Dililì, bimba ‘diversa nella Parigi della Belle Epoque

“Ho deciso di ambientare il racconto nella Parigi della Belle Epoque perché è bella, le donne indossavano abiti che le facevano sembrare regine e fate ma nello stesso tempo cominciavano ad emanciparsi diventando avvocati, docenti universitari e perfino autiste di taxi. La Parigi di quegli anni però mette in luce il contrasto tra la grande civiltà occidentale e la stupidità della violenza. In questo caso, quella degli uomini sulle donne, siano esse adulte o bambine”.
Così Michel Ocelot, dalla cui matita è nato Kirikù (protagonista di due lungometraggi: ’Kirikù e la strega Karabà’ e ’Kirikù e gli animali selvaggi’), presentando il suo nuovo ’Dililì a Parigi’, nell’ambito della rassegna torinese ‘Cartoons on the Bay’, intitolata all’animazione crossmediale.
Ocelot, che la rassegna ha premiato con il ‘Pulcinella Award alla Carriera’, è un convinto sostenitore della cultura perché, come ama ripetere,”Finché ci saranno cultura e civiltà, la violenza avrà la peggio”. E dunque narrando le vicende di Dililì, una ragazzina di origini kanak, ‘straniera’ in una Parigi che, dietro le patinate atmosfera romantiche, cela invece anche odiose discriminazioni razziali, quando non proprio la violenza psicologica – e non solo – perpetrata nei confronti delle donne e persino delle bambine.
Ovviamente il sottofondo, amaro, si presta quale terreno ideale per poi dare il giusto peso ai risvolti ottimistici che il film testimonia:  “Su mille violenti ci sono milioni di uomini che lavorano e contribuiscono a costruire la nostra civiltà, e finché ci sarà civiltà, i violenti sono destinati a soccombere”, spiega Ocelot il quale prende a prestito proprio la situazione della piccola Dililì, che esordisce subito con un messaggio abbastanza chiaro: “La mia pelle è troppo chiara per i miei connazionali e troppo scura per i parigini”. E dunque, a ‘colorare’ di speranza la storia della bimba della Caledonia (che sogna “un luogo in cui nessuno faccia caso al mio colore”), con mamma francese e papà kanak, una galleria di personaggi contemporanei a lei come Cezanne, Renoir, Proust, Tolouse-Lautrec, Picasso, o la marchesa Casati, a rappresentare il fermento positivo, come fiori capaci di sbocciare dal fango. Ocelot narra o meglio ‘anima’ una storia di differenze con la convinzione che il riscatto non è poi impossibile, anche se doloroso da raggiungere. Certo, spiega ancora l’autore, ciò non significa che come per incanto tutto cambi repentinamente, come si evince ancora oggi dalle “cifre impressionanti che caratterizzano la violenza sulle donne. In Francia si verificano episodi ogni due giorni, ma ci sono Paesi in cui le donne sono vittime non solo dei loro compagni o mariti, ma addirittura dei padri, de fratelli e anche dei figli”.
‘Dililì a Parigi’ (distribuito da Movies Inspired e Bim), già vincitore del ‘Cesar’ per la migliore animazione, arriverà nelle sale italiane il 24 aprile.
Max