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    “Efesto 2”, vasta operazione dei Carabinieri tra Calabria, Campania e Ciociaria: 61 indagati

    Ultimo aggiornamento 12:01

    Una vasta operazione condotta dall’alba di oggi dai militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza e ribattezzata “Efesto 2“, ha svelato un traffico illecito di rifiuti e il coinvolgimento di un’azienda ciociara di Cassino: 61 gli indagati.
    L’operazione, che ha visto l’impiego impiego di circa 400 Carabinieri e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Cosenza ha prodotto la misura cautelare personale e reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di numerosi indagati e 3 società (tra cui, quella di Cassino specializzata nella lavorazione di metalli), per reati relativi alle attività relative al traffico illecito di rifiuti, la ricettazione e il riciclaggio di quantitativi, anche ingenti, di cavi di rame di provenienza illecita, e riguardanti in particolare il territorio della provincia di Cosenza. Una vasta attività illecita per un giro di affari totale stimato in circa 2 milioni di euro annui.

    “Efesto 2”: blitz all’alba, la situazione

    Complessivamente, 61 indagati, 5 arresti domiciliari, 28 misure cautelari dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza e 28 misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, olte al sequestro di automezzi strumentali ai reati contestati.

    Nei confronti delle 3 società operanti nel settore dei rifiuti e del commercio di rottami ferrosi, con sede in Calabria, Campania e Ciociaria, è stato eseguito il sequestro preventivo di quote sociali e patrimoni aziendali per un valore stimato complessivo pari a 10 milioni di euro.

    Si è rilevato che, nell’ambito dell’attività della società, i veicoli sarebbero stati rottamati senza rispettare la normativa di settore e i motori rivenduti in altre regioni, attestando falsamente la loro bonifica dagli elementi inquinanti pericolosi, quali oli esausti e liquidi refrigeranti.
    L’attività d’indagine avrebbe consentito di rilevare che, a fronte di complessivi n. 3.400 conferimenti all’interno dell’azienda di Montalto Uffugo, e soltanto 58 risultati regolari, in quanto all’interno dell’azienda sarebbe stato introdotto ogni tipo di rifiuto, tra cui batterie esauste al piombo, oli esausti di veicoli, elettrodomestici, cartellonistica stradale, lampioni, veicoli fuori uso, rifiuti ferrosi di ogni tipo.

    Le attività investigative sarebbero state acuite da specifici approfondimenti patrimoniali, condotti dai Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, che hanno permesso di ricostruire e quantificare il patrimonio aziendale delle 3 società coinvolte – in provincia di Cosenza e in Campania con sede secondaria nel Lazio – e dunque apporre il vincolo cautelare reale sulle quote sociali e degli interi patrimoni aziendali, per un valore stimato complessivo pari a 10 milioni di euro.