 30 anni e ha il diritto di avere uno Stato dalla sua parte quando è in difficoltà».
    Resta da capire come e in che modo il progetto nel concreto verrà messo sul piatto, la tempistica e le modalità, e anche la posizione definitiva che la controparte politica, vale a dire la Lega di Matteo Salvini, andrà ad assumere al momento del varo vero e proprio del reddito di cittadinanza. In una fase politica complessa nella quale le stesse componenti partitiche, nella figura diretta di alcuni principali esponenti del governo stesso, rischiano una più o meno decisiva collisione di idee e linee programmatiche e progettuali su temi caldi e risolutivi come la stessa gestione economica che, dal caso Alitalia in giù, investe per esempio lo stesso Di Maio e il ministro Tria di una freddezza che non nasconde le divergenze sostanziali, resta dunque aperta la pagina delle riflessione da parte dei diretti protagonisti, degli addetti ai lavori e degli analisti, oltre che dei cittadini. In attesa, appunto, di capire come questo famigerato ‘reddito’ verrà elargito e in che modo andrà a cambiare, se lo farà, le sorti dei cittadini e ad incidere nella contabilità statale.