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Roma, emergenza aggressioni nei confronti dei conducenti Atac e Tpl

Intervista col segretario regionale della Filt Cgil Daniele Fuligni, responsabile TPL (Trasporto pubblico locale; autolinee; trasporti funebri; autoscuole) riguardo alle numerose aggressioni nei confronti degli autisti Atac e TPL e allo stato di salute del trasporto pubblico romano.

Secondo due selezioni interne Atac di ottobre, quasi il 20% dei suoi autisti (su 6500 circa) vorrebbe una mansione diversa. Come mai?

È un problema che coinvolge diversi fattori. Per prima cosa è mutata la condizione lavorativa in generale. C’è stato un abbassamento del livello di civiltà della società romana in cui gli autisti quotidianamente operano. Questo ha peggiorato il rapporto autisti/clientela. Rispetto al passato non è aumentato il numero di aggressioni nei confronti del personale, quanto piuttosto il livello di aggressione: si è passati da aggressioni principalmente verbali ad aggressioni fisiche.

Noi abbiamo provato a tamponare questo fenomeno con un incontro in prefettura, dopo lo sciopero di due ore del 26 settembre 2019. Un incontro che ha previsto la stesura di un protocollo in cui abbiamo richiesto strumenti più avanzati tecnologicamente: pulsanti di emergenza, cabine blindate e telecamere a circuito aperto, collegate direttamente con le centrali di polizia. Le cause di questi fenomeni sono rappresentate anche dallo scarso livello del servizio offerto. L’azienda vive uno stato di crisi che non ha permesso di investire sulla flotta, producendo un servizio spesso scadente e inefficiente.

A fronte delle tante aggressioni (circa 66 nel 2019), quale può essere una soluzione adeguata? Ci sono stati miglioramenti dopo lo sciopero del 26 settembre?

Per prima cosa, attraverso il concordato stipulato e il piano di investimenti ottenuto, puntiamo a far migliorare la qualità del servizio offerto. Se non migliora la condizione della società le soluzioni però rappresentano solo un palliativo. Qualità del servizio e qualità della clientela sono due fattori determinanti. Con la vertenza successiva allo sciopero abbiamo poi richiamato l’attenzione della prefettura su questi argomenti. Lo sciopero ha avuto anche un forte impatto mediatico, che si spera serva a sollecitare l’opinione pubblica e che operi come deterrente.

Per migliorare la situazione c’è però la necessità di interventi strutturali: investimenti per incrementare la qualità del servizio e il presidio sul territorio delle forze dell’ordine in modo strutturale. Per il momento si registra qualche miglioramento sulla nuova flotta, più adatta a prevenire le aggressioni. Per ora però l’unione tra presidi strutturali delle forze dell’ordine e sistemi tecnologicamente più avanzati è solo parziale e prevista dalle nuove flotte. Le intenzioni sono buone ma gli interventi sono ancora parziali. Ci siamo dati dei tempi, ma se le cose non verranno attuate non si può escludere un intervento con un’altra vertenza. Anche in maniera più forte.

Cosa può fare la classe politica per far fronte a queste emergenze?

Alla politica chiediamo innanzitutto di attenzionare il problema e di fare stanziamenti specifici per risolverlo. I finanziamenti sono fondamentali, senza non si fa niente. Richiediamo quindi velocità politica e velocità economica. Aspetteremo qualche mese, ci vuole tempo. Mi aspetto coerenza da parte delle istituzioni e interventi concreti.

Mario Bonito