Home POLITICA ECONOMIA Ecommerce, Liscia (Netcomm): “Nel 2020 +31% acquisti online, primi in Europa”

Ecommerce, Liscia (Netcomm): “Nel 2020 +31% acquisti online, primi in Europa”

“Questo ultimo anno è stato un anno di cambiamento epocale nell’acquisto digitale: in Italia c’è stata una crescita del 31% che ha superata la crescita di tutti gli altri Paesi europei. Siamo stati il Paese europeo con la maggior crescita di vendita on line di prodotti, non di servizi perché il turismo è rimasto fermo”. Lo dice ad Adnkronos/Labitalia, Roberto Liscia, presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Digitale Italiano ed Executive Board Member di Ecommerce Europe, anticipando i dati che presenterà al Netcomm Forum, in programma il 13 e il 14 maggio. “Il 31% di incremento delle vendite -ribadisce Liscia- è un record: abbiamo fatto più dell’Inghilterra. Vero è che partivamo da molto indietro, però la crescita ha dimostrato 1) che l’economia del digitale nel commercio in Italia sta reagendo molto velocemente 2) che stanno reagendo molto velocemente da un lato le piccolissime aziende, oltre che le piattaforme”.  

Oltre 20.000 piccoli commercianti sbarcati sull’on line
 

“Più di 20.000 verdurieri, farmacisti, ristoratori, piccolissime aziende del commercio, si sono mossi nel 2020, creando la vendita online dei propri prodotti, con metodi sia semplici come Whatsapp che molto sofisticati”, aggiunge Liscia. Nell’anno del boom dell’e-commerce, naturalmente anche “le piattaforme hanno avuto una crescita sostenuta”, spiega Liscia. “E pochi sanno che in Italia ci sono 98 piattaforme che vendono prodotti che permettono cioè ad aziende terze di vendere i loro prodotti. Ci sono piattaforme nel fashion nel food, ma il settore delle piattaforme che è maggiormente cresciuto è quello del food delivery. Hanno avuto una crescita pazzesca e oramai tutti gli italiani sanno cos’è un rider, sanno cos’è una pizza online Deliveroo piuttosto che Glovo piuttosto che Just Eat”, spiega il presidente.  

Nel 2019 circa 678 mila imprese coinvolte in e-commerce
 

“Secondo una nostra ricerca che abbiamo fatto recentemente con The European House Ambrosetti, risulta che nel 2019 sono circa 678 mila le imprese coinvolte nell’e-commerce, dalle banche ai corrieri. Tutte insieme rappresentano un’ecosistema che ha generato ricavi nel 2020 per circa 58,6 miliardi di euro e che è al terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato del settore privato in Italia nel 2019, con un peso del 19,2% sulla crescita di fatturato del totale delle attività economiche italiane” ricorda ad Adnkronos/Labitalia Roberto Liscia, presidente di Netcomm Forum. “Oltre 58 mld di euro -precisa Liscia- se consideriamo anche i servizi a supporto della filiera del commercio, e circa 38 mld di euro se consideriamo soltanto la parte delle vendite e la parte della comunicazione. Stiamo parlando di un settore che oggi è al terzo posto come crescita e partecipazione alla crescita del Pil italiano e che in termini di occupazione vale circa 290.000 addetti. Nel 2019, infatti, la rete ha inciso profondamente sulla crescita dell’occupazione delle imprese italiane, con un contributo del 6,7% sul totale, collocandosi, anche in questo caso, al terzo posto tra i settori economici per variazione dell’incidenza sull’occupazione italiana”. Non solo. Secondo l’analisi Netcomm-Ambrosetti, nel 2019 più di un terzo (34%) del totale delle imprese di capitali in Italia è coinvolto nella rete del valore dell’e-commerce e del digital retail. Numeri non solo importati in assoluto ma, ci tiene a sottolineare Liscia, “per la crescita che esprimono, per la scolarità degli occupati e per la domanda di scolarità aggiuntiva che questo settore produce”. “Il che vuol dire che questo settore, se sufficientemente attenzionato, crea occupazione ad alto valore aggiunto, occupazione di qualità che permette di migliorare la competitività delle imprese del Sistema Italia”, dice. 

Nei prossimi 10 anni, piattaforme saranno 30% economia mondiale
 

“Il modello delle piattaforme digitali nei prossimi 10 anni rappresenterà il 30% dell’economia mondiale. E per l’Italia, oltre ad avere sicuramente un beneficio dalle tecnologie digitali e dal finanziamento di oltre 40 mld di euro, il digitale segnerà la differenza fondamentale nel recupero rispetto ad altri Paesi del gap formativo, degli skills, della crescita del Pil e della competitività delle imprese. Ma questo passa attraverso come verranno usate queste risorse: se verranno usata in maniera frammentata, per favorire i finanziamenti in maniera disaggregata alle imprese o se, invece, verranno utilizzate in maniera aggregata per seguire i due grandi assi portanti della transizione digitale, il modello di filiera e il modello della piattaforma” commenta Liscia. “Una ricerca fatta da Intesa ha dimostrato che, in questo periodo di pandemia, la grande resilienza del Sistema Italia è stata soprattutto nelle filiere industriali che hanno saputo, malgrado lo scarso utilizzo del digitale, integrare i processi produttivi e affrontare l’export anche nelle difficoltà del covid. Perché l’Italia -spiega Liscia- sa storicamente usare questi due modelli: filiera e distretto. Il tema vero è che oggi mancano le competenze e siamo al terzultimo posto in Ue per possesso di skills digitali” 

Il digitale cambia tutto
 

“Il digitale cambia tutto -sottolinea Liscia- e ha un grande impatto sull’organizzazione delle imprese, sulla loro governance e sulle competenze che sono in grado di permettere di valorizzare le nuove tecnologie. Tra queste ve ne sono alcuni di impatto maggiore di altre: mi riferisco in particolare all’uso dell’intelligenza artificiale che tratta i dati e alla blockchain, che consente di trattare i dati, che siano essi la nascita di un bambino o dove è stato pescato il pesce che è sulle nostre tavole. Queste due misure sono sintomatiche del cambiamento in atto: una traccia i fenomeni e l’altra mappa i dati”. Dunque blockchain e intelligenza artificiale “sono il paradigma della nuova organizzazione: tracciabilità vuol dire, nel sistema produttivo, non solo come posso connettere le informazioni, ma anche le stesse imprese tra loro facilitando la creazione di distretti digitali, di nuovi elementi che connettono le imprese per aumentarne la competività sui mercati sia nazionali sia internazionali”, dice Liscia. “Se poi guardo ai dati e all’Ia è evidente che i dati vengono generati da sistemi complessi e allora questo mi fa pensare al modello delle piattaforme, ecosistema complesso che genera dati che possono essere valorizzati in funzione competitiva”, dettaglia Liscia.  

Insomma, sostiene l’esperto, “le tecnologie sono alla base del cambiamento dei processi dell’organizzazione e delle competenze. Se io guardo al Pnrr, devo mettere l’accento, sia che si parli di commercio o di turismo , o di salute o di formazione, su questi due assi: filiera che mi consente di tracciare le componenti con un’interoperabilità, e piattaforma con cui riesco ad avere dei modelli di veloci di scalabalità di modelli d’imprese”. (di Mariangela Pani)