Home SPETTACOLO CINEMA Garrone: “Pinocchio, una storia d’amore tra padre e figlio”. Ecco il trailer

Garrone: “Pinocchio, una storia d’amore tra padre e figlio”. Ecco il trailer

Ultimo aggiornamento 20:30

Dopo ‘Il racconto dei racconti’ torna a cimentarsi con una favola anzi, con ‘la Favola’ per eccellenza: “Forse è un altro passaggio di un percorso, ma questo film è una storia a sé, che può arrivare a tutti, popolare, come lo era il testo di Collodi. Il nostro intento era quello di far riscoprire questo grande classico per incantare e sorprendere nuovamente il pubblico. Già a sei anni avevo iniziato a disegnare la storia di Pinocchio e come regista resistere a questa tentazione non è stato semplice“.
Spiegando che “Era un sogno che inseguivo da tempo, se poi ne è valsa la pena coronarlo lo chiederemo al pubblico”, dopo anni di idee e pensieri, Matteo Garrone presenta finalmente il suo ‘Pinocchio’, scritto insieme a Massimo Ceccherini, che il prossimo 19 dicembre – in tempo per Natale – arriverà nei cinema italiani.

“Con Ceccherini lo abbiamo pensato per le famiglie”

Riguardo al grande lavoratore di sceneggiatura fatto con Ceccherini – che nella pellicola sarà la ‘Volpe’ al fianco del ‘Gatto’, Rocco Papaleo – il regista racconta che “La collaborazione con Ceccherini allo script è nata per caso, dopo che ci siamo confrontati con il suo personaggio. Insieme ci siamo resi conto che potevamo rimanere fedeli al testo pur cambiando delle cose, rendendole magari più divertenti” e comunque, assicura ancora il regista, “lontano dagli elementi di cupezza e violenza che spesso vengono associati al mio cinema, siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso, un film per tutta la famiglia”.

“L’ho visualizzato attraverso il suo primo illustratore”

Garrone spiega inoltre il lavoro svolto soprattutto nella ‘visualizzazione’ del suo Pinocchio, un aspetto figurativo che il regista rivela essere stato ispirato “da Enrico Mazzanti, il primo illustratore di Pinocchio. Poi sono stato influenzato dalla pittura dei macchiaioli, naturalmente dal Pinocchio di Comencini, può darsi nel film ci sia finito qualcosa di Tim Burton ma non in maniera premeditata”. Del resto, a rendere immortale questa fiaba, è l’aspetto incredibilmente attuale della storia stessa: “Credo sia una storia che può essere letta in mille modi diversi. Per me è una grande storia d’amore tra un padre e un figlio, poi è anche la storia di un bambino che rifugge dall’ordine, che insegue i piaceri, le tentazioni, e proprio per questo racconta la storia di ogni singolo bambino”.

Benigni: “Geppetto e San Giuseppe: padri storici”

Nella pellicola il burattino incarnato dal piccolo Federico Ielapi (bravo e sveglio, proprio come il suo alter ego filmico), si rapporta con un Geppetto particolare: Roberto Benigni il quale già misuratosi con il personaggio colloidiano nel 2012, afferma “Non mi ricordo quale sia l’ultimo Pinocchio che ho visto e chi l’ha fatto, ma questo di Garrone è bellissimo. Pinocchio è sempre intorno a noi, nel quotidiano, con i suoi insegnamenti: non è solo una fiaba ma un libro divinatorio. Per me fare Geppetto è il coronamento di un percorso. Lui insieme a San Giuseppe è il padre più famoso del mondo, entrambi con un figlio adottivo, in un certo senso. Per interpretarlo ho pensato all’amore immenso che Geppetto prova per questo burattino-figliolo, ho tentato di sentire cosa potesse provare un padre. Pinocchio – aggiunge ancora l’attore-regista toscano – va oltre la classicità. È come chiedersi che cosa ci affascina del mare. Parte qualcosa dal libro che tocca le nostre profondità, una serie di allegorie e metafore che sono vive ancora oggi, il fatto di non dire le bugie, che non ti devi fidare dei millantatori, che devi credere nei miracoli: Pinocchio nasce puro, come ognuno di noi, e finisce puro“.

Proietti: “Mangiafuoco meriterebbe un film a parte”

Presenza non da poco poi, quella di Gigi Proietti, qui nei panni del terribile bruto ‘dal cuore di panna’, Mangiafuoco, “Ho conosciuto Garrone tempo fa, per caso – rivela l’attore romano – poi un giorno mi telefona per sapere se volevo fare Mangiafuoco. Il lavoro è stato quello di adeguarmi al trucco e mentre lo impersonavo mi sono accorto che questo personaggio potrebbe fare un film a parte. Questa figura solitaria, contornata di burattini animati seppur legati ad un filo…”.
Max