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Elezioni Usa 2020, Biden chiude la convention: “Sarò alleato della luce, non delle tenebre”

Ultimo aggiornamento 10:53

Nella serata di chiusura della Convention democratica, Joe Biden ha accettato la candidatura per la Casa Bianca. Lo ha fatto con il discorso più forte della sua campagna elettorale, senza sbavature, recitato in un’arena in gran parte vuota, vicino alla sua casa nel Delaware. Senza folla, giornalisti, politici, commentatori, sostenitori e il tradizionale ballon drop. Perché, prima di tutto, queste saranno le elezioni della pandemia. Le elezioni di un virus globale che ha ridotto la politica allo streaming e alla distanza. Ma per Biden, in lizza per l’occasione della vita, dovranno essere le elezioni “per scegliere un diverso percorso e insieme prendere questa occasione per curare, riformare e unire. Un sentiero di speranza e luce”.

Luce che servirà alle persone “per trovare la propria strada”, ha detto il candidato dem, prendendo in prestito le parole di Ella Baker, una delle più importanti attiviste afroamericane per i diritti civili.

Anche il concetto di unità è al centro del discorso di Biden, “fiero democratico” che, in caso di vittoria, lavorerà duramente “anche per tutti quelli che non lo sostengono”. “Questo è quello che deve fare un presidente – ha insistito – rappresentare tutti gli americani, non solo i propri elettori”.

Biden, 77 anni, inseguiva la nomination del Partito democratico per la Casa Bianca da 33 anni, quando corse per la prima volta alle primarie. Sempre battuto, questa volta è riuscito a fare leva sulla sua più grande qualità: l’empatia. Ha attaccato Trump (senza mai nominarlo) e ha elencato i suoi strumenti per uscire dalle “quattro crisi” del secolo: la pandemia, la crisi economia, l’ingiustizia razziale e il cambiamento climatico. Il tutto condito da un racconto familiare, vicino. Perché, per Joe, è tempo di tirar fuori il meglio degli americani dopo quattro anni di tenebre.

Gli ospiti della serata

Prima del discorso di Biden sono intervenuti anche altre figure importanti all’interno del partito, ex rivali alle primarie che, secondo gli esperti, potrebbe far parte di un eventuale team governativo. Tra questi il giovane Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend, il senatore Cory Booker, l’imprenditore Andrew Yang e il miliardario Michael Bloomberg che, nonostante il flop alle primarie, è stato ‘molto generoso’ nel finanziare la campagna del ticket Biden-Harris.

Mario Bonito