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Fioramonti, la coerenza non paga: “Mi attaccano dal M5S”

Ultimo aggiornamento 18:14

Un ministro coraggioso, coerente che, a capo di un sistema fondamentale e delicato come quello relativo alla Pubblica Istruzione, dopo aver incassato ‘continue delusioni’, ha addirittura scelto di farsi da parte rinunciando al suo incarico. Per il nostro Paese, dove una volta sedute, le poltrone politiche sembrano ‘quasi fondersi’ con il suo occupante, le dimissioni di Lorenzo Fioramonti sono quasi un ‘fatto epocale’. Ma si era vista infatti tanta responsabilità e dedizione nei confronti di una carica. Ma il ministro ha dimostrato forza e volontà, più volte ha infatti ‘invocato’ maggiore attenzione, e soprattutto, fondi, per risanare un comparto – fondamentale per la società – altrimenti destinato alla rovina, E quando ha realizzato che, ‘per tutto e tutti si trovano fondi, meno che per l’Istruzione’, ha annunciato il suo ritiro accusando i suoi colleghi di governo – e del M5s – di no aver voluto fare abbastanza.

“Era da mesi che lo andavo ripetendo”

Così, attraverso il suo profilo Fb, Lorenzo Fioramonti è tornato sulla questione anche perché, inaudito, è stato addirittura ‘criticato e contestato’ per la sua scelta: “Credo che sia la prima volta nella storia del nostro Paese che un Ministro della Repubblica venga criticato perché ha fatto ciò che aveva annunciato. Non da giorni, ma da mesi. Infatti, le mie prime interviste sull’impegno a trovare almeno 1 miliardo per la ricerca pena le dimissioni le feci a giugno di quest’anno, su Il Fatto Quotidiano e poi su La Verità, quando ero ancora Viceministro del governo Conte 1. Io sono così – spiega l’ex ministro- se una cosa la dico, poi la faccio. Per questo ho lottato senza sosta, anche da Ministro, per porre la questione nel Governo anche con riferimento alla scuola. Forse non dovrebbe neanche stupire che mi giungano critiche da partiti i cui leader avevano promesso di abbandonare la politica in caso di sconfitta elettorale – attacca a ragione Fioramonti – ma sono ancora saldamente al loro posto“.

“Le mie ‘restituzioni’? Le devolvo al Tecnopolo”

Poi, giustamente, l’ex capo dell’Istruzione, punta il dito contro ‘i suoi’, in particolare Di Maio, che certo non ha fatto una bella figura nel ‘contestarlo’ pubblicamente: “Quello che mi stupisce, però, è che tante voci della leadership del M5S mi stiano attaccando in questo momento. E per che cosa? Per aver fatto solo ciò che ho sempre detto. Mi sarei in realtà aspettato il contrario: sarebbero dovuti essere loro a chiedermi di onorare la parola data favorendo le dimissioni, invece di chiedermi di fare quello che i politici italiani hanno sempre fatto: finta di niente”.
Inoltre, a proposito dell’uscita – di pessimo gusto – da parte del leader M5s relativa ai soldi che il ministro (come da statuto interno) ‘deve’ al Movimento, Fioramonti spiega che “Ovviamente, non possono mancare le solite polemiche sui rimborsi. In tanti, nel Movimento, abbiamo contestato un sistema farraginoso e poco trasparente di rendicontazione. Dopo aver restituito puntualmente per un anno, come altri colleghi – osserva – ho continuato a versare nel conto del Bilancio dello Stato e le mie ultime restituzioni saranno donate sul conto del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, un centro di ricerca pubblico che, da Viceministro prima e da Ministro poi, ho promosso a Taranto, una città deturpata da un modello di sviluppo sbagliato. Ed invito anche altri parlamentari 5 Stelle a fare lo stesso, non appena il conto sarà attivo. Ho chiesto a tutto il governo di fare di più per finanziare il Tecnopolo, che ad oggi riceve un esiguo finanziamento annuale di 3 milioni, perché è forse il segno più concreto per una comunità civica che, come tutti noi, ha bisogno di futuro. Sarebbe un piccolo gesto per dimostrare che la ricerca, soprattutto quella che può migliorare la qualità della vita, ci sta davvero a cuore”.
Una posizione inattaccabile la sua che ci riconcilia con la ‘politica seria’, con la voglia davvero di fare le cose per bene, e non nascondendo la polvere sotto il tappeto come purtroppo si usa fare da decenni in Italia. Lo ripetiamo, un ministro che si dimette è un fatto unico e solo per questo andrebbe apprezzato, altro che i soldi per il Movimento! Di Maio pensasse alle cose serie, e a non venir meno a quella coerenza che, dal Conte 2 in poi, sembra aver messo da parte in nome dell’esercizio del potere. Proprio quello che per anni ha combattuto, e che invece oggi sembra calzargli a meraviglia. Ma con i senatori in ‘subbuglio’ come avvenuto di recente, un ministro ed altri deputati in fuga e, alla luce di due appuntamenti regionali che non promettono nulla di buono, forse la leadership a 5stelle dovrebbe concentrarsi più sul cosa fare che sul ‘non fare’…
Max