FORUM E TEATRO NELLA GIORNATA IN DIFESA ‘DELL’ARTE DEGENERATA’: PEGGY GUGGENHEIM A SANSEPOLCRO

C’è stato un tempo , molto vicino al nostro, in cui l’arte moderna e i suoi interpreti più significativi venivano considerati brutti, sporchi e cattivi. “Arte degenerata”, si amava dire, con un’insensibilità che non conosceva né destra né” sinistra.. Da noi ne fece le spese la direttrice della Galleria d’ arte moderna di Roma, Palma Bucarelli, quando acquistò nel 1959 il ‘Grande sacco’ di Burri per il suo museo: ci fu addirittura un’ interrogazione parlamentare da parte di tutto l’arco costituzionale, dal PCI alla Democrazia Cristiana per chiederle di  rendere conto del modo inaudito in cui erano stati spesi i soldi pubblici. Terracini  tuonava a gran voce chiedendo  quanto fosse stata pagata “quella vecchia sporca e sdrucita tela da imballaggio che, sotto il titolo Sacco grande è stata messa in cornice da tale Alberto Burri”. La povera Bucarelli, illuminata, lungimirante ma anticipatrice del suo tempo e per di più donna, dovette addirittura  difendersi in TV in una sorta di intervista-processo dalle accuse che le venivano rivolte. Un’altra donna, americana, Peggy Guggenheim, fu ugualmente umiliata a Parigi quando chiese allo stato francese di proteggere i capolavori d’arte moderna della sua collezione dall’invasione nazista. Le opere (da Picasso a Pollock) furono derise, e la sua richiesta seccamente rifiutata. A queste due donne è stata dedicata a Sansepolcro, dai Laboratori Permanenti di Caterina Casini, un’intera giornata con una conferenza della storica dell’arte  Ilaria Margutti e la prova aperta di “Una donna allo specchio”, un monologo che ci restituisce, con l’interpretazione di  un’eccellente Lidia Biondi, una Peggy Guggenheim più privata, nei suoi rapporti con la figlia e gli uomini. Perché legare a Sansepolcro un personaggio come la Guggenheim? E’ la regista Caterina Casini a risponderci: “Mi commuove pensare a come lei abbia creduto in quelle tele prima ancora che  il mondo le capisse. A come, rischiando la vita, le abbia salvate arrotolandole, nascondendole e spedendole altrove, tra le pentole, perché il nazismo non le distruggesse  Noi, a Sansepolcro, dove questo spettacolo nasce, siamo stati salvati da un bombardamento perché un ufficiale inglese sapeva che qui c’era la Resurrezione di Piero della Francesca..” Altri tempi, quando non imperversava la furia di Daesh o Isis che dir si voglia…
La prova aperta che si è svolta al Teatro Alla Misericordia è stata solo un assaggio dello spettacolo tratto da testo di Lanie Robertson  che andrà in scena nell’aprile 2016,