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Droga, Diabolik e Fabietti a capo dell’organizzazione di narcotrafficanti: “la devo da’ a tutta Roma”

Ultimo aggiornamento 14:05
C’era, Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, l’ex capo ultras della Lazio ucciso lo scorso 7 agosto, a capo dell’organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina e hashish sgominata dalla Dda di Roma e dagli specialisti del Gico della Guardia di Finanza grazie all’operazione “Grande raccordo criminale” che ha portato oggi a 51 arresti.
Con Piscitelli alla guida del sodalizio criminale c’era il 42enne Fabrizio Fabietti, che si colloca sulla scena come importante broker del narcotraffico capitolino, dotato di qualificate relazioni sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga – risultando in affari con soggetti contigui a organizzazioni di matrice mafiosa (cosca di ‘ndrangheta Bellocco), quali i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino, entrambi destinatari del provvedimento cautelare – sia rispetto a un nutrito “portafoglio clienti”.
Questi ultimi avrebbero rappresentato gli acquirenti all’ingrosso che, a loro volta, sarebbero i referenti – responsabili di sottogruppi per rifornire le diverse piazze di spaccio di quartiere, sull’intero territorio della capitale, con basi a Nord nel quartiere Bufalotta, a Est nei quartieri San Basilio, Colli Aniene, Tor Bella Monaca e Borghesiana, a Sud nei quartieri Tuscolano e Romanina, a Ovest nei quartieri Ostia e Primavalle e nelle zone limitrofe, nei comuni di Frascati, Ardea e Artena, secondo una vera e propria logica imprenditoriale di divisione dei compiti.

Suggestiva l’espressione con la quale Fabietti manifesta a un sodale l’influenza esercitata sul mercato illegale capitolino: “la devo da’ a tutta Roma…”.

Parallelamente alle attività connesse al traffico di droga, le indagini hanno consentito di ricostruire il ruolo di Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”, il quale, comunque coinvolto nella compravendita di stupefacenti, si ergeva a figura di riferimento nel controllo del territorio, nonché di garanzia e affidabilità dell’associazione, che si avvantaggiava della sua leadership.

Secondo gli investigatori Piscitelli godeva di un particolare riconoscimento nella malavita e operava avvalendosi di soggetti, alcuni dei quali coinvolti anche nell’associazione dedita al traffico di droga. Ettore Abramo alias “Pluto” (classe 1966), Aniello Marotta (classe 1976), Alessandro Telich (classe 1987), che fanno parte di una frangia ultrà di tifosi di cui era divenuto capo.

Abramo e Marotta del gruppo degli Irriducibili erano ai domiciliari con l’accusa di aver lanciato, il 15 maggio scorso in occasione della finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta, all’interno di un’auto della polizia locale di Roma, una torcia accesa che aveva provocato un incendio.

La batteria di picchiatori: “li massacriamo tutti eh”

Il sodalizio di narcotrafficanti ha costituito poi una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da soggetti appositamente incaricati dell’esecuzione di attività estorsive per il recupero dei crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante l’impiego della violenza, non escludendo l’uso delle armi (“…vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?…).

Una batteria che agisce in concreto: sono almeno due gli episodi di con metodi violenti ricostruiti. Il primo ai danni di un vecchio compagno di cella di Fabietti che, responsabile di non aver onorato un pregresso debito di droga di circa centomila euro, diviene vittima di una brutale aggressione, prima di cedere alle richieste dei vertici del sodalizio.

Il secondo episodio matura, invece, nei confronti di altri due soggetti già noti alle cronache giudiziarie per i loro trascorsi nel settore del narcotraffico. Ancora una volta, dopo le minacce di morte, gli associati riescono a farsi promettere la dazione di novantamila euro”.

Sistemi di comunicazione all’avanguardia

L’operatività del sodalizio è garantita e supportata anche dal ricorso a propri sistemi di comunicazione all’avanguardia: quali sono quelli forniti dall’associato Alessandro Telich, già arrestato nell’ottobre del 2013 per avere favorito la breve latitanza di Piscitelli. Telich, alias “Tavoletta”, è un tecnico informatico, titolare di una società con sede a Dubai (Emirati Arabi Uniti), operante nel settore del controspionaggio industriale e delle telecomunicazioni, che esegue bonifiche sulle autovetture e nelle abitazioni degli associati, fornisce sistemi di comunicazione criptatiche convogliano i dati presso server ubicati negli Emirati, così da rendere il sistema ancora più impenetrabile agli investigatori.

La schiera dei compratori all’ingrosso

“Accanto ai promotori del sodalizio, – spiega la Guardia di Finanza – si affianca una schiera di acquirenti all’ingrosso che, in ragione del rapporto di fornitura che li lega, sono considerati comunque associati all’organizzazione, garantendole costanti disponibilità economiche, fondamentali per la sua esistenza e operatività.

Tra questi spiccano i fratelli Nicolas ed Emiliano Pasimovich (entrambi classe 1985), originari del Sudamerica ma residenti sul litorale pontino. I due sono tra i più affidabili acquirenti selezionati dal Fabietti, cui si aggiungono Adnan Ibrakovic (classe 1981), Stefano Piccioni (classe 1971), Paolo Salvemini (classe 1977), Stefano Coniglio (classe 1983), Adamo Castelli (classe 1967), Angelo Bartocci (classe 1963), Giuliano Cappoli (classe 1993), Abramo Di Guglielmo (classe 1980) e Sabatino Di Guglielmo (classe 1968) – questi ultimi due contigui al clandei Casamonica– Roberto Montanaro (classe 1961) e Marco Tripodi (classe 1976)”.

Nonostante l’elevato numero degli associati (trentadue), l’organizzazione criminale è comunque aperta alle nuove occasioni di profitto generate dai soggetti che ruotano attorno ad essa.

La compravendita di cocaina e hashish

Nel periodo febbraio-novembre 2018, è stata ricostruita la compravendita di circa 250 chili di cocaina e  4.250 di hashish, per un valore complessivo stimato al dettaglio di circa 120 milioni di euro”.

L’attività repressiva nel contempo ha consentito di evitare che parte dello stupefacente (oltre 60 chili di cocaina e circa 3.800 di hashish) venisse immessa sul mercato. Durante i sequestri, sono state arrestate, in flagranza di reato, 18 persone tra corrieri e fiancheggiatori.

L’associazione poteva contare su un flusso costante di droga proveniente dal Sud America (cocaina da Colombia e Brasile) e dal Nord Africa (hashish dal Marocco), garantito dai fornitori abituali, quali Dorian Petoku (classe 1988), Francesco Curis (classe 1961) e Alessandro Savioli (classe 1961), tutti destinatari dell’odierna ordinanza.