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È morto il maestro Franco Battiato. Aveva 76 anni

“Nel mio giardino il cielo era più vicino, a me e a Dio”. Chissà se prima di chiudere gli occhi per sempre Franco Battiato è riuscito godersi le sue sinfonie del tempo. Il maestro è morto questa mattina all’età di 76 anni, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Milo. Nato il 23 marzo 1945 a Riposto (allora Jonia), provincia di Catania, oltre a essere cantante, musicista e compositore è stato anche pittore, regista, scrittore. O semplicemente un uomo di immensa “fame culturale”.

Pop, avanguardia, elettronica, brani sperimentali, rock progressivo. La sua immensa produzione musicale, a partire da Fetus, primo album del 1972, ha attraversato la seconda metà del Novecento e due decenni del ventunesimo secolo tra esplorazione mistica dell’Io, silenzi, tensione costante tra assenza e presenza. “Perché ha scelto di non darci quella splendida suggestione? Perché ha deciso di negare ciò a cui allude? L’autore di Oceano di silenzio ha scelto di essere ovunque, cantare ovunque, suonare ovunque, presenziare ovunque, esserci piuttosto che non esserci”, scriveva Claudio Chianura nella Fenomenologia di Battiato di Enzo di Mauro.

Si salverà chi non ha voglia di far niente e non sa far niente. Chi non ha voglia di far niente.

“Battiato esoterico e misteriosofico, magico e orfico”. I giornalisti musicali – raccontava l’Ansa tempo fa – specie con Battiato, non hanno mai esercitato “il mestiere della critica”. “Temono di non capire e perciò non capiscono”. “Cosa vorrà dire? Non può essere così semplice”. Ma “nelle più belle canzoni, nelle più riuscite, nelle più ispirate, la forza si nasconde in superficie”. “Battiato è il musicista meno misterioso che esista, colui che più di chiunque altro non può che mostrarsi nudo, anzi scarnificato”. Le nostre anime cercano altri corpi, in altri mondi, dove non c’è dolore. Spero possa aver trovato il suo “centro di gravità permanente”.