FIRME FALSE M5S A PALERMO, LA DIGOS DEPOSITA LE INDAGINI IN PROCURA: IN CENTINAIA NEGANO L’AUTENTICITÀ. STAMANE 4 INDAGATI ANCHE A BOLOGNA PER IRREGOLARITÀ NELLE FIRME

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    Nell’ambito delle indagini sulle firme false del M5S alle amministrative del 2012 di Palermo, questa mattina la Digos (delegata dal Procuratore aggiunto Dino Petralia, che coordina l’inchiesta, con la pm Claudia Ferrari), depositerà presso la Procura di Palermo l’informativa sugli accertamenti svolti in questo mese. Sarebbero almeno una decina le persone indagate, tra cui i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che si sono autosospesi, e alcuni deputati nazionali, che però al momento sono ancora al loro posto.Gli interrogatori dovrebbero iniziare nel weekend, tra cui proprio i deputati Riccardo Nuti e Claudia Mannino. Indagini in seguito alle quali sono state ascoltate oltre 400 persone per riconoscere le firme depositate dai grillini per partecipare alle comunali di quattro anni fa. Macentinaia hanno fatto mettere a verbale che le firme depositate non fossero loro. Tra loro l’eclatante caso del genero di Paolo Borsellino, Fabio Trizzino, che ha fatto mettere a verbale di non avere mai firmato per le amministrative ma per il referendum sull’acqua pubblica. Intanto stamane, a quanto si apprende dalle agenzie di stampa, una situazione analoga, con il sospetto di presunte firma false raccolte dal M5S anche a Bologna, avrebbe acceso altre indagini anche a Bologna dove vi sarebbero 4 indagati. In questo caso però, a quanto sembra non si tratterebbe di firme false ma di ‘irregolarità’ nelle modalità della raccolta. Il reato ipotizzato è la violazione della legge elettorale. “Il reato ipotizzato – spiega ad AdnKronos, il procuratore capo Giuseppe Amato – si riferisce all’articolo 90 del Dpr 570/1960’’, ovvero il testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali. A occuparsi dell’inchiesta è la pm Michela Guidi. E, per l’appunto, tra le contestazioni, nel fascicolo del pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è appunto quella di aver autenticato firme non apposte in presenza dei certificatori oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità o in mancanza della qualità del pubblico ufficiale. L’indagine della Procura di Bologna è partita un mese fa dopo aver ricevuto dai carabinieri di Vergato un fascicolo contenente un’indagine durata due anni, iniziata a seguito di un esposto presentato da due ex attivisti del M5S di Monzuno, Stefano Adani e Paolo Pasquino. C’è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale tra i 4 indagati. Con lui sarebbero indagati anche un attivista e due addetti alla raccolta delle firme. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare su quattro episodi irregolari denunciati nel 2014. Il primo è quello della raccolta firme effettuata durante ’Italia a 5 Stelle’ al Circo Massimo a Roma che si svolse il 10, 11 e 12 ottobre 2014. In quell’occasione – secondo chi ha presentato l’esposto – in alcuni banchetti allestiti dagli attivisti grillini dell’Emilia Romagna vennero raccolte le firme per le candidature delle regionali, firme che sarebbero dunque irregolari dal momento che sono state raccolte al di fuori del territorio di riferimento. Proprio su questa questione, il 10 e il 12 ottobre scorso, due ex deputati Cinque Stelle, Mara Mucci e Aris Prodani, hanno presentato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno per avere risposte sulla vicenda. Un’interrogazione nella quale si fa esplicitamente riferimento alla raccolta firme avvenuta al Circo Massimo nell’ottobre del 2014 e si parla di “violazioni documentate anche con foto”. Gli altri tre episodi riguarderebbero l’assenza del pubblico ufficiale che ha il compito di certificare la veridicità e l’autenticità delle sottoscrizioni: due sarebbero accaduti a Bologna (nel circolo Mazzini e durante il ’Firma Day’), mentre l’ultimo si sarebbe verificato durante una raccolta firme a Vergato. Durante le raccolte firma a Bologna, i due certificatori erano Massimo Bugani e il suo collega in Comune, Marco Piazza. Bugani ha sempre assicurato di essere stato presente in ogni momento per certificare le firme e che non ci sono state irregolarità di nessun tipo. Ora, così come è accaduto a Palermo, anche gli indagati di Bologna dovranno autosospendersi dal Movimento in attesa si faccia chiarezza sulla vicenda.