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Ecco come ‘funzionerebbe’ Quota 102 (al via dal 2022), che ha ‘aizzato’ i sindacati per l’ufficialità pubblicata dai media

Come spieghiamo i nun latro articolo, se ‘preoccupava’ la fine di ‘quota 100’, e ‘terrorizzava’ una soluzione alla Fornero, ecco che, fra una e l’altra, si andrà ovviamente allungando l’agognata meta (ma quando mai in Italia si potrà godere la pensione?), attraverso una ‘scalata annua’ che, partendo da Quota 102, ci traghetterà di qui a duellai a Quota 104!

In poche parole siamo sempre lì: con quota 102 (nel 2022), si potrà ‘anelare’ alla pensione a 64 anni, e con 38 di contributi all’attivo. Poi, al suo ‘culmine’ (2023), con quota 104 i requisiti salirebbe di due anni.

L’ira dei sindacati, scavalcati dalle solite ‘voci di corridoio’

Una soluzione  che ha ovviamente ‘aizzato’ i sindacati che, al di là di ogni rosea previsione, non immaginavano certo una così ‘maligna’ furbata. Oltretutto, a ragione, a far ‘sbroccare’ soprattutto Cisl e Uil, il fatto che tali novità – od ‘anteprime’ – siano già state date in pasto alle agenzie di stampa. Eppure dovrebbero sapere che, quelle delle ‘voci di corridoio’ è una vecchia e collaudata tecnica della politica: in pratica si saggiano le reazioni de cittadini attraverso appunto ‘voci di corridoio’, dunque non ufficiali. Se le reazioni sono particolarmente forti e foriere di contestazioni, si ritratta affermando che sono per l’appunto solo ‘indiscrezioni’…   

Proietti (Uil): “Ipotesi che non corrispondono all’esigenza di introdurre una flessibilità”

Dunque, più che la proposta, ciò che ha subito fatto ‘avvelenare’ i sindacalisti è stata la ‘fuga di notizie’ (anche perché a loro piacerebbe poter annunciare: ci siamo battuti ed ecco che…). Così, il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, commenta cn rapidità che “Le ipotesi che circolano per sostituire quota 100 non corrispondono nel modo più assoluto all’esigenza di introdurre una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni“.

Ganga (Cisl): “Non è accettabile uno scalone con la fine di quota 100”

Dal canto suo Ignazio Ganga, segretario confederale della Cisl, ha sbottato: “Non è possibile continuare ad affrontare un tema così complesso e sensibile come quello delle pensioni attraverso indiscrezioni passate agli organi di stampa. L’unico modo serio di parlare di pensioni è quello di aprire un vero tavolo di confronto con il sindacato”. Questo ci aspetteremmo dal Governo. Notizie come quelle che ipotizzano nuove quote e pensioni a rate rischiano di alimentare confusione ed incertezza. La Cisl ribadisce la propria posizione: non è accettabile uno scalone con la fine di quota 100. È necessaria una flessibilità per accedere alla pensione a partire dai 62 anni di età. In ogni caso, 41 anni di contributi a prescindere dall’età dovrebbero essere più che sufficienti. Inoltre, bisogna tutelare sul piano previdenziale le donne ed i giovani, chi svolge lavori di cura e lavori usuranti. Come è necessario garantire un adeguato potere di acquisto ai pensionati e rafforzare la quattordicesima”, conclude.

Max

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Max Tamanti