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Elezioni Usa 2020, com’è andata l’audizione al Senato per la nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Kamala Harris all’attacco

Ultimo aggiornamento 13:58
La Corte Suprema degli Stati Uniti

Ieri, lunedì 12 settembre, è iniziata davanti alla commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti l’audizione di Amy Coney Barrett, giudice nominata alla Corte Suprema dal presidente Donald Trump per sostituire Ruth Ginsburg, morta il 18 settembre. Barrett, 48 anni, vestita di viola e mascherina nera, ha ascoltato in silenzio i senatori della commissione prima di rilasciare una dichiarazione: “Interpreterò leggi e Costituzione alla lettera”.

La giudice, conservatrice e antiabortista, dovrebbe essere nominata senza problemi (i repubblicani in Senato hanno la maggioranza), ma ha comunque trovato una spina nel fianco: Kamala Harris. Nel doppio ruolo di candidata alla vicepresidenza e senatrice, la Harris ha incalzato (senza mai nominarla per nome) Barrett. Collegata da remoto per protestare contro i repubblicani, colpevoli di non adottare misure sensate contro il Covid, la running mate di Joe Biden ha detto che, con la nomina di Barrett, Donald Trump sta cercando di “strappare agli americani l’accesso alla sanità nel bel mezzo di una pandemia”. La linea la detta Biden su Twitter: “Non attaccate Barrett per la sua fede religiosa, concentriamoci sui rischi per la riforma sanitaria!”

Barrett è nata a New Orleans, in Louisiana. Giudice di Corte d’Appello del settimo circuito di Chicago, era un nome in lizza già nel 2018, quando alla fine la spuntò Brett Kavanaugh. Madre di sette figli (di cui due adottivi), è una donna profondamente religiosa. Fa parte della comunità People for Praise, un gruppo composto da circa 1650 persone del cristianesimo carismatico.

Se dovesse essere confermata, il rapporto all’interno della Corte Suprema tra giudici conservatori e liberal sarebbe 6 a 3. Numeri che rassicurano il presidente Donald Trump nel caso in cui il voto di novembre dovesse finire sul banco Corte Suprema. Ma l’obiettivo dei democratici è chiaro: non potendo contare sulla maggioranza al Senato per bloccare la sua nomina, quest’audizione confermativa è stata trasformata in una battaglia politica.

Mario Bonito