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Giannichedda esclusivo: “Eriksen miglior colpo di gennaio, per lo scudetto c’è anche la Lazio”

Non si aspettava di fare una carriera del genere da calciatore Giuliano Giannichedda. Eppure è arrivato al massimo, con impegno e dedizione. Udinese, Lazio, Juventus, anche la Nazionale. Il meglio del meglio conquistato col duro lavoro.

La stessa abnegazione che mette ora nel suo nuovo ruolo da allentare, che l’ha portato a diventare tecnico della rappresentativa Serie D. Ai microfoni di Italia Sera, nel corso della trasmissione 65 e mezzo, il Fantacalcio in TV, Giannichedda ha parlato della sua nuova avventura toccando vari temi: dal format della serie C alla otta scudetto.

Ci spiega il suo ruolo come ct della rappresentativa Serie D?

Andiamo in giro per tutta Italia perché in Serie D ci sono circa 180 squadre. Il nostro compito è andare in giro e selezionare i migliori calciatori che vanno da un’età di 19 anni fino ai 15, cercando nei vari raduni di metterli in luce affinché qualcuno di questi ragazzi possa essere attenzionato da squadre professionistiche. Per quanto riguarda le Nazionale Under 18 e 19, che sono quelli di cui mi occupo io, già 7 giocatori sono passati dai dilettanti ai professionisti. Il nostro compito è scovarli e metterli in mostra nel corso dei tornei e dei raduni. La nostra soddisfazione è quando squadre di A, B o anche Lega Pro tessera questi ragazzi.

Come è nata questa opportunità?

Avevo già fatto la stessa cosa con il club Italia che si preoccupa di professionisti, e per questo devo ringraziare il presidente Sibilla, ho accettato con molto piacere il progetto perché la Serie D ha un bacino importante ed è una crescita anche per me che ho l’opportunità di vedere molte importanti, c’è sempre da imparare.

Quali sono le difficoltà che un allenatore giovane può incontrare all’inizio della sua carriera?

Ogni anno e ogni situazione è un’esperienza positiva, anche quelle che non si concludono nel migliore dei modi. Perché lavorare sul campo ti insegna cosa nuove. Quando fai l’allenatore non sei da solo, devi gestire un gruppo di 25 persone. Ti interfacci anche con i vari ruoli all’interno della società, quindi ci si interfaccia con diverse figure. È la gestione di tutto è difficile e stimolante, perché tanta responsabilità è la tua.

Quali sono gli allenatori a cui si ispira?

Ho avuto la fortuna di avere tutti allenatori bravi. Maestri di calcio come Zaccheroni, Spalletti, ho avuto allenatori che ha vinto tutto come Capello, Mancini, anche Guidolin, Zoff in nazionale. Se prendessi anche l’1% da tutti loro andrei alla grande, perché oltre ad aver incontrato grandissimi allenatori ho incontrato grandissimi uomini.

Che ne pesa del format della Serie C a 60 squadre?

Sentendo anche quello che dice il presidente Ghirelli, non è possibile sostenere quel numero di squadre, perché non ha diritti televisivi e non può avere introiti come squadre di A e B, quindi diventa difficile e sostenibile. Per creare più qualità bisognerebbe abbassare il numero delle squadre o passare al semiprofessionismo. Vedo tante squadre anche di Serie D che dovrebbero essere dilettanti, ma di dilettante non non ha nulla, perché si allenano tutti i giorni e sanno giocare, La Lega Pro come è strutturata adesso non ha vita lunga e spero che il governo del calcio faccia così. Perché dalla Seri e C e dalla lega pro devono arrivare i nostri talenti. Vedono che si prendono sempre calciatori stranieri, che se sono forti ben vengano, ma ci sono tantissimi giocatori italiani bravi che devono farsi le ossa. La Lega Pro deve cambiare format per dare modo ai presidente di potersi sostenere.

Cosa ne pensa dell’esperimento delle squadre B?

Penso che l’esperimento andava fatto ma forse è stato fatto in modo un po’ troppo frettoloso, infatti l’ha attuato solo la Juventus, che chiaramente a livello di costa riesce a sostenere la squadra. Poi l’abbiamo detto prima, il campionato di Lega Pro è difficile, è complicato affrontarlo con una squadra di soli giovani. Neanche è possibile però comprare giocatori di una certa età per una squadra B che dovrebbe servire per lanciare giovani. Le squadre B andrebbero rimodulate e fare passi in avanti lentamente.

Che ne pensa del ct Mancini, con ha lavorato alla Lazio?

Sta facendo grandi cose, è un grandissimo allenatore. Ha avuto il coraggio di far esordire diversi giovani e portare avanti un progetto che ha fatto appassionare ancora di più la gente alla Nazionale. Mancini sta creando un gruppo solido per arrivare agli Europei e per dare entusiasmo ai tifosi.

Capitolo calciomercato, qual è il colpo migliore della finestra di gennaio?

Chiaramente Eriksen all’Inter, che ha fatto un grandissimo colpo. Ora bisogna vedere come il centrocampista si inserirà negli schemi di Conte che sappiamo essere abbastanza rigidi. Sono sorpreso dai tanti cambiamenti che sta effettuando il Napoli, una mini rivoluzione che si completerà a giugno. Anche la Lazio, se dovesse riuscire a prendere Giroud farebbe una grande acquisto. Con un innesto importante la squadra biancoceleste potrebbe lottarsela fino alla fine per lo scudetto.

Si aspettava una lotta a tre per lo scudetto?

No, sapevo che la Lazio era forte perché il presidente Lotito ha mantenuto un’ossatura importante, perché avere in rosa Immobile, Luis Alberto, Milinkovic, Correa e Acerbi vuol dire avere cinque giocatori di prima fascia. E n Italia quando hai quattro giocatori di prima fascia riesci a stare tra le prime posizioni. La squadra biancoceleste ha fatto tantissimi punti, ma davanti c’è sempre la Juve e in questo momento l’Inter che sono due corazzate. La Juve quest’anno penserà soprattutto alla Champions e ancora non ha assimilato l’identità di Sarri. Sarebbe esagerato pensare che sia in difficoltà perché è comunque prima, però non la vedo convinta come gli altri anni, perché molte energie le spenderà per la Champions. Mentre l’Inter ha diminuito il gap con la Juve, se Conte riesce a far inserire sia Moses che Eriksen è al pari della Juve, poi subito sotto c’è la Lazio.

Si aspettava un Simone Inzaghi così preparato in panchina?

È stato bravo perché è tato lì, ha avuto la pazienza di aspettare, è cresciuto nelle giovanili, ha sfruttato appieno la sua occasione. Quando giocava aveva una grande dote che gli è utile ancora ora: conosceva tutti i giocatori, ogni singola caratteristica. E’ stato molto bravo, ha trovato anche l’ambiente giusto: Lotito, che ora è diventato un presidente importante, il direttore sportivo Tare, che riesce a giocare giocatori interessanti. Con un gruppo di lavoro così poi i risultati si vedono.

Quali sono i suoi obiettivi per il futuro?

Fare esperienza in campo, fare il mio lavoro al meglio: poi quello che viene si affronta nella maniera migliore. Serie A? L’obiettivo è quello di lavorare. Quando ho iniziato a giocare non mi aspettavo di fare quello che poi ho fatto, quindi anche in panchina ho l’ambizione e la voglia di arrivare sempre più in alto, poi ci sono periodi in cui va tutto bene e altri meno. L’importante è lavorare sempre con serietà, poi si affronta al meglio quello viene.