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Discoteche, il drammatico appello: ”Considerati ‘brutti, sporchi e cattivi’, se non riapriamo falliremo tutti”

Ultimo aggiornamento 17:51

“Tranne che una breve parentesi estiva, per i soli locali all’aperto, siamo chiusi dal 23 febbraio scorso e non abbiamo avuto nessun sostegno da parte del governo, non un euro né una parola , siamo un settore dimenticato, evidentemente siamo considerati ‘brutti, sporchi e cattivi’”.

In quanto imprenditore che crea lavoro ed opportunità di collocazione – oltretutto per i giovani – ne ha di ragioni da vendere Maurizio Pasca, presidente del Silb-Fipe (che associa oltre il 90% delle discoteche e delle sale da ballo iscritte alle Camere di Commercio).

Dunque come non capirlo quando afferma che, ”Se non riapriamo falliremo tutti, l’intero settore scomparirà“.

Silb-Fipe: “In Italia fatturiamo 1 mld e 200mila euro, facendo lavorare 50mila persone

Proprietario del frequentatissimo ‘Quattro Colonne’ di Gallipoli (per lo più nei mesi estivi), Pasca spiega che In Italia ci sono circa 3mila fra discoteche e sale da ballo che ‘valgono’, in termini di fatturato, 1 miliardo 200mila euro ed hanno circa 50mila dipendenti, con vari tipi di contrattualizzazione’ e un indotto di altri 50mila lavoratori, in gran parte figure atipiche come pr, vocalist, dj. Ma mentre all’estero il settore è considerato parte integrante, e importante del turismo – rimarca il presidente del Silb-Fipe – pensiamo a esempi macroscopici come la centralità di questo intrattenimento a Ibiza, in Italia, semplicemente, non siamo considerati“.

Silb-Fipe: “Tamponi rapidi, app Immuni, ci sono molte alternative per farci lavorare”

Dunque, quale è la soluzione? “Posto che se non riapriamo questo inverno – replica Pasca – se si slitta a marzo o addirittura a ottobre prossimo e intanto, come già avviene da mesi, paghiamo affitti, bollette e quant’altro senza incassare un soldo, se succede questo scompariremo, le soluzioni volendo si trovano: si potrebbero far entrare solo le persone che hanno scaricato l’app immuni e solo dopo aver fatto sul posto, con esito negativo, il tampone rapido. Basta dare le regole giuste”.

Associazione discoteche di Milano: “Noi possiamo diventare un presidio sanitario”

Dal canto suo il presidente dell’Associazione discoteche di Milano, Roberto Cominardi (tra l’altro gestore della discoteca Old Fashion ), lancia un appello, chiedendo al Governo “di essere collaborativo. In questo momento – spiega – possiamo diventare un’opportunità per far fare il download della app Immuni a tutti i giovani asintomatici. Noi possiamo diventare un presidio sanitario. Se falliamo tutti si rischia di consegnare un intero comparto alla criminalità organizzata”.

Associazione discoteche di Milano: “Abbiamo lottato tanto per il varo dell’app Immuni”

Ed ancora: ”La app immuni è stata una mia battaglia personale che porto avanti da tempo, è un’occasione unica per convincere i giovani a scaricare questa applicazione”. Questo perché secondo Cominardi, “Abbiamo bisogno di educare i giovani a dei comportamenti più sani e collaborativi. Se tutti i locali notturni stabiliscono un protocollo con il Ministero della Sanità che stabilisce che l’ingresso può avvenire con la presentazione della app immuni avremmo finalmente un tracciamento delle persone considerate più pericolose: gli asintomatici. Se noi ci rimettiamo solo a chiudere tutto loro si aggregheranno comunque, come hanno fatto durante il lockdown, in modo illegale e illecito e nessuno li potrà fermare”.

Associazione discoteche di Milano: “Senza le discoteche i giovani si organizzano ugualmente”

Ad esempio, spiega il gestore dell’Old Fashion, ’’Esistono le case private, i capannoni, è un’utopia pensare che i giovani resteranno ciascuno a casa propria. Le discoteche milanesi hanno chiuso ‘il 23 febbraio, prima che ci fosse l’ordinanza a livello nazionale, e questo per senso di responsabilità. Quando c’è stata data la possibilità di riaprire lo abbiamo fatto seguendo tutte le direttive, ancora oggi i locali che possono operare come bar, ristoranti e pub seguono tutti i paradigmi”.

Associazione discoteche di Milano: “Urge un protocollo che garantisca la sicurezza”

Le mascherine? Per il presidente dei locali da ballo milanesi, ”Nessuno può obbligare i giovani ad indossarle con la forza, neanche un poliziotto, al massimo lo può sanzionare. Per questo propongo di fare un protocollo che stabilisce, in tutti i locali notturni, l’ingresso con la mascherina, il controllo della temperatura, l’obbligo di dimostrazione di avere la app immuni e la limitazione del ballo al proprio tavolo”.

Associazione discoteche di Milano: “I colleghi ristoratori sparecchiano e fanno ballare…”

Poi, viste le ‘affinità’, Cominardi ne ha anche per quelli che definisce i ‘colleghi ristoratori’, ed attacca: ”Alcuni dei nostri ‘cugini’ ristoratori, dopo cena, a un certo punto alzano la musica e naturalmente la gente balla. Noi discoteche abbiamo tutta una serie di norme anti-infortunistiche e di sicurezza che i bar e i ristoranti non hanno. Tra le norme di sicurezza che ci sono nelle discoteche da sempre, anche prima del Covid, c’è il sistema di aerazione che è come quello che c’è nelle sale operatorie e le norme anti-incendio”.

Confesercernti Fiepet: “La mancanza di volontà del Governo vanifica le nostre proposte”

Infine ha giustamente da dire la sua anche Filippo Grassi, responsabile nazionale dell’Intrattenimento di Confesercernti Fiepet: ”Siamo rassegnati. Le proposte sono vanificate dalla mancanza di volontà del Governo, che non penso ci faccia riaprire a breve. Ma se ci fosse la volontà politica a far ripartire il settore saremmo pronti a fare di tutto” Grassi, che di fatto è anche responsabile del settore ballo ‘in generale’ (discoteche, balere, sale di ballo latino-americano, ecc.), spiega che sempre più, per ‘sopravvivere’, questi locali sono costretti a ‘trasformarsi’, rivela, per “riaprire in forma di ristoranti… E’ resilienza da premiare con la medaglia perché questi imprenditori si imbarcano in avventure che non sono le loro. Dato che non c’è nessuna prospettiva per il futuro“.

Confesercernti Fiepet: “I fondi pubblici non bastano e dobbiamo virare nella ristorazione”

In tal senso, aggiunge Grassi, ”L’incontro con il ministro Patuanelli è stato costruttivo anche se i fondi messi dal Governo non sono sufficienti. C’era anche Bonaccini che ha promesso fondi come Emilia Romagna e si è impegnato ad intervenire con gli altri Governatori in conferenza stato regioni. Il punto è – chiarisce il responsabile nazionale dell’Intrattenimento di Confesercernti Fiepet – che il settore dispone di locali talmente grandi che non vedo perché non possano essere utilizzati per manifestazioni con 200 persone. Non vedo perché dobbiamo essere ridotti a non poter fare più vita notturna ma solo ristorazione, un percorso rischioso che apre il portone all’abusivismo dei privati – spiega –  perché i ragazzi vogliono divertirsi a prescindere; i single al di sopra degli ‘anta’ attraverso i balli di coppia vorrebbero continuare a tentare ‘l’acchiappo’ mentre, mogli, mariti e fidanzati, vorrebbero continuare a ballare un tango. E non vedo perché non possano farlo. Lo abbiamo detto di riaprire ai balli di coppia. Ma manca la volontà politica“. Ed ecco la situazione attuale: “Una perdita neanche quantificata a livello nazionale; Una montagna di insoluti; Fatturazione del 2019 per rifornimento locali e discoteche ancora oggi da pagare perché tanti pagano in tre-quattro mesi, dunque una montagna di fatturazione dell’indotto che sta aspettando di incassare; Un settore che non ce la fa ad andare avanti senza liquidità“. Quindi, sconsolato, anche Grassi afferma che non si vede “Nessuna prospettiva per il futuro”.

Max