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Ex Ilva, Di Maio chiarisce: se ne uscirà con buon senso

Arrivano parole nette a stemperare la tensione e le preoccupazioni di queste ultime ore intorno alla controversa querelle relativa alla Ex Ilva di Taranto e alla parole piuttosto nette di ArcelorMittal. E a pronunciarle è Luigi Di Maio.

Secondo il ministro grillino e vice premier del governo Conte infatti, dalla questione “se ne uscirà con il buonsenso”. Ma poi ammette: “non accetto ricatti da ArcelorMittal”

Di Maio: non accetto ricatti da ArcelorMittal. E stempera su Ex Ilva

A fronte del comportamento della ArcelorMittal relative allo stabilimento ex Ilva di Taranto, il Mise ha convocato un tavolo tecnico martedì 9 luglio. Quello a cui si punta è monitorare l’accordo sindacale ratificato il 6 settembre 2018. In questo senso il Ministero dello Sviluppo Economico ha pianificato la convocazione di un tavolo, alle ore 16.

Aggiornamento ore 6,43

Come è noto, la di contestazione è quella relativa alle parole espresse di recente dall’ad ArcelorMittal, Geert Van Poelvoorde: “Senza una soluzione al problema della protezione legale lo stabilimento dell’ex Ilva chiuderà a Taranto il 6 settembre”.

Un annuncio, quello dell’ad di ArcelorMittal, Geert Van Poelvoorde che aveva fatto tremare più di un polso. “L’entrata in vigore del Decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna società di gestire l’impianto oltre il 6 settembre, una data che è stata fissata dal governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale”.

Di conseguenze, la risposta è stata la convocazione del nuovo meeting. A partecipare sono stati invitati diversi enti: le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di categoria e confederali, la direzione aziendale della Am Investco Italy S.r.l e i Commissari Ardito, Danovi, Lupo.

Aggiornamento ore 12.43

Un meeting per fare il punto sulla questione dello stabilimento di Taranto e andare oltre le polemiche di parte. Questo è l’intento dell’incontro. Il quale sarà presieduto dal Ministro Luigi Di Maio.

Il quale, nel frattempo, durante la registrazione di Porta a Porta, ha chiarito alcuni aspetti nel merito: “Le crisi aziendali si affrontano con trattative serrate. La crisi aziendale non si risolve con un tweet o con un affermazione nel suo salotto e mi dispiace che ci sia stata un’interferenza su questa trattativa, perché le interferenze la danneggiano”.

Sembrano essere, quelle di Di Maio risposte ai commenti di Matteo Salvini il quale aveva tuonato: “Non si possono perdere 15mila posti di lavoro e la nuova proprietà ha ereditato una situazione disastrosa”.

Il ministro dello Sviluppo Economico fa allora ulteriore chiarezza: “Io ho proposto ad Arcelor Mittal, e continuerò a proporlo nei prossimi giorni, una serie di tutele alternative che consentiranno loro di andare avanti con lo stabilimento. Loro lo stabilimento lo stanno mettendo a norma e questo dimostra tutta la loro buona fede. Sono d’accordo che Arcelor Mittal non può pagare per gli errori del passato ma nessuno potrà mai dire allo Stato che chiude se il Parlamento non gli fa una legge”.

Ma le pubbliche dichiarazioni dell’Ad dell’azienda Geert Van Poelvoorde, (“senza protezione legale l’impianto di Taranto il 6 settembre chiuderà” hanno fatto parecchio rumore. Nel novero di ciò, si inserisce il commento di Maurizio Casasco, presidente di Confapi.

“Con preoccupazione Confapi sta seguendo gli sviluppi che riguardano la ex Ilva di Taranto, dove è in gioco la credibilità e la tenuta dell’intero sistema Paese, oltre al futuro non solo dei dipendenti diretti ma anche di quelli dell’indotto che lavorano nella stragrande maggioranza per le nostre piccole e medie industrie.”

Casasco ha poi chiarito ulteriormente: “Facciamo appello al senso di responsabilità di tutte le parti in causa coinvolte perché é inaccettabile portare avanti politiche industriali in un quadro di regole incerte e soggette a cambiamenti, che mette a rischio non solo la continuità industriale dell‘ex Ilva ma in generale gli investimenti nel nostro Paese”. E ancora, poi: ” Il problema delle garanzie legali va risolto al più presto, occorre chiarezza, certezza delle regole e la definizione di un percorso condiviso che rimetta in moto lo stabilimento: un Paese moderno non può navigare a vista e rischiare che il 6 settembre chiuda una delle più importanti realtà industriali dell’Italia”

Aggiornamento ore 17.35