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Er Faina esclusivo: “Il successo non mi ha cambiato. Futuro? Se mi chiama De Sica…”

Ultimo aggiornamento 11:28

“Il successo non mi ha cambiato, sono sempre lo stesso”. Damiano Coccia, conosciuto come Er Faina, è rimasto sempre il ragazzo romano senza peli sulla lingua che era prima di diventare un vero e proprio fenomeno del web. Conta 1 milione di followers su Instagram e per la strada è difficile che qualcuno non lo riconosca.

Eppure è rimasto sempre Damiano, come ha raccontato in esclusiva a ItaliaSera.it nel corso della trasmissione 65 e mezzo, il Fantacalcio in TV. Tra calcio, sua grande passione, la fede per la Lazio e i progetti per il futuro, che al momento non prevedono altri reality show. Er Faina si è raccontato così.

Fai il fantacalcio?

Purtroppo sì, è una malattia. Il nome della trasmissione mi ha fatto ridere perché io e il 65 e mezzo andiamo a braccetto. Sono quinto a pari punto il quarto. Ho attuato una politica: ho preso 4 giocatori importanti e gli altri a poco. Ho preso attaccanti forti come Ronaldo e Lukaku ma non bastano.

Inter-Getafe e Roma-Siviglia, che ne pensi?

L’Europa League arrivati agli ottavi di finale diventa una competizione difficilissima. L’Inter può vincerla, la Roma contro il Siviglia è un po’ inferiore, in quanto a gioco. L’Inter ha invece un turno alla portata. Monchi? È un fortunato, non so come un ex terzo portiere possa fare il dirigente ai massimi livelli. A Roma ha dimostrato di non valere molto.

Coronavirus e Serie A, come sta gestendo l’Italia l’emergenza?

Calcisticamente parlando è un danno per l’Inter se dovesse recuperare la partita con la Sampdoria a maggio. Detto questo non ho capito alcune scelte: bloccare le partite della domenica per motivi sanitari per poi mandare il giorno prima più di 2000 milanisti a Firenze. Come mi sembra assurdo far giocare Inter-Juventus a porte chiuse per poi mandare non so quanti tifosi a Lione. Non c’è qualcosa, che a mio modesto parere, non funziona. Non avrei scatenato tutta questa piscosi: il pericolo è reale, ma il coronavirus non è la peste.

Come nasce la tua passione per la Lazio?

Me l’ha trasmessa mio padre. Io ero innamorato di Roberto Baggio che giocava nel Brescia, ed ero per questo tifoso del Brescia. Quando mio padre mi ha detto ti posto allo stadio gli ho chiesto se giocasse Baggio. Mi ha risposto che al suo posto c’era uno che gli somigliava, Beppe Signori. Andai a vedere Lazio-Perugia e mi innamorai.

Ti aspettavi una Lazio così forte?

No, e non mi aspettavo nemmeno un quarto posto. Siamo là ce lo meritiamo. La Lazio è una squadra forte. Non c’è un solo pinto forte. Quando a Genoa si era sparsa la voce che non avrebbe giocato Acerbi mi è presa un po’ d’ansai, però poi quando Vavro gioca così, così come Marusic, ti rendi conto che la lazio c’è davvero.

Credi allo scudetto?

Adesso parlare di scudetto è un po’ folle. I giocatori ci scherzano ed è una bella atmosfera, però è presto ora. Riaggiorniamoci tra un mesetto e mezzo.

Sui social hai sempre esporto la tua fede laziale, hai avuto problemi con i tuoi followers per questo?

Si può esporre la propria fede calcistica nel rispetto delle regole. Non è mai insultato un romanista anche perché sono circondato di romanisti, non li insulterò mai. Li ringrazio di esistere, perché altrimenti durante la settimana che fai? Non invidio le piazze che hanno una solo squadra.

Come sei diventato amico di Balotelli?

Mi chiamò 5 anni fa su Facetime mi ha detto ‘sono Balotelli’ e io so’ Brad Pitt. Poi si è tolto il cappuccio era lui e continua ancora oggi la nostra amicizia. Se ho cercato di portarlo alla Lazio? Tantissime volte, tempo fa cercai di farlo ragionare prima che lui andasse a Nizza. Fece la scelta giusta perché il quel periodo della sua vita gli serviva quella città. Ci ho provato a portarlo alla Lazio, ancora glielo dico. Mario deve migliorare solamente la parte prettamente del campo, perché per me è un fenomeno, Brescia n questo senso non lo aiuta ma lui ci dovrebbe mettere un po’ più di grinta.

Faresti ancora un reality?

Non lo so, perché io sono un popolano. Mi manca andare da mia nonna, oltre che dalla mia ragazza che per me è un punto fermo della mia vita. Al di là di tutto mi manca il pranzo con mia nonna o la chiacchiera al bar con gli amici. Io non mi sento famoso, sono quello di prima, non sono cambiato negli atteggiamenti e nel mondo di fa. Comunque per me è stata un’esperienza formativa e importante. Ad oggi se non lo dovessi rifare non lo farei per alcuni motivi specifici. Io i reality non li faccio più ma magari mi chiama Cristian de Sica a fare il di Natale ‘magari ci casca’…”.