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Ecco le proposte interne al nuovo Dpcm tra ristorazione, spettacoli, sport e smart working

Ultimo aggiornamento 17:47

Come ha avuto modo di ribadire poco fa il premier Conte, “Siamo impegnati per il nuovo Dpcm, cercheremo di licenziarlo già per questa sera“, dunque, ‘risolti’ gli ultimi nodi con i rispettivi rappresentanti regionali il nuovo Dpcm sarà una realtà. Ma, nello specifico, cosa vi troveremo al suo interno?

Riassumiamo velocemente quanto riportato nella bozza, secondo fonti attendibili interne a palazzo Chigi.

Ristoranti, Locali e Bar – Fra le varie proposte, al momento quella più probabile recita che “Le attività di servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie), sono consentite sino alle 23.00, e a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi”.

Ovviamente, è da ricordare che questi “protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali”. Dunque, “continuano a essere consentite sino alle ore 23.00 le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”. Ed addio alla sigaretta all’esterno del bar dopo il caffè, non sono ammessi ‘capannelli’ o soste in prossimità.

Ristorazione a domicilio – “Resta anche consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto, sino alle ore 23, fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Spettacoli – Ancora una volta, purtroppo, saranno gli spettacoli in generale, a pagare il prezzo più alto. Tuttavia il ministero dei Beni culturali ha deciso per il momento di ‘salvarli’ dal peggio (visto anche l’indotto che rappresentano in termini occupazionali), assicurando inoltre che il limite degli spettatori – sia all’aperto che al chiuso – non subiranno variazioni, mantenendo le attuali disposizioni.

In particolare, “le attività devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali”.

Congressi e feste private, scatta lo stop – ”Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni. Sono vietate le feste private e i congressi. Sono sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso.

Si a Cerimonie e Fiere ma con forti limiti – Sarà possibile organizzare cerimonie con la partecipazione di persone, ma non più di 30. L’ok alle manifestazioni fieristiche, passerà invece attraverso l’adozione di specifici Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico, del Capo del Dipartimento della protezione civile, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi”.

Sport: pochi spettatori e no a quelli di contatto – Fra le proposte ecco quella inerente il numero degli spettatori “per gli eventi e le competizioni sportive riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato italiano paralimpico (Cip) e dalle rispettive federazioni, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali è consentita la presenza di pubblico, con il numero massimo di 500 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 100 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria”. Ma non solo, aggiunge il testo, “a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, enti organizzatori”. Per quel che riguarda invece ”le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra – si legge ancora nella bozza – sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali“.

Infine, come annunciato, nel nuovo Dpcm viene ribadito il divieto allo “svolgimento degli sport di contatto“.

Smart Working – L’idea è quello di ampliarne le proporzioni, fino a portarlo al 70% – 75%: “La modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro”.

La bozza conclude poi spiegando che sarà previsto un “rafforzamento del controllo sul territorio per assicurare il rispetto delle misure previste”.

Max